Tutto ciò che muore

John Connolly
Fanucci, 507 pp., 14,90 euro

20 Novembre 2015 alle 09:53

Tutto ciò che muore

Uscire dagli schemi di una formula senza distruggerla è il sogno di ogni scrittore popolare che non sia un mercenario disperato”, scrisse uno che di polizieschi se ne intendeva, come sua maestà Raymond Chandler. Una definizione che ben si adatta a John Connolly, di cui torna in libreria il primo romanzo, capostipite di una serie di grande successo e ricchezza narrativa, quella del detective Charlie Parker. Un uomo che torna a casa dopo essere andato a scrollarsi di dosso una brutta lite coniugale e si trova davanti il più muto e raggelante dei rimproveri, il più terribile dei tu-non-c’eri-a-difendermi: “E quando ho rivolto lo sguardo verso di lei mi sono sentito scivolare lungo la parete, e poi un pianto simile a quello di un bambino, o di un animale ferito, mi è scaturito dal profondo. Ho guardato la splendida donna che un tempo era stata mia moglie, e mi è sembrato che le sue orbite vuote e insanguinate mi attirassero nell’oscurità”. Connolly è anche giornalista dell’Irish Times, e le sue interviste ai colleghi scrittori sono celebri. Dialogando con Stephen King dopo che questi era stato insignito del National Book Award, lo difese dagli strali di Harold Bloom descrivendo il “gran vescovo” degli accademici come uno che i libri del re dell’horror li aveva “probabilmente consumati con la stessa nausea di un vecchio pastore battista costretto a scorrere dei campioni pornografici per preparare un sermone sul vizio”. Introducendo le avventure di Wilbur Smith, non ha avuto problemi a spiegare di averlo cercato nelle librerie quando era ragazzo, perché sapeva che i volumi con la costola già incrinata si sarebbero automaticamente aperti sulle scene piccanti. A suo giudizio, la nativa Irlanda – che pure ha dato all’immaginario letterario i fantasmi di Le Fanu, il Dracula di Stoker e il Dorian Gray di Wilde, per non parlare delle fate di Yeats – con la conquistata indipendenza si è come sentita in dovere di abbandonare il suo eccentrico passato folcloristico, darsi un’arietta rispettabile, adulta, e si è ridotta a scrivere di depressione economica. Per questo Connolly ha ambientato le sue storie in America, quasi fosse stato più libero di importarvi, come gli immigrati degli urban fantasy di Neil Gaiman, misteri e fantasmi. Nel suo romanzo sono presenti tutti i grandi archetipi del thriller: il detective solitario e autodistruttivo, una donna circondata da una minacciosa oscurità, la coppia di amici gay. Un grande percorso dalla prigione del dolore all’empatia e al servizio degli altri.

 

TUTTO CIO' CHE MUORE
John Connolly
Fanucci, 507 pp., 14,90 euro

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