Le donne che cambiarono la Seconda guerra mondiale

Denise Kiernan
Newton Compton, 362 pp., 9,90 euro
Le donne che cambiarono la Seconda guerra mondiale

Celia Szapka, una ventiquattrenne castana di origine polacca cresciuta in una cittadina mineraria della Pennsylvania, faceva la segretaria. Toni Peters, che aveva appena finito le superiori, volle farsi assumere anche lei come segretaria, per capire cos’era quel “progetto” per il quale il governo aveva confiscato la fattoria dei suoi zii. Alla ventiduenne Jane Greer fu affidata la supervisione di una squadra di giovani donne che macinavano numeri giorno e notte per tenere i tassi di produzione sotto controllo. Kattie Strickland, una nera cresciuta raccogliendo il cotone, si guadagnò da vivere come donna delle pulizie. Fu costretta a lasciare i figli in Alabama, perché – le avevano detto – a nord non sarebbero stati bene accetti. Virginia Spivey era una chimica, da poco laureata. Colleen Rowan, espansiva brunetta diciottenne, era l’ispettrice addetta al controllo delle perdite delle tubature. Dorothy Jones detta Dot, la più piccola dei sette figli di un fattore, aveva perso un fratello ventitreenne, artigliere di marina, a Pearl Harbor. Per vendicarlo, si era fatta assumere dal Progetto.  Helen Hall, figlia di contadini, era invece interessata soprattutto a trovare tempo libero per giocare a basket e softball. Rosemary Maiers era un’infermiera, venuta da Chicago per aprire la prima clinica.  
“Le donne che cambiarono la Seconda guerra mondiale”, le definisce questa traduzione italiana del bestseller di Denise Kiernan, a lungo presente nelle classifiche dei grandi quotidiani d’oltreoceano.  Sottotitoli sono “una storia vera” e “il progetto top secret che decise le sorti del conflitto”. In realtà, il titolo del libro originale, uscito un paio d’anni fa, è “The Girls of the Atomic City”, “Le ragazze della città atomica”. La città atomica in questione è Oak Ridge, creata dal nulla nel 1942 in Tennessee, tra le contee di Anderson e Roane, proprio per gestire il Progetto Manhattan, finalizzato a studiare e sviluppare la bomba atomica. Aveva settantacinquemila abitanti, consumava più energia dell’immensa New York, ma il resto del mondo non sapeva della sua esistenza, né la grandissima parte dei suoi cittadini si rendeva conto di quale fosse la misteriosa nuova tecnologia alla quale si stava lavorando nei suoi laboratori. Le prime due pagine del libro partono dalla sorpresa che si ebbe in città quando la notizia del bombardamento di Hiroshima rivelò il motivo di tanta segretezza. Volendo fare un’osservazione, si potrebbe affermare che il titolo non è del tutto corretto: quelle donne non cambiarono la Seconda guerra mondiale, visto che la Germania – senza più Adolf Hitler alla sua guida – ormai si era già arresa quando il Progetto Manhattan arrivò in porto. Quanto al Giappone, le due bombe atomiche accorciarono la durata del conflitto, ma non ne condizionarono l’esito. In compenso, è certo che cambiarono la storia dell’umanità e della scienza. La famosa antropologa Margaret Mead parlò anche di Oak Ridge come di un esperimento sociale, ed effettivamente la città nel 1955 fu la prima del Tennessee ad adeguarsi alla sentenza della Corte suprema contro la segregazione razziale nelle scuole.  
Costruito attraverso interviste esclusive con  alcune donne che vissero nella città “segreta” e su una documentazione desecretata solo di recente, il libro ha il rigore di un testo di storia, ma è concepito come un vero romanzo corale, con un occhio alle possibilità di trasposizione sullo schermo, dal momento che Denise Kiernan è anche autrice e produttrice televisiva.

 

LE DONNE CHE CAMBIARONO LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Denise Kiernan
Newton Compton, 362 pp., 9,90 euro

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