Nemmeno Houdini

Alessio Mussinelli
Fazi, 317 pp., 14,90 euro

8 Agosto 2015 alle 12:56

Nemmeno Houdini

Chissà se alla “gente di lago” con cui nessuno vuole avere a che fare, ai tipi di Sarnico, il bel romanzo di Alessio Mussinelli sarà piaciuto. Non è che il ritratto di quella popolazione, abituata a badare al sodo e a passar ore nel circolo della Doris a trangugiare tutto ciò che di più o meno bevibile veniva loro messo sotto il naso, tra un “aloss” e una badilata, sia granché positivo. A ogni modo, il risultato della fatica di questo giovane autore (che la gente di lago la conosce bene, se non altro perché pure lui è del luogo) è un libro dove non si salva nessuno: dalla vecchia benestante con dentiera che sa di cipolla e in preda a sconvolgimenti ormonali per il maggiordomo furfante dai pettorali esplosivi al prete don Fulvio, che di stare con quelli lì non ne aveva proprio voglia. E che dire del cagadiavoli, il Paternoster che tra un bordello e l’altro decide di passar per la canonica e di fingersi prete, sfruttando l’assenza del legittimo prevosto causa trauma cranico sopraggiunto in modo misterioso. Le signore, poi, sono una peggio dell’altra: detto della vedova raggrinzita che se ne sta col suo cane incontinente, ci sono la Nina delle merde – chiamata così perché indiscussa leader dello spurgo locale – che si crede una cantante provetta e in realtà non azzecca una nota che sia una, e la Doris: un elefantiaco donnone baffuto e sudato che governa un’osteria senza saper cucinare, tenere il locale pulito, far di conto e dire una buona parola per gli avventori. Riuscirà a mettere alla porta anche Caterina, la sorella intelligente che per anni aveva inutilmente tentato di farla rinsavire. Perfino Metello detto il Bruttezza (e non c’è da spiegare perché), ragazzo di animo quasi puro con il sogno nel cassetto di diventare l’organista della chiesa, è condannato dal destino: la sega circolare della falegnameria ove lavora gli trancia di netto l’indice. Il dito “più importante del medio” per schiacciare i tasti bianchi e neri dello strumento, organo o pianoforte che sia. Avrà un merito, però: quello d’aver dato il nome all’orchestrina di Sarnico, i “Singhiai”, band messa in piedi come risposta un po’ proletaria ai divieti categorici del nuovo prevosto, contrarissimo a ogni espressione artistica, a cominciare dalla musica tentatrice. Ci sono l’austero vescovo anti bresciano Trebeschi con i suoi tic e il titolare dell’impresa di motoscafi, Augusto Riva, che non sopporta la vecchia ricca e fa di tutto per tenerla alla larga. Il protagonista, però, è il paesello adagiato sul lago d’Iseo. E’ tra le sue contrade con le sardine appese a seccare all’aria lacustre che si sviluppa la storia, divisa dall’autore – con grande intelligenza – in capitoli brevi che costringono il lettore a passare al successivo, per capire se la signora Moranti riuscirà a toccare quei pettorali a lungo fantasticati (oltre al sogno ispirato dal ribollire ormonale, l’altro scopo della sua vita è incontrare Gabriele D’Annunzio, ignorando che il Vate sia già morto da un pezzo) e per scoprire chi ha fatto cadere la mano della statua di San Giovanni sul testone del parroco. Lo stile è ironico, con abbondanza di grottesco e qualche punta di drammatico che non guasta mai: anche nei piccoli borghi, dopotutto, si muore. E la campana di Sarnico suonerà a morto per la prima volta dopo la fine dei combattimenti della Seconda guerra mondiale. Tutto, infatti, si svolge dal 1938 al 1946. Non si è troppo esagerati se si afferma che tra le righe del romanzo si coglie a più riprese lo spirito di Giovannino Guareschi, con le sue storie così incredibili e ben descritte da sembrar vere. Nemmeno Houdini, infatti, avrebbe potuto concepire trame come quelle capitate nello sventurato paesello del lago d’Iseo.   

 

NEMMENO HOUDINI
Alessio Mussinelli
Fazi, 317 pp., 14,90 euro

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