Il gatto venuto dal cielo

Hiraide Takashi
Einaudi, 133 pp., 18 euro
Il gatto venuto dal cielo

Una giovane coppia di professionisti senza figli si trasferisce in un quartiere residenziale di Tokyo, in una piccola abitazione in affitto all’interno di un vasto appezzamento di terreno dominato da un’elegante dimora padronale. Conducono un’esistenza piuttosto isolata, lavorando da casa, soprattutto di notte. La moglie è una correttrice di bozze, mentre il marito è un redattore che dopo molte incertezze ha deciso di lasciare il proprio impiego presso una casa editrice. Sono giovani, ma tra i due c’è qualcosa che non va e lo si percepisce sin da subito: il matrimonio sta per finire perché non hanno già più nulla da dirsi e si scambiano più silenzi che gesti di affetto. Quasi come un intervallo tra la loro vita insieme e quella che li aspetterà da lì a breve arriva una nuvola, “un minuscolo lembo di cielo bianco caduto sulla terra”: è una gatta snella e molto piccola, con il pelo bianchissimo macchiato da diverse chiazze tonde color carbone virante al marrone chiaro. Si chiama Chibi, non ha dei veri padroni e come tutti i felini è lei a decidere cosa fare e con chi stare. E’ indipendente, curiosa e vivace: non si lascia addomesticare, non fa le fusa a comando, nessuno l’ha mai sentita miagolare, non ama inseguire gomitoli di lana per casa né tantomeno strofinarsi sulle gambe della gente.

 

Quando qualcuno vuole accarezzarla, può graffiare, ma allo stesso tempo riesce anche a essere affettuosa e a farsi amare. Per quei due inquilini che non hanno una particolare predisposizione per gli animali, Chibi rappresenta la novità, ma anche l’unico punto di unione possibile in un momento non certo facile della loro vita. La vedono scorrazzare da una parte all’altra del grande giardino che circonda la villa padronale e con quel suo carattere imperioso si insinua come una presenza soprannaturale nella loro quotidianità. Entra piano nella loro vita “come un rivolo d’acqua che penetri inosservato dalla finestra lasciata socchiusa, e si spanda scivolando su un’impercettibile pendenza, imbevendola”. Quel “gatto ospite” è sempre in cerca di un piatto di pesce, di un futon su cui dormire o di un compagno di giochi ed è capace di costruire nuove abitudini per sé e per gli ospiti che ha prescelto, rivelandosi una confortevole presenza per quel marito e per quella moglie che sono sempre più affascinati da lei, tanto da rammaricarsi di non esserne i padroni. Con la sensibilità tipica della letteratura nipponica rivolta più al passato che al presente, Takashi ci regala un romanzo poetico e malinconico sugli uomini e sugli animali, mettendoli a confronto per capire meglio gli uni e gli altri, senza mai però giudicarli.

 

IL GATTO VENUTO DAL CIELO
Hiraide Takashi
Einaudi, 133 pp., 18 euro

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