Jane e Prudence

Barbara Pym
Astoria, 240 pp. 17,00 euro
Jane e Prudence

Se “Sex and the City” fosse stato girato negli anni Cinquanta, tra Londra e la campagna inglese, Barbara Pym sarebbe stata la sceneggiatrice ideale. Piena d’ironia, single, lavorò presso l’Istituto internazionale africano e prestò servizio, durante la Seconda guerra mondiale, nella sezione femminile della marina britannica. I suoi libri ebbero molto successo fino a quando, nel 1963, il suo editore le rifiutò un manoscritto sostenendo che era ormai diventata “fuori moda”. Quattordici anni dopo, in un articolo sul Times Literary Supplement, il critico Lord David Cecil e il poeta Philip Larkin la definirono “la scrittrice più sottovalutata del secolo”, e la Pym (per fortuna) tornò a pubblicare i suoi libri. Questo divertente romanzo racconta la storia di due amiche: la quarantenne Jane, moglie di un pastore anglicano, che pensa che un marito sia qualcuno cui raccontare i propri scherzetti e che sia utile per portare le valigie e dare le mance in albergo, e Prudence, che ha ventinove anni, “un’età spesso critica per una donna che non si sia ancora sposata”, bella e ammirata. Si conoscono dai tempi di Oxford, dove Jane insegnava e Prudence era una delle sue allieve. Al sicuro nel suo matrimonio con addosso un vecchio soprabito di tweed adatto per andare a dare da mangiare ai polli, Jane si mette in testa di trovarle un marito. Non sarà facile, perché Prudence è innamorata dell’amore, non essendoci (forse) niente di più “bello quanto le serate immaginate, con la loro conversazione scintillante e fluente”.

 

Tra i pretendenti, ci saranno un vedovo che fa l’amore perché non riesce a sostenere una conversazione, un affascinante deputato da cui non ci si può aspettare che sposi una ragazza giovane e naturalmente il capo dell’ufficio dove lavora. Come in un romanzo di Nora Ephron, Barbara Pym descrive queste relazioni con umorismo, malinconia e intelligenza, convinta che le donne facciano cose splendide per gli uomini perché “fanno sentire loro, talvolta solo con uno sguardo, di essere amati, ammirati e desiderati mentre non meritano nessuna di queste cose: permettono loro di gonfiare il petto e arruffar le piume come uccelli e crogiolarsi al sole dell’amore, vero o immaginario, dettaglio questo senza importanza”. Così, Prudence dimenticherà tutti i suoi possibili mariti. Jane, tuttavia, non si arrenderà perché è “davvero meglio aver amato e perduto che non aver amato affatto”. Tutto accade con leggerezza, in stile britannico, all’ora del tè, a pranzo in un ristorante vegetariano di Londra o davanti a tavole imbandite, con prosciutto freddo, vol-au-vent di ostriche, rognone e pancetta, uova sode e porridge.

 

JANE E PRUDENCE
Barbara Pym
Astoria, 240 pp. 17,00 euro

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