La fine dell'amore

Marcos Giralt Torrente
Elliot, 167 pp., 17,50 euro
La fine dell'amore

In “Circondati da palme”, una coppia di turisti visita in barca un’isola sperduta sulle coste dell’Africa, che a volta sembra evocare il “Cuore di tenebra” di Conrad. Ed è scossa dal confronto con un’altra coppia dall’aria californiana, buddhista e new age, fino a sprofondare in un senso di estraneità apparentemente irreparabile. In “Prigionieri”, uno scrittore segue per decenni la vita di una cugina e del marito di lei tra Madrid e New York, guardandoli assuefarsi alla rinuncia e al disincanto all’interno di una relazione che la totale assenza di passione sembra rendere stranamente indissolubile. In “Joanna”, un evento casuale porta un uomo a ripensare al suo primo amore infantile con una ragazza delicata e problematica, assieme alla quale ha vissuto per un’unica estate l’affinità profonda di due nature solitarie. Ma il mistero infine risolto svelerà un terribile dramma. In “L’ultima goccia fredda”, il figlio di due genitori separati, malati l’uno di inerzia e l’altra di ingenuità, assiste inerme al naufragare delle loro ambizioni professionali e sentimentali. Fantastica dunque sulla possibilità di farli tornare insieme, ma poi capisce che per loro non sarebbe la cosa migliore. “E’ curioso: la vita ci offre un numero imprecisato di alternative in ogni momento, prendiamo costantemente decisioni che ci cambiano, saliamo su dei treni e ne scartiamo altri, eppure noi adulti, per la maggior parte, quando ci guardiamo indietro ci ricordiamo da bambini sostanzialmente uguali a come siamo adesso”. Classe 1968, vaga rassomiglianza con Tim Robbins, padre pittore, nonno e zio scrittori, studi di filosofia, già scrittore residente all’Accademia spagnola di Roma, critico letterario del País, vincitore di vari premi tra cui nel 2014 lo Strega europeo, il madrileno Marcos Giralt Torrente aveva già ricevuto nel 2011 il Premio internacional de narrativa breve Ribera del Duero per questi quattro racconti in prima persona, che ora appaiono in edizione italiana per la traduzione di Ursula Bedogni. Elemento in comune è una narrazione che procede in apparenza lenta, accumulando però elementi che alla fine si rovesciano sulla trama tutti assieme, come un temporale. Cifra dell’autore è anche la contrapposizione tra personaggi maschili passivi e apatici e personaggi femminili che invece sono attivi e intraprendenti.

 

“Il titolo potrebbe far pensare che si tratta di quattro storie di disamore”, ha spiegato lo stesso Giralt Torrente: “Ma in realtà le sue trame girano intorno all’amore, anche se l’amore con la sua riflessione non esaurisce tutti i significati del libro”. Piuttosto, si tratta di una metafora. “Come è impossibile pensare alla vita senza la morte, così è egualmente impossibile pensare all’amore senza il suo finale. Anche nelle vicende amorose più felici la possibilità della fine incombe sempre dall’alto, come qualcosa che in genere si ritiene di dover evitare, ma a volta si desidera anche”. L’autore ha s’è appellato anche a un famoso titolo di José Ortega y Gasset, ruotandolo dalla sfera dell’analisi storica a quella dei sentimenti. Poi ha preferito il titolo “La fine dell’amore” all’idea originale di “Amori invertebrati”, ma – esattamente come la Spagna stigmatizzata dall’illustre filosofo nel 1922 – anche la condizione dell’amore secondo lui è “invertebrata”. Il suo obiettivo è stato quello di “desacralizzare l’idea totalmente stereotipata e manichea che si è creata dell’amore romantico, che risulta contaminante ed escludente”. Secondo quanto ha spiegato in un’intervista, l’amore romantico è un’invenzione che è stata fatta in un punto particolare della storia, e a cui abbiamo cercato di rimanere fedeli per secoli, ma in realtà come ogni cosa che riguarda il cuore umano non può essere soggetto a regole.

 

LA FINE DELL’AMORE
Marcos Giralt Torrente
Elliot, 167 pp., 17,50 euro

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