L'Assassina

Alexandros Papadiamantis
Elliot, 142 pp., 16,50 euro
L'Assassina

Sciato, in greco Skiàthos, è un’isola dell’Egeo nel gruppo delle Sporadi Settentrionali. Oggi è una location glamour che volentieri si adatta a divenire un set cinematografico, ma per i greci quello è soprattutto il luogo dove nacque e morì Alexandros Papadiamantis, considerato il padre della letteratura neogreca e il primo scrittore ellenico di respiro moderno. Figlio del prete ortodosso di Sciato, Papadiamantis attingeva costantemente alla povera società dei pescatori, marinai e contadini della sua isola, come sfondo per i suoi racconti e romanzi. Sono oltre un centinaio, caratterizzati da una lingua che è un complesso impasto tra il registro colto e quello popolare, con echi anche del linguaggio ecclesiastico. Ma “L’assassina”, scritto nel 1903, è universalmente considerato il suo capolavoro. A metà tra la Medea di Euripide e Dostoevskij, la sessantenne Chadula, detta  Frangoianù,  è una contadina vedova. Misera fattucchiera e levatrice prostrata dal duro lavoro e dalla nascita di fin troppe figlie, cerca di procurarsi da vivere usando erbe e intrugli per guarire gli abitanti del suo paesino, su un’isola tutta pietre e cespugli. La descrizione di una natura di valli, pianure, montagne e mare, di ulivi polverosi e capanne in rovina, fa del paesaggio quasi un secondo protagonista della vicenda. La durezza e l’asprezza della terra sono infatti il retroscena e il controcanto della miseria che regna sovrana. Molti dei figli di Chadula sono scappati all’estero per sottrarvisi, uno è diventato un criminale, mentre le figlie sono rimaste come un fardello di inutili bocche da sfamare. Sull’isola, alle donne spetta un destino di sofferenze e privazioni. Chi ha figlie femmine ha di fronte a sé solo due scelte, egualmente drammatiche: rovinarsi economicamente per pagar loro una dote o continuare a mantenerle. Non sarebbe alla fine meglio per tutti, anche per loro, se cessassero di vivere? 

 

Guidata da un folle istinto e convinta di agire per mano di Dio, la protagonista si mette dunque in testa che deve porre fine alle sofferenze dei suoi compaesani. Spaventosa redentrice, inizia a uccidere tutte le bambine in cui si imbatte, malgrado sia  attratta dalla loro ingenuità e al contempo dalla loro ubbidiente e connaturata assennatezza, perfino dalla loro bellezza. Come osserva la traduttrice Valeria Arnaldi nella sua nota finale, “la morte che porta e presenta come frutto della volontà di Dio non è in realtà la liberazione delle famiglie, come vuole dimostrare anche a se stessa, ma probabilmente liberazione delle bambine stesse, in un non detto figlio di un’epoca che non poteva spingersi a tanto, nell’interpretazione”.

 

L'ASSASSINA
Alexandros Papadiamantis
Elliot, 142 pp., 16,50 euro

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