La donna dal taccuino rosso

Antoine Laurain
Einaudi, 170 pp., 17 euro
La donna dal taccuino rosso

C’è un momento, in amore, in cui è tutto possibile perché deve ancora cominciare: “Un caso, qualche parola scambiata ed è l’inizio di una relazione. Un caso, qualche parola scambiata ed è la fine della stessa relazione”. Laurent fa il libraio e non lascia coabitare, tra gli scaffali della sua libreria, autori che non vanno d’accordo (“Celine non poteva stare accanto a Sartre, Houellebecq accanto a Robbe-Grillet”):  una mattina, trova la borsa di una donna abbandonata su un marciapiede. E, come in tutte le borse delle donne, scopre un mondo: un profumo, una bottiglietta di Evian, un fermaglio con un fiore di stoffa azzurro, la ricetta delle animelle di vitello strappata da una rivista, tre sassolini colorati, un pacchetto di caramelle alla liquirizia, vecchie fotografie, un romanzo di Patrick Modiano con dedica dell’autore: “A Laure, in ricordo del nostro incontro sotto la pioggia”, una bustina di Efferalgan, un portachiavi dorato con incisi alcuni geroglifici, un accendino, un taccuino rosso con una lista di “ho paura” e una di “mi piace” . Come in una foto di Sophie Calle che alla stregua di “un detective privato” seguiva uomini sconosciuti, scelti a caso per strada  per  fotografarli di spalle, Laurent cerca di scoprire l’identità della donna misteriosa di cui conosce solo il nome, passando al setaccio i suoi “oggetti personali”  e leggendo il suo taccuino rosso: “Ho paura delle formiche rosse”, “ho paura quando verifico il conto corrente e clicco su saldo attuale”, “ho paura quando suona il telefono la mattina presto”, “ho paura del tempo che passa”, “mi piace il nome cocktail americano, ma preferisco il mojito”,  “mi piace l’odore della menta e del basilico”, “mi piace dormire in treno”,  “ricordarsi di comprare  i croccantini Virbac Félin all’anatra”, “ricordarsi di scrivere altri ho paura”.

 

Su suggerimento della figlia adolescente, il libraio si apposta su una panchina dei giardini del Luxembourg per incontrare lo scrittore premio Nobel perché “solo un uomo come Patrick Modiano poteva dirti di non ricordarsi di una donna incontrata per strada e poi, un istante dopo, fornirti una descrizione da fare invidia a tutti i reparti di polizia del paese” (anche il romanzo “Accident Nocturne” di Modiano – di prossima pubblicazione per Einaudi – è incentrato sulla ricerca di una donna misteriosa che una notte a Parigi investe con l’auto il protagonista e poi scompare). Così, come in una commedia molto romantica, Laurent arriverà a conoscere non solo l’indirizzo di Laure, ma le scriverà  una lettera, conoscerà il suo gatto Belfagor e le riporterà a casa un vestito ritirato in lavanderia utilizzando lo scontrino trovato nella borsetta. Ma la donna cui appartiene la borsa, la notte precedente, è stata rapinata, ha preso una camera in albergo e, convinta di non aver bisogno di cure,  si è addormentata. La mattina seguente il personale dell’albergo la ritrova a letto, priva di sensi: chiamati i soccorsi, è trasportata, in coma, in ospedale. Ciò che succede dopo, nel libro, può accadere soltanto perché la storia si svolge a Parigi. Solo tra i suoi arrondissement, infatti, possono capitare certe storie d’amore, bevendo un  Kir Royal (verde) al tavolino di un bar o trovando una borsetta abbandonata per strada una mattina. Il romanzo, leggero come un nuovo amore e breve come lo è ogni inizio, è quasi una sceneggiatura, e Antoine Laurain, vincitore nel 2012 del Prix Relay con “Il cappello di Mitterrand”, prima di fare lo scrittore ha studiato cinema e girato molti cortometraggi. Non stupirebbe, quindi, se “La donna dal taccuino rosso” diventasse presto anche un film.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi