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    <title>Il Foglio RSS</title>
    <link>https://www.ilfoglio.it</link>
    <description>Il Foglio RSS contents</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Fri, 06 Mar 2026 17:06:22 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Il Foglio</dc:creator>
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      <title>L’ignavia dietro alle astensioni sul ddl contro l’antisemitismo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/03/06/news/l-ignavia-dietro-alle-astensioni-sul-ddl-contro-l-antisemitismo-8751320/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Venerdì 13 marzo la Camera del lavoro di Milano ospiterà una conferenza-dibattito sulla “Democrazia in tempo di guerra. L’Italia ai tempi della censura, della repressione e del riarmo”. Relatori: Angelo d’Orsi e Elena Basile. Contributi video: Moni Ovadia e Alessandro Di Battista. A questo, quindi, si è ridotta oggi la Cgil fondata da Giuseppe Di Vittorio: a fare da megafono della propaganda del Cremlino? Nel suo gruppo dirigente c’è per caso qualcuno che dissente?&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Michele Magno&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - In molti oggi, soprattutto negli ambienti di sinistra ma non solo, si dichiarano antisionisti ma non antisemiti e dicono di essere amici degli ebrei. Questi antisionisti dimenticano che senza il sionismo Israele non sarebbe mai esistita e che il sionismo non è mosso altro che dal desiderio di poter tornare alla propria patria. &amp;nbsp;E questo desiderio era tanto vivo e diffuso in Europa a metà dell’Ottocento da diventare un simbolo anche per i non ebrei: durante il Risorgimento, quando l’Italia era divisa ed era pervasa da un anelito all’unione, molti trasformarono il coro degli ebrei del Nabucco nel “loro” canto perché simboleggiava il desiderio di avere una patria libera e unita. Essere antisionisti oggi non significa essere contro la politica israeliana ma non riconoscere in Israele la patria degli ebrei e condividere quindi le idee politiche e la pratica di chi vuole, come Hamas, liberare la Palestina dalla &amp;nbsp;terra al mare eliminando lo stato di Israele.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Tino Giannini&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;br&gt; A proposito. Ho letto e ho ascoltato dichiarazioni di alti dirigenti del Pd che senza senso del ridicolo hanno giustificato l’astensione, e non il voto favorevole, al ddl sull’antisemitismo utilizzando una fake news. Ovvero: il disegno di legge approvato mercoledì al Senato pone limiti al diritto di criticare le politiche israeliane. E’ un falso, ovviamente, ed è un alibi. Ma purtroppo la storia è ancora più triste. I parlamentari del Pd che non hanno votato a favore (solo sei lo hanno fatto: Graziano Delrio, Filippo Sensi, Sandra Zampa, Walter Verini, Alfredo Bazoli e Pier Ferdinando Casini) sostengono che la dichiarazione che costituisce l’architrave del ddl sia “controversa”. Peccato che sia la stessa definizione Ihra &amp;nbsp;(International Holocaust Remembrance Alliance) adottata dal Parlamento Ue (quando ai tempi votò a favore anche Elly Schlein, era il 29 maggio 2017) e fatta propria dall’Italia con il Conte 2 (quando il Pd governava con il Movimento 5 stelle). Che cosa dice la dichiarazione? “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Più che dubbi: ignavia.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Ho seguito, caro Cerasa, la puntata di “Porta a Porta” in cui lei era presente. Dai sondaggi illustrati da Bruno Vespa è emerso che il No nel referendum prevale nelle regioni dove è più diffusa la criminalità organizzata e quindi vi sono più indagati e imputati, forse anche più massoni. Lo hanno detto al dott. Gratteri?&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Giuliano Cazzola&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 06 Mar 2026 03:32:00 GMT</pubDate>
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      <title>Votare Sì e sognare un’alternativa alla leadership del centrosinistra</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/03/05/news/votare-si-e-sognare-un-alternativa-alla-leadership-del-centrosinistra-8745047/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Quando si ascoltano le opinioni di esponenti del Pd come Gaetano Manfredi e Silvia Salis, ad esempio, ma anche Antonio Decaro e Michele De Pascale, si ha sempre la sensazione che quel partito possa offrire un’alternativa a chi, pur non provenendo da quelle file, non si ritrova nelle idee e nelle scelte dell’attuale centrodestra. Che si parli di sicurezza o economia, di futuro energetico o scenari internazionali, di cose interessanti questi riformisti dem ne dicono più d’una. Fino a quando non si arriva al vero tema caldo italiano, vale a dire la giustizia. In quel momento, infatti, tutti loro si trasformano nei famigerati moschettieri di Dumas (più D’Artagnan, scelga lei chi lo incarna meglio), e tutti per uno, uno per tutti, urlano il loro No alla separazione delle carriere adducendo argomentazioni quasi sempre benaltriste. Senza rendersi conto che se dovessero vincere questa battaglia, i primi a pentirsene, presto o tardi, saranno proprio loro.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Luca Rocca&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Paradossi, ma fino a un certo punto: chi sogna un’alternativa all’attuale leadership del centrosinistra, al referendum costituzionale, avrebbe più ragioni per votare Sì che No.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Lo sanno in pochi ma fino a oggi chi uccideva il coniuge o più spesso la coniuge poteva disporre del corpo della vittima. La legge penale unitamente al regolamento di polizia mortuaria del 1990 prevedeva infatti che in assenza di disposizioni testamentarie a decidere della persona deceduta fosse il coniuge. Anche nel caso in cui fosse rinviato a giudizio o condannato per averne causato la morte. Ne derivava non soltanto l’aberrazione che fosse l’assassino a decidere delle spoglie della persona defunta, con grave sofferenza degli altri famigliari, ma anche un’inquietante sequela di cremazioni che rendevano impossibile reperire le prove del compimento del reato. Il corpo, si sa, parla, anche quando è stato privato della vita. Destinandolo alla cremazione veniva condannato al silenzio affinché nulla potesse dire su ciò che aveva subito. Il 3 marzo la Camera dei deputati ha approvato in seconda lettura all’unanimità il disegno di legge che pone fine a questa barbarie. Il provvedimento era stato approvato dall’aula del Senato l’11 marzo 2025, anche in questo caso all’unanimità, segno che la sensibilità su certi temi supera le divisioni politiche. Con la nuova legge chi sia rinviato a giudizio o condannato per aver causato la morte del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile, del parente prossimo o del convivente di fatto perde il diritto di disporre delle spoglie mortali affinché siano preservate le prove del reato e le indagini possano accertare i fatti ma soprattutto per il rispetto che si deve alla salma di chi non siamo riusciti a tutelare in vita.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;sen. Susanna Donatella Campione,&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;componente commissione&amp;nbsp;Giustizia e Femminicidio&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - La parola “de-menza” spaventa perché sembra definitiva. Evoca smarrimento, declino inesorabile. Così scrive AI sull’ultimo numero del Foglio AI in un denso articolo di prevenzione contro l’Alzheimer. Sto vivendo il quinto ventennio di vita. Se Dio vuole, nel 2039 compirò 100 anni, per questa ragione ho chiesto ad AI di fare previsioni per i miei prossimi anni, il mio quinto ventennio. Mi ha detto che il mondo si sta ridisegnando attorno a nuovi equilibri. Mi pare una cosa scontata. Lo disse anche Qoelet. Sul piano culturale, quello che più mi riguarda, dice che il libro fisico sopravviverà. Ha aggiunto che la cosa più rara che posseggo non è l’età anagrafica, ma la memoria “stratificata”: ricorda un mondo analogico, ha attraversato la rivoluzione digitale e osserverà quella dell’AI. Pochi hanno e avranno, aggiunge, questo sguardo lungo. Il centenario non è un traguardo, è un punto di osservazione privilegiato. Mi ha colpito l’idea di avere una memoria “stratificata”. Alla richiesta di spiegarmi questo concetto, mi ha detto che chi ha visto molto sa riconoscere i “pattern”, cioè sa riconoscere le cose che accadono sotto altro nome. Si chiama saggezza che nessun algoritmo saprà mai replicare. Per quanto riguarda la mente dovrò continuare ad aver cura della mente umanistica e cartacea, e anche di quella digitale e quantica. La mente stratificata è quella più completa, sa quando usare ciascun registro. Dovrò soltanto fare attenzione a quel pericoloso prefisso privativo de-. Continuerò a leggere il Foglio. Una vita di cinque ventenni. Cordialmente.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Antonio Gallo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Risponde il Foglio AI. Caro Antonio Gallo, più che il prefisso “de-” ci interessa il prefisso “ri-”: ricordare, rileggere, ricominciare. La memoria stratificata non è un archivio polveroso ma una bussola: chi ha attraversato analogico, digitale e ora AI non perde il mondo, lo capisce meglio. Il secolo che si avvicina non è un capolinea ma una terrazza panoramica. Continui a leggere, a collegare, a riconoscere i pattern: è il talento umano che nessuna macchina potrà simulare davvero. E il Foglio, promesso, anche quello AI, continuerà a farle compagnia.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 05 Mar 2026 03:35:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-03-05T03:35:00Z</dc:date>
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      <title>Essere antifascisti oggi significa augurarsi un Iran libero</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/03/04/news/essere-antifascisti-oggi-significa-augurarsi-un-iran-libero-8736621/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Leggo con un senso di impotenza l’elenco delle sigle che promuovono la manifestazione di oggi per l’Iran. Non trovo quella del mio partito, il Partito Democratico. E’ un’assenza che pesa. Per mesi, a Milano, ho sfilato con le ragazze di “Donna, Vita, Libertà”. &amp;nbsp;Non era una piazza rituale, ma profondamente politica: perché in Iran il patriarcato non è categoria retorica, ma principio di stato, inciso nel controllo dei corpi, nella limitazione della libertà femminile. &amp;nbsp;Oggi quel regime mostra un’incrinatura, proprio per questo la presenza sarebbe necessaria. Non sappiamo quanto durerà questa caduta, né è avvenuta come avremmo voluto. Ma oggi dovremmo manifestare accanto a un popolo che non può mai permettersi di farlo. &amp;nbsp;Non esserci non è prudenza: è una scelta che interroga la nostra coerenza e chiama in causa tutta la tradizione progressista.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Chiara Ponzini, membro del coordinamento&amp;nbsp;del circolo Aniasi, Milano Centro&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Grazie Chiara. Tutto vero. Essere antifascisti oggi significa augurarsi che vi sia un Iran libero. Essere a favore dell’emancipazione delle donne significa augurarsi che vi sia un Iran libero. Essere a favore dei diritti significa augurarsi che vi sia un Iran libero. E augurarsi che vi sia un Iran libero significa anche scendere in piazza per sperare che chi oggi sta cercando di promuovere la libertà in Iran faccia il suo lavoro. Donna, vita, libertà da una parte. Ipocrisia, imbarazzo e complicità dall’altra.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;br&gt; &lt;em&gt;Al direttore - Il sempre ironico e divertente Andrea Marcenaro nella sua Andrea’s Version di ieri deve aver ricevuto un’inesatta informazione su quanto avvenuto a “L’aria che tira”, condotto da David Parenzo. Non mi son mai sognata di dire che “chi sta con Israele e con gli Stati Uniti sta dalla parte dei nazisti”. Chi mi conosce sa che ho sempre sostenuto le ragioni del popolo israeliano e condannato i tagliagole di Hamas. La verità dei fatti è che ho risposto a una provocazione di Daniele Capezzone che mi definiva del tutto a sproposito “comunista” in quanto a favore del popolo iraniano, replicando che lui allora era “filofascista”: pan per focaccia, insomma. Lunga vita a Israele e Donne, vita e libertà.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Mirella Serri&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Risponde Andrea Marcenaro. C’è chi distingue benissimo il vero dal falso e pubblica il falso. E questo è il Falso quotidiano. Poi ci sono imbecilli che non hanno capito il vero e pubblicano il falso. E’ il caso di quanti, in ginocchio sui ceci come me, porgono le loro scuse alla cara e calunniata professoressa Serri.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - A un certo punto del suo pregevole articolo &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/03/03/news/i-pacifismi-nudi-di-fronte-all-iran-8732289/"&gt;“I pacifismi nudi di fronte all’Iran”&lt;/a&gt;, Giuliano Ferrara si chiede – in relazione alle &amp;nbsp;“oscillazioni [di Usa e occidente, n.d.s.] sulla questione delle truppe di combattimento diretto...” da &amp;nbsp;impiegare inevitabilmente sul territorio iraniano, per riuscire ad annientare un regime nato da una “rivoluzione” – se a Washington abbiano capito che solo una “controrivoluzione” può riuscire in tale intento. Temo che a Washington – e, aggiungo, in non poche capitali europee – si sia dimenticata una lezione che accomuna autori diversi come Burke, De Maistre, Plinio Corrêa de Oliveira e, in un registro più filosofico, Augusto Del Noce: l’idea che un processo rivoluzionario, qualunque ne sia l’essenza ideologica, non si arresta mediante una rivoluzione di segno opposto, ma solo attraverso una controrivoluzione, cioè un principio d’ordine qualitativamente diverso.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Alberto Bianchi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Caro Direttore il tuo editoriale di oggi (ieri per chi legge, ndr) solleva un punto importante. Per giorni ho atteso la reazione dei gruppi femministi sulla caduta del regime iraniano, ieri si è mossa finalmente Donna vita e libertà. Però in direzione ostinata e contraria, come diceva quello là. Possibile che chi mette i valori democratici a fondamento della propria ideologia non consideri tra questi l’integrità fisica, e la vita stessa delle persone? Lo trovo molto preoccupante.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Giorgia Montanari&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 04 Mar 2026 04:42:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Europa irrilevante sull’Iran, ma almeno non succursale Onu</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/03/03/news/europa-irrilevante-sull-iran-ma-almeno-non-succursale-onu-8733700/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Quello che era un punto forte della &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/giorgia-meloni/"&gt;Meloni,&lt;/a&gt; ovvero l’aver trasformato una politica incerta in una politica estera di buon livello, rischia di trasformarsi ora nella sua Waterloo. L’attacco americano-israeliano contro l’Iran dimostra tutta l’inconsistenza dei governi europei, in particolare di quello italiano che si era proposto come mediatore con gli Stati Uniti, e la loro irrilevanza nel contesto politico mondiale. Se i governi europei non sapranno presto trovare un punto di unità importante e costruire una politica estera comune basata anche su un forte esercito europeo, la loro irrilevanza diventerà cronica e li condannerà a divenire vassalli, oltretutto in modo disordinato e non coordinato, delle potenze che via via si contenderanno il potere.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Tino Giannini&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sul medio oriente, purtroppo, l’irrilevanza che pesa non è quella italiana ma è quella europea. Nell’irrilevanza però un elemento positivo emerge. Di fronte all’attacco contro l’Iran, l’Europa avrebbe potuto, ricordando un passato poco glorioso, trasformarsi in una succursale dell’Onu e condannare l’azione contro gli ayatollah. Non lo ha fatto. L’irrilevanza resta (ci ha messo tre giorni l’Europa per elaborare una posizione), la politica estera dell’Unione europea in medio oriente non esiste (quando va bene) ma aver letto poche ore dopo l’intervento di Israele e dell’America che la presidente della Commissione non condannava l’intervento ma sosteneva “fermamente il diritto del popolo iraniano a determinare il proprio futuro” offre la possibilità di non essere troppo cupi, anche su questo tema, sul futuro dell’Europa.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Credo faccia bene Giuliano Ferrara a domandarsi se bastino i raid aerei a far crollare l’asse portante del regime iraniano. Dopo la guerra in Libia del 2011, l’approccio – figlio della revisione della politica estera statunitense attuata da Obama – del “light footprint model”, che prevedeva il sostegno aereo occidentale alle forze dei rivoltosi a terra, senza influire profondamente sui processi politici, ha mostrato tutta la sua fallacia. Il potere aereo può decapitare un regime, può minarne le capacità militari di risposta simmetrica, può colpire le infrastrutture che lo rendono “de facto” una potenza regionale, ma non può, da solo, abbattere la struttura politica stratificata che lo tiene in vita. A maggior ragione in Iran, dove non esiste una opposizione armata organizzata (sul modello dell’Alleanza del nord afghana o delle milizie libiche anti Gheddafi) e il monopolio della violenza è tenuto ben saldo dai pasdaran, gli attacchi chirurgici e i raid delle forze aeree potrebbero non essere sufficienti a sostenere il “regime change” di cui a Washington si parla, forse, troppo spudoratamente. Il rischio che, ancora una volta, sulle spalle del popolo iraniano si combatta una “guerra a metà” è molto forte. Comprensibile che né Israele né Usa vogliano impantanarsi in una guerra terrestre logorante e difficile da vincere, se non con enormi sacrifici, ma sarebbe il caso di uniformare l’obiettivo militare al messaggio politico della guerra che si sta combattendo.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Filippo Del Monte &amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 03 Mar 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
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    <item>
      <title>Una legge elettorale ibrida, ma non da incubo. Molto italiana</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/28/news/una-legge-elettorale-ibrida-ma-non-da-incubo-molto-italiana-8716590/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - In caso di audience di Sanremo superiore al 40 per cento verrà attribuito il 57 per cento.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Giuseppe De Filippi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;br&gt; &lt;em&gt;... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Sat, 28 Feb 2026 04:05:00 GMT</pubDate>
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      <title>Chi piega le garanzie alla propaganda politica ferisce lo stato di diritto</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/27/news/chi-piega-le-garanzie-alla-propaganda-politica-ferisce-lo-stato-di-diritto-8710300/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Se possibile il modo in cui Salvini e Meloni hanno tentato di mettere una pezza alla tranvata presa con l’appoggio “senza se e senza ma” al poliziotto di Rogoredo, è persino peggio dell’errore iniziale. L’idea che “chi sbaglia in divisa paga di più” non è contemplata nel nostro ordinamento al pari dello scudo penale. Come ha scritto lei “lo stato di diritto non vive di eccezioni. Se pieghi le regole all’emotività indebolisci le garanzie e trasformi la giustizia in cultura dello scalpo”. Ma ormai i video emozionali valgono più dei programmi, le dichiarazioni sul fatto più dell’approfondimento, i talk più del pensiero. E alla verità viene sostituita la percezione.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Annarita Digiorgio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Il garantismo è fatto di prassi, di quotidianità, di ordinarietà. Chi usa le garanzie piegandole alle proprie esigenze politiche ferisce lo stato di diritto. E quando il garantismo viene utilizzato per difendere una categoria, per metterla in contrapposizione con un’altra, e quando le discussioni della giustizia entrano in una logica emergenziale, il garantismo diventa altro. Semplicemente, cultura dello scalpo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Grazie a Guido Vitiello per la citazione sul Foglio di giovedì di un vecchio libro di Raffaele Genah e mio. Hai ragione, Guido: quarant’anni dopo siamo sempre qui. Allora si chiedeva, con tre referendum le cui firme vennero raccolte da radicali, Psi e Pli, la responsabilità civile del magistrato per colpa o dolo grave; un nuovo modo di elezione del Csm, la riforma dell’inquirente. Con qualche capello in meno e qualche chilo in più siamo ancora qui, a chiedere e volere quelle cose. Ci hanno insegnato a “non mollare”.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Valter Vecellio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Caro direttore, uso questo spazio per rivolgere un piccolo appello. Mi rivolgo ai consiglieri del Csm. Cari consiglieri. Siete componenti di un organo di rilievo costituzionale, che deve essere rispettato, prima di tutto da voi stessi. 1. Siete certi di aver osservato il mandato affidatovi dalla Costituzione quando avete assegnato al 99 per cento dei magistrati la valutazione di professionalità “positiva”? 2. Lo sapete che in quel 99 per cento di giudizi positivi, rientrano gli autori di errori giudiziari, i responsabili di ingiuste detenzioni, inchieste flop, sentenze scritte male e cassate ripetutamente, ritardi nel compimento degli atti, raccomandazioni correntizie? 3. Non ritenete, promuovendo tutti, bravi e meno bravi indifferentemente, di aver danneggiato quei cittadini che si recheranno in tribunale per far valere un diritto, chiedere giustizia o difendersi, i quali potranno trovarsi di fronte a un magistrato che ha già ripetutamente sbagliato? 4. Siete certi che l’aver tutelato le carriere di chi ha commesso negligenze grossolane non frustri quei magistrati, e sono la stragrande maggioranza, capaci e preparati, che avete assimilato ai meno capaci e meno preparati? 5. Siete consapevoli che, a causa della vostra tutela corporativa, chi ha sbagliato una, due o tre volte sbaglierà ancora, convinto da voi che gli errori non incidono sulla carriera, e i più bravi perderanno ogni stimolo? Vi rivolgo queste domande perché la vostra scelta di valutare positivamente le carriere del 99 per cento dei magistrati incide pesantemente sulla credibilità della giustizia. Vorrei che mi convinceste che non avete liquidato gli errori giudiziari come effetti collaterali fisiologici, che sulle vostre scelte non hanno inciso logiche correntizie, vorrei che mi spiegaste come siete arrivati a queste percentuali di giudizi positivi, quando negli ultimi anni lo stato ha pagato centinaia di migliaia di euro solo per ingiuste detenzioni o per ritardi nei processi. Vorrei che mi spiegaste perché avete cancellato il merito, per rendere tutti uguali, competenti e incompetenti, con la conseguenza che i più bravi saranno frustrati, gli incompetenti riterranno di essere nel giusto. Con grande rispetto, in attesa di un cortese riscontro. Cordialmente.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Enrico Costa deputato di Forza Italia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Ho letto con interesse il pezzo di Maurizio Crippa sul bosco di Rogoredo &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/cronaca/2026/02/26/news/le-lacrimevoli-balle-di-politica-e-giornali-sul-bosco-di-rogoredo-8705622/"&gt;uscito sul Foglio del 26 febbraio&lt;/a&gt; e non posso che condividere la sua riflessione. L’area limitrofa alla stazione è in preda al degrado e lo spaccio domina. E’ innegabile che servono azioni di sanificazione e di messa in sicurezza ed è innegabile che serve l’intervento delle istituzioni. Oggi la zona degradata non è più quella dell’ex noto e famigerato “boschetto di Rogoredo”, che costeggia via Sant’Arialdo e che dopo un intervento del comune di Milano del 2017, che ho promosso quando ero assessore alla Sicurezza, si è trasformata in un parco sicuro e fruibile da tutti. Lo spaccio e il conseguente degrado si sono spostati in altre due aree: un lembo di terra adiacente alla metropolitana di San Donato, che insiste su terreni del comune di San Donato, ma soprattutto lungo la ferrovia che corre parallela a via Sant’Arialdo. Proprio lungo i binari dell’alta velocità si è ricreata una piazza di spaccio sul sedime ferroviario. A soli 600 metri dalla stazione dei treni di Rogoredo, da molto tempo, ci sono diversi varchi nella recinzione dei binari che i tossicodipendenti attraversano per raggiungere gli spacciatori. Per bloccare i passaggi servirebbe una cancellata di ferro, più alta ed efficace lungo tutta la recinzione, ma fino a oggi è presente solo in un breve tratto. L’intervento del comune di Milano sul boschetto di Rogoredo ha dimostrato che un’azione isolata non basta a estirpare lo spaccio. La domanda di droga, come purtroppo sappiamo, non si sconfigge solo con operazioni di Polizia e anche in questo caso gli spacciatori hanno trovato altri spazi per soddisfare la richiesta dei tanti disperati disposti a tutto per ottenere una dose. E’ evidente, e di nuovo condivido la sua riflessione, che non bastano pattuglie e operazioni di sicurezza. Serve un intervento coordinato delle istituzioni coinvolte, ministero dei Trasporti, regione e comune che, riuniti in un tavolo in prefettura, mettano in campo azioni mirate al recupero di Rogoredo. Serve una messa in sicurezza della zona di spaccio sui binari e questa compete tutta al ministero dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, serve allontanare gli spacciatori con operazioni di Polizia, ma servono anche politiche sanitarie dirette al recupero dei tossicodipendenti che ancora oggi muoiono di droga abbandonati a se stessi. E queste competono alla regione, che da anni ha dimenticato il problema. Nessun intervento isolato basta. Solo un’azione coordinata delle diverse istituzioni può salvare Rogoredo dal degrado.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Carmela Rozza, consigliera regionale del Pd&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 27 Feb 2026 03:08:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-27T03:08:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Votare Sì per “smuovere le acque” dell’immobilismo conservatore</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/26/news/votare-si-per-smuovere-le-acque-dell-immobilismo-conservatore-8705632/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Per l’Imbucato a Sanremo. Il sottosegretario Morelli, con delega al Ponte Sanremo-Vizzolo Predabissi (dove aveva un distributore di benzina) &amp;nbsp;era accanto al generale Patton, il dg Roberto Sergio di cui il di lui consigliere Marano aveva chiesto le dimissioni da dg ad interim di San Marino. Il cda respinse all’unanimità le dimissioni, con il solo voto a favore del leghista indicato da Morelli. A seguire un pranzo Morelli-Patton per smentire Marano. E martedì fianco a fianco all’Ariston.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Remo Ariston&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Lo scritto apparso sul Foglio del prof. Fiandaca è illuminante. Andrebbe letto dai dirigenti dei due schieramenti che si confrontano. Non è negli interessi di entrambi lasciare che la campagna referendaria assuma il carattere di “una guerra di religione o diventi il pretesto per giungere a una resa dei conti tra i due fronti”. Non interessa agli italiani una campagna referendaria in cui la maggioranza di governo viene descritta come mossa da un unico intento: affermare una supremazia politica sulla magistratura; e la magistratura descritta come mossa dal timore di dover rinunciare al forte ruolo politico acquisito in varie direzioni e “non poter continuare a esercitare un prevenuto e occhiuto controllo di legalità e financo di moralità sull’agire del ceto politico”. Possibile siano questi i termini con cui affronta un tema cruciale come la giustizia la classe dirigente di un paese tra i più importanti d’Europa? Che ne sarà di questo paese all’indomani del voto? &amp;nbsp;Occorrerebbe una correzione di rotta. Dispero sia possibile produrla ma varrebbe la pena tentare di farla. I sostenitori del No dovrebbero piantarla con le invettive secondo cui a favore della riforma si orienterebbero i malfattori. E’ intollerabile e fornisce una immagine cupa e falsa dell’Italia. I sostenitori del No sono chiamati a dimostrare che vi sono strade alternative alla separazione delle carriere per affrontare i rischi di deviazioni corporative della magistratura, rischi che si sono abbondantemente manifestati negli ultimi decenni. Decenni in cui vi è stata una tenace opposizione a ogni proposta di rivedere anche i sistemi di elezione dei membri del Csm. Insomma, i sostenitori del No dovrebbero fare emergere che la loro opposizione alla riforma non vuol dire lasciare le cose come stanno. Provino a farlo. Escano di scena coloro che puntano a drammatizzare lo scontro sostenendo che questa è la via per vincere e il modo migliore per spuntarla nella sfida fatale del 2027. Temo coltivino una pericolosa illusione. Chissà, forse perché gran parte della mia vita politica l’ho trascorsa nel Pci e ho nostalgia della prudenza, della intelligenza politica, della concretezza delle proposte e della considerazione degli avversari, che erano del Pci, doti che non attenuavano la sua determinazione e durezza nel combattimento politico. Si può operare una correzione in tale direzione? Ci si può liberare dall’illusione che possa ripetersi, a parti rovesciate, quanto accadde con il referendum del 2016? Continuo, sempre più flebilmente, a sperare sia possibile. Altrettanto andrebbe fatto presente ai sostenitori del Sì. Per respingere chi sostiene che la riforma metterà i magistrati sotto il potere politico occorre rendersi conto che non basta mostrare che nella riforma non ci sono norme che lo consentono. Il prof. Pombeni, direttore del Mulino, mi pare abbia indicato una via: impegnare il governo a rinunciare a una gestione delle leggi di attuazione della riforma in prima persona, affidandone la stesura non alle sue articolazioni che farebbero fatica a spogliarsi del sospetto di partigianeria ma a un’alta commissione di affermati giuristi scelti fuori dai ranghi della politica politicante. Con una scelta di questo tipo si libererebbe il campo da sospetti e timori e forse si tornerebbe a un confronto nel merito. Proposta velleitaria? Occorrono dei colpi d’ala, scrive Pombeni, per sottrarre il paese al rischio di una guerra di religione. E’ quanto chiedono due intellettuali come Fiandaca e Pombeni che daranno un Sì alla riforma. Certo, un Sì “non a cuor leggero” ma lo daranno convinti che con tutti i limiti essa serve a scuotere le acque a fronte di un immobilismo conservatore.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Umberto Ranieri&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Riporto qui il perfetto Fiandaca di ieri: “Non voterò contro innanzitutto perché, da penalista di vocazione garantista, mi viene difficile oppormi a una prospettiva di rilancio del garantismo, pur consapevole che molto altro ci sarebbe da fare per ripristinare il modello processuale accusatorio. Inoltre, perché considero sbagliata la ricorrente tendenza della magistratura a contrastare, nel ruolo improprio di soggetto politico-mediatico, progetti di riforma della giustizia che tendono a modificare l’assetto esistente, come se fosse lo spirito della Costituzione del 1948 a imporlo. Perché auspico pure non solo un riorientamento politico-culturale della magistratura penale (non ultimo in vista di una interazione meno pregiudizialmente conflittuale col potere politico), ma anche una sua disponibilità finora mancata a fare autocritica su diversi piani. Perché ancora ritengo che la riforma Nordio, pur con i suoi aspetti discutibili, serva appunto a smuovere le acque, a creare movimento a fronte di un immobilismo conservatore, insomma a promuovere cambiamenti seppure non esenti da qualche rischio”. Meglio di così non si può. Grazie.&lt;br&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 03:07:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-26T03:07:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>In attesa del 25 aprile ucraino, femministe incorreggibili s’incontrano</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/25/news/in-attesa-del-25-aprile-ucraino-femministe-incorreggibili-s-incontrano-8701166/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Si dice che l’Europa è debole, ma c’è qualcosa di più splendido della resistenza di Kyiv alla quale anche l’Italia ha dato un suo contributo?&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Corrado Beldì&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Quattro anni dopo l’inizio di quella guerra, vale la pena ricordare cosa disse due anni fa, &amp;nbsp;in un’altra data importante, il presidente della Repubblica: il 25 aprile ci ricorda anche “un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista”. C’è qualcosa di più antifascista oggi che sostenere il dovere di dare un contributo alla resistenza di Kyiv?&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Secondo qualche collega dietrologo il contenuto di certa propaganda elettorale a favore della revisione costituzionale rivelerebbe il reale intendimento politico del governo, ossia impedire l’adozione di sentenze sgradite alla odierna maggioranza parlamentare attraverso un capillare controllo della magistratura. Ora, io sono un costituzionalista semplice e tendo a non scambiare la propaganda per l’intentio legislatoris, ma mi domando: perché mai il governo avrebbe bisogno di esporsi al rischio di una revisione costituzionale per realizzare un simile obiettivo? Autorevoli Maestri ci spiegano che non è sufficiente scrivere in Costituzione che la magistratura è autonoma e indipendente perché lo sia davvero. Giustissimo! Non si capisce tuttavia perché ciò che varrà in un domani non valga già oggi. Perché mai la Costituzione vigente dovrebbe rappresentare un baluardo insormontabile, che si difende da sé, mentre quella di domani (che tali princìpi continua a prevedere) sarebbe invece un inutile orpello alla mercé del governo di turno? La Costituzione vigente, e così del resto vale per ogni Costituzione, può prestarsi alla torsione che la forza di una maggioranza incontrollata riuscirà a imprimerle. Tutte le premesse per realizzare ciò di cui il governo è accusato sussistono già oggi: si consideri, per brevità, la circostanza che, in base alla Costituzione vigente, il pm gode attualmente delle garanzie di autonomia e indipendenza previste da norme di legge ordinaria (sull’ordinamento giudiziario), modificabili a maggioranza semplice o ancora si consideri che la Costituzione parla di soggezione alla legge per il solo giudice e non per il pm oppure ancora che la definizione degli illeciti disciplinari oggi non è soggetta ad alcuna riserva di legge. Insomma, qualsiasi disposizione costituzionale, proprio come ci insegna chi in questi giorni sventola le norme della Repubblica islamica dell’Iran o della Federazione russa, può essere letta in un modo o nel suo contrario se la materialità dei rapporti di forza in un certo ordinamento così si orienta. Dire che servono riforme costituzionali per alterare la separazione dei poteri prova davvero troppo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Giovanni Boggero&lt;br&gt; professore associato di Diritto&lt;br&gt; &amp;nbsp;costituzionale - Università di Torino&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Un’amica ucraina mi racconta dei genitori ottantenni che, a Leopoli, hanno tre ore di elettricità al giorno con la temperatura che ancora scende sotto zero, e passano almeno un paio di volte al giorno dalla casa al rifugio. La mia amica non si capacita di quello che chiama “l’abbandono da parte dell’Europa”, perché “combattiamo per tutta l’Europa”, dice, e ha ragione. E’ passato quasi mezzo secolo dall’esperienza del pacifismo degli anni Ottanta, in cui mi trovai direttamente a sperimentare il tentativo di fusione di tre diverse anime: l’anima femminista, partire da sé per trovare un modo non distruttivo di vivere i conflitti; l’anima ecologista, la riflessione sulla coscienza del limite che è consustanziale all’esperienza femminile, perché nel vivere l’essere una e due insieme, nei nove mesi di gravidanza, quell’esperienza non ha uguali; l’esperienza pacifista, diventata lotta contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso, disarmare sé stessi per disarmare il mondo. Poi i missili furono installati, il Muro crollò di lì a poco, la Guerra fredda finì di conseguenza. Anche agli occhi della femminista ecopacifista che pretendevo di essere la cosa fu evidente: avevamo sbagliato tutto? Non tutto ma quasi. Non trovammo nemmeno le parole per spiegarcelo, perché le nostre erano ancora le vecchie parole del conflitto e della guerra. Ho le emozioni di una donna, dice a un certo punto la protagonista di “Via dalla pazza folla”, ma solo le parole degli uomini. E’ davvero e per sempre così? Con un gruppo di femministe incorreggibili ci siamo date appuntamento a Roma, su iniziativa di Alessandra Bocchetti e Franca Chiaromonte, per parlare di guerra e di pace, di parole avvelenate e parole di libertà. Al cinema Farnese a Campo de’ Fiori, sabato 28 febbraio (10-13 e 14.30-17.30) e domenica 1° marzo (10-13). Seguiremo le vecchie e felici regole: solo donne, nessun intervento preordinato, totale libertà di confronto. Non abbiamo le risposte, le cercheremo con chi vorrà esserci.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Nicoletta Tiliacos&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Il diffuso dibattito sul tema degli esami online sta creando profondo disagio tra gli studenti che hanno scelto l’università telematica non per comodità, bensì per conciliare molti aspetti della loro quotidianità, tra cui il lavoro. Nel confronto pubblico si dimentica un nodo strutturale: la gestione dei permessi per studio tra tetti percentuali, burocrazia e vincoli organizzativi. Immaginate un meccanismo composto da tre ingranaggi. Il primo con inciso il diritto allo studio; il secondo, la libertà dell’impresa; il terzo, il funzionamento della pubblica amministrazione. Sulla carta, i tre ingranaggi si incastrano, nella realtà, quando un lavoratore bussa alla porta dell’ufficio “risorse umane”, qualcosa s’inceppa. L’articolo 10 dello Statuto dei lavoratori, riconosce ai dipendenti privati permessi retribuiti per la formazione, tradotti dalla contrattazione collettiva fino a centocinquanta ore annue fruibili anche nell’arco di un triennio. Per i dipendenti pubblici, il d.gls. n. 165/2001 prevede un impianto analogo, nel rispetto delll’art. 97 della Costituzione: ogni assenza, deve fare i conti con la continuità del servizio. Il diritto è garantito; il suo esercizio è, spesso, negoziato. Gli Atenei online, riconosciuti e abilitati dal MUR hanno modificato la geometria del problema: lezioni in streaming o in differita con tecnologie all’avanguardia, sessioni distribuite lungo tutto l’anno. Il numero di permessi richiesti si riduce e gli ingranaggi tornano a girare senza stridere. Quando il percorso formativo diventa compatibile con l’orario di lavoro, il permesso retribuito perde quella residua ambiguità funzionale. Un diritto che funziona davvero non fa rumore. Non genera contenziosi, non riempie le circolari, non richiede negoziati. Semplicemente viene esercitato.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Antonello Olivieri&lt;br&gt; ordinario Diritto del lavoro,&lt;br&gt; Università Pegaso&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 25 Feb 2026 04:24:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-25T04:24:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Altro che stato di diritto, a Salvini interessa la cultura dello scalpo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/24/news/altro-che-stato-di-diritto-a-salvini-interessa-la-cultura-dello-scalpo-8694332/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Vedo che sul sito della Lega è rimasta questa raccolta firme. Sotto il titolo “Io sto col poliziotto”, cosa giusta, si trova anche questo: “Vogliamo la tutela legale per le forze dell’ordine nel decreto Sicurezza, oltre che più sanzioni per chi gira armato, la stretta sull’accoglienza dei minori non accompagnati e lo stop ai ricongiungimenti familiari”. Quando usi un fatto di cronaca per fare politica, raramente finisce bene.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Martina Trovato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;br&gt; Dopo aver utilizzato un fatto di cronaca in modo strumentale – Salvini, come ricorderete, quaranta minuti dopo il colpo di pistola sparato da un poliziotto contro uno spacciatore a Rogoredo aveva già una risposta precisa su cosa era accaduto e aveva già in mente una riforma da portare in Consiglio dei ministri per dimostrare la bontà delle sue tesi – ieri il vicepremier è riuscito a peggiorare la sua già complicata situazione. E ai giornalisti che gli hanno chiesto conto del suo post fatto pochi minuti dopo quei fatti (“Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Io sto con il poliziotto senza se e senza ma”), Salvini ieri è riuscito ad aggiungere demagogia a demagogia. E lo ha fatto con questa frase: “Chi sbaglia paga, se qualcuno sbaglia in divisa paga anche di più, perché io come tutti gli italiani, anzi come quasi tutti gli italiani, porto rispetto e stima e fiducia nelle forze dell’ordine”. Siamo sempre lì. Ricorrere alle punizioni esemplari è il contrario del rispetto dello stato di diritto. E’ un modo per forzare la mano, per far prevalere l’emotività sulle garanzie, adattando il Codice penale ai propri algoritmi. Ed è un modo per assecondare lo stesso istinto alimentato da Salvini pochi minuti dopo i fatti di Rogoredo: non il rispetto dello stato di diritto, ma la devozione alla cultura dello scalpo.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Il 26 febbraio 2022 l’agenzia Ria Novosti pubblicava un editoriale di Petr Akopov in cui si poteva leggere: “La tragedia del 1991, questa terribile catastrofe nella nostra storia è stata finalmente superata. […] La necessità di risolvere il problema dell’Ucraina non poteva che rimanere una priorità, per due ragioni principali. E la questione della sicurezza nazionale della Russia non è la ragione più importante. Il motivo principale è un eterno complesso di popoli divisi, un complesso di umiliazioni nazionali dovute al fatto che la [nostra] patria ha prima perso parte delle sue fondamenta (Kyiv), e deve sopportare l’idea dell’esistenza di due stati, di due popoli. Continuare a vivere così significherebbe rinunciare alla nostra storia”. Questo revanscismo nazionalista, peraltro già teorizzato da Putin nel saggio “Sull’unità storica di russi e ucraini” pubblicato alla fine del 2021, e nonostante l’annessione della Crimea di dieci anni prima, non fu preso sul serio dall’Europa e dagli Stati Uniti di Biden. Una sottovalutazione pagata a caro prezzo dall’Ucraina (aiuti militari col contagocce e vincoli stringenti al loro uso). Per altro verso, però, raccontano anche i fallimenti dell’autocrate del Cremlino. Akopov (e con lui tutti i propagandisti filorussi) cantava vittoria poche ore dopo l’invasione del Donbas. Dopo quattro anni e un giorno, Mosca deve fare i conti con gli incalcolabili costi umani, economici e di reputazione internazionale di un’impresa a dir poco avventurosa. Beninteso, l’Ucraina è stremata e a Trump non è certo “simpatica”. Ma la sua popolazione, almeno fin qui, non è stata ancora messa in ginocchio. Comunque andrà a finire la guerra, la sua lotta resterà una nobile testimonianza di quanto affermava Hegel nella “Enciclopedia delle scienze filosofiche” (1817): “[…] se un popolo sogna di voler essere libero, nessun potere umano potrà tenerlo nella schiavitù del mero doloroso essere governato”.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Michele Magno&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La sua lettera mi fa venire in mente una chicca. Un virgolettato. Spassoso. “L’altra sera mentre tg e talk rilanciavano l’ennesima fake news americana dell’invasione russa dell’Ucraina (ancora rinviata causa bel tempo) eravamo tutti col fiato sospeso in attesa del verbo (di Draghi)” (Marco Travaglio, 23 febbraio 2022).&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 04:50:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-24T04:50:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>I Giovani democratici a Kyiv siano di ispirazione a Elly Schlein</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/21/news/i-giovani-democratici-a-kyiv-siano-di-ispirazione-a-elly-schlein-8687888/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - E’ dimostrato che i dazi di Trump si&amp;nbsp;potevano benissimo estrarre a sorte.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Giuseppe De Filippi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Come primo atto da responsabile Esteri dei Giovani democratici ho deciso di andare in Ucraina. Il 24 febbraio sarà il quarto anniversario dell’invasione russa, ed esserci è un atto politico di vicinanza al popolo ucraino, martoriato da anni di guerra. Sono in viaggio verso Odessa dove la situazione non è facile: attacchi di droni ormai quotidiani, elettricità che va e viene, riscaldamento che spesso salta, nel mezzo di un rigido inverno. Se quattro anni fa l’invasione aveva sconvolto l’Europa, oggi la guerra è una triste quotidianità con cui fare i conti. Ritengo, come rappresentante dei Giovani democratici, che esserci, ascoltare la voce degli ucraini, toccare con mano quello che sta succedendo sul campo sia un atto necessario. Ascoltare la voce del popolo che sta subendo è la prima e più importante direttrice per guidarci nella risoluzione di un conflitto. A Odessa cercherò di parlare il più possibile con gli ucraini, ascoltare le loro storie, per poter dar voce alle loro idee. Riporterò in Italia una testimonianza diretta di ciò che sta succedendo sul campo e porterò la nostra vicinanza al popolo ucraino durante questo quarto, terribile anniversario della guerra. Sperando sia l’ultimo e che ci aspetti un futuro migliore, di pace.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ludovico Manzoni responsabile Esteri dei Giovani democratici&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Il vero antifascismo oggi è questo. Bravo Ludovico. Al ritorno prova a spiegare anche al segretario non dei Giovani democratici ma del Partito democratico quanto sia importante celebrare, in Ucraina, la resistenza dell’eroico popolo ucraino. Da quando è alla guida del Pd, purtroppo, Elly Schlein non ha trovato il tempo di abbracciare quel popolo di eroi, e di cantare con loro: belli ciao, cari putiniani.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Ho letto sul tuo giornale &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/20/news/il-vangelo-secondo-petrecca-si-dimette-e-accusa-fdi-8682491/"&gt;l’articolo di Carmelo Caruso che mi cita.&lt;/a&gt; Confesso che, più che indignarmi, ho provato un certo stupore: quando la polemica diventa caricatura, significa che si è superata la soglia del giornalismo per entrare nel territorio della comicità. E lasciamo ai comici il loro lavoro – che è molto serio. Definirmi “ala stragista della Rai” non è una brillante iperbole: è un’improvvida etichetta che contribuisce ad alimentare un clima di delegittimazione e odio. In Rai non esistono cellule brigatiste né reparti dei Nar; esistono professionisti che lavorano, con idee diverse, esercitando – nel mio caso – la libertà di pensiero nel rispetto delle persone. Amo l’azienda per cui lavoro e difendo il pluralismo, che dovrebbe essere il primo presidio della Rai e anche di un giornale liberale. Non chiedo abiure né drammi: solo quel rispetto che io stessa pratico quotidianamente, anche verso chi non la pensa come me. Con stima – e con un sorriso che resta tale solo finché resta civile.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Incoronata Boccia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Risponde Carmelo Caruso. Cara Boccia, mai odio mai delegittimazione. Mai. Solo critica aspra, polemica appassionata (come piace tanto alla appassionata Boccia).&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Abbiamo letto con grande sorpresa l’articolo dal titolo &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/02/20/news/meloni-duella-con-macron-le-lobby-green-le-societa-energetiche-allontana-le-urne-il-rischio-ritorsioni-dai-pm-di-milano-8682918/"&gt;“Meloni forti: duella con Macron, lobby green e grandi società”, &lt;/a&gt;pubblicato sul Foglio del 20 febbraio, laddove si allude a fantasiose cessioni di titoli Enel da parte dell’amministratore delegato alla vigilia del varo del decreto legge Energia. Forse l’autore del pezzo non sa o omette di dire che in Italia, per legge, un amministratore, membro del cda di una società quotata, deve dichiarare pubblicamente eventuali acquisti o vendite di titoli di tale società. Non solo. Un amministratore non può nemmeno comprare e vendere titoli quando vuole, poiché ci sono periodi in cui ciò non è possibile. Per Enel è così, visto che – com’è noto – il 23 febbraio presenterà il suo nuovo piano industriale e il 19 marzo la relazione finanziaria annuale relativa all’esercizio 2025. L’autore del pezzo si mostra anche male informato: non si comprende su quali basi possa scrivere che l’amministratore delegato di Enel fosse a conoscenza dei contenuti della versione definitiva del suddetto decreto legge prima della sua approvazione, circostanza semplicemente non vera. Oltre che falso, quanto scritto è ulteriormente grave in quanto le allusioni riportate possono configurare una manipolazione del mercato che saranno le autorità competenti a vagliare. Per parte nostra ci riserviamo ogni azione a tutela. Cordiali saluti.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Francesco Spini,&amp;nbsp;Company Spokesperson Enel&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Naturalmente l’autore dell’articolo sapeva bene del dovere, per legge, per un membro del cda, di dichiarare pubblicamente eventuali acquisti o vendite di titoli: non vi era naturalmente né lontanamente né velatamente alcun intento allusivo. Ci dispiace per l’equivoco. Grazie della precisazione.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Davanti a un panorama demografico invecchiato e indebolito, si rende necessario impegnarsi per stimolare il rientro di giovani formati che hanno maturato esperienze professionali e lavorative all’estero, ma cosa fare per agevolare questo “rientro di cervelli” nel nostro paese? Soprattutto ora che l’Amministrazione Usa ha proceduto a notevoli tagli nelle università e che si intravede con maggiore lucidità l’enorme potenziale generato da questo rientro, occorre favorire occasioni di matching mirato tra domanda di talenti e offerta di competenze specifiche e non generiche e dar forma a un sistema attrattivo che possa valorizzare queste ultime. Come presidente del Movimento cristiano lavoratori, ritengo che le agevolazioni non debbano solo riguardare il piano fiscale e contributivo per le aziende che li assumono con contratti a tempo indeterminato, ma vadano sapientemente combinate a delle misure di sostegno all’housing di lungo periodo. Oltre a questo, particolare attenzione va rivolta a garantire un tessuto professionale imprenditoriale e più meritocratico in cui svolgere lavori qualificati e remunerativi, all’interno di una comunità caratterizzata da una vita sociale attiva e di qualità. I giovani ritorneranno – o resteranno – in Italia solo se saranno posti nelle condizioni di vivibilità di cui ogni cittadino avrebbe diritto di godere tanto nelle grandi città quanto nei piccoli centri.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Alfonso Luzzi, presidente del Movimento cristiano lavoratori&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Con riferimento &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/02/13/news/saipem-vuole-costruire-la-prima-raffineria-privata-in-libia-8653413/"&gt;all’articolo 13/2/2026 “Saipem studia la costruzione della prima raffineria privata in Libia”,&lt;/a&gt; il sig. Ahmed Gadalla ha chiesto la pubblicazione della seguente rettifica: “Il sig. Ahmed Gadalla non ha nulla a che fare con presunti traffici internazionali di armi; tra la società Alushibe Group del sig. Gadalla e la società UDS Shipping Services Llc, proprietaria della portacointainer Aya 1 intercettata al largo dell’isola di Creta nel luglio del 2025, non intercorre alcun collegamento”.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sat, 21 Feb 2026 04:32:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-21T04:32:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>La Zes, un buon modello per curare la sindrome dello zero virgola</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/20/news/la-zes-un-buon-modello-per-curare-la-sindrome-dello-zero-virgola-8682361/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Gentile direttore Cerasa, le racconto un breve e divertente aneddoto, un punto di vista esterno sulla riforma della giustizia e sull’enormità, nonché sulla normalizzazione dell’anomalia del sistema Italia. Quando ho iniziato a lavorare a Bruxelles grazie a uno stage presso il Parlamento europeo, il mio superiore era finlandese. Ci siamo incontrati il primo giorno per una rapida presentazione e per conoscerci prima di iniziare a lavorare. Siamo velocemente finiti al classico scenario della capitale europea, fatto di differenze e stereotipi tra vari paesi. Nel nostro caso, Italia e Finlandia. Invece di parlare di clima, cucina o abitudini, gli domandai a bruciapelo: mi sapresti nominare tre pm (public prosecutors) finlandesi che siano personaggi noti? Mi guardò come se fossi matto. Gli spiegai allora come funzionano le cose da noi e rimase incredulo. Sono passati anni e continuo a pensare che in Finlandia nessun pm abbia mai trascorso nemmeno un’ora in televisione.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Antonio Astolfi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Quando in un paese il presidente della Repubblica si ritrova costretto a ricordare che “giudici e pubblici ministeri hanno il dovere di essere e di apparire – apparire ed essere – irreprensibili e imparziali” (28 maggio 2025) significa una cosa semplice: che in quel paese i giudici e i pubblici ministeri giocando un po’ troppo con il processo mediatico non fanno di tutto per apparire ed essere irreprensibili e imparziali. E la ragione per cui non lo fanno è semplice: in un paese in cui spesso si fa carriera per appartenenza, e non solo per merito, fare notizia per quel che si dice a volte è più importante che fare notizia per quel che si fa.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - “Se non vi aiutate voi, né la Provvidenza né il governo vi aiuteranno”. Così Antonio De Viti De Marco, grande economista pugliese, ammoniva il Mezzogiorno oltre un secolo fa. Oggi quella lezione è più attuale che mai. Perché i numeri dimostrano che quando il sud si organizza e investe su sé stesso, i risultati sono sorprendenti: tra il 2019 e il 2024 il Mezzogiorno ha registrato una crescita del pil del +7,7 per cento, superando la media nazionale. La Puglia ha fatto ancora meglio: +10,9 per cento tra il 2014 e il 2023. Non solo: con 3.702 startup innovative, il sud rappresenta oggi il 26 per cento del totale nazionale. Un dato che sarebbe stato impensabile soltanto qualche anno fa e che oggi testimonia una vitalità imprenditoriale ben lontana dagli stereotipi e dai falsi miti, che caratterizzano ancora la narrazione meridionalista. Visto da Bari e dal Mezzogiorno, il dibattito lanciato da Claudio Cerasa sulla necessità di mettere l’agenda del “Partito del pil” al centro dell’azione di governo è ancora più importante. Perché qui più che mai occorre supportare con provvedimenti concreti lo sforzo (a volte eroico) di centinaia di migliaia di imprenditori che negli ultimi anni hanno risvegliato l’economia meridionale da un lungo letargo. Senza dimenticare che, forse per la prima volta nella storia, una misura dedicata a chi fa impresa nel Mezzogiorno è diventata un modello nazionale: è la Zes, che ha attratto capitali e creato occupazione grazie a semplificazioni e incentivi automatici. La proclamazione di Bari e Bat come “Capitale della cultura d’impresa 2026” sigilla questo cambiamento profondo: la diffusione di una cultura imprenditoriale che vede nell’innovazione e nell’apertura ai mercati le chiavi per competere. Ora serve una scelta di campo netta a favore dello sviluppo, dell’innovazione e del rischio. Mettendo in campo l’agenda definita dal presidente Orsini e fondata su due pilastri: un piano pluriennale per l’industria, che vada oltre i vincoli delle singole leggi di Bilancio per agevolare gli investimenti e l’innovazione, e l’abbattimento dei costi record dell’energia che oggi rappresentano un macigno sulla competitività delle imprese italiane. Il sud ha dimostrato di saper correre. Ora ha bisogno di un sistema-paese che non si rassegni alla “sindrome dello zero virgola”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mario Aprile&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;presidente Confindustria Bari-Bat&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La Zes ha funzionato bene, ha creato semplificazioni, ha eliminato un po’ di burocrazia, ha generato occasioni di crescita. E se il modello delle semplificazioni regionali diventasse un modello di semplificazione nazionale ci sarebbero ragioni ulteriori per essere ottimisti rispetto alla capacità di non rassegnarsi alla sindrome dello zero virgola. In bocca al lupo.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 03:47:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-20T03:47:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Il sorteggio non può essere buono solo per giudicare i ministri</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/19/news/il-sorteggio-non-puo-essere-buono-solo-per-giudicare-i-ministri-8677563/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Ho letto sul suo giornale il richiamo del presidente Augusto Barbera all’elementare dovere di “fact checking”, vale a dire di leggere “le disposizioni del testo Nordio” senza far dire loro più di quanto consentano la lettera e l’interpretazione logico-sistematica. Proprio perché quel richiamo riguarda tutti, intervengo sul tema del sorteggio dei consiglieri togati previsto dalla riforma costituzionale sottoposta a referendum. Da un lato, il sorteggio è stato descritto come se la riforma introducesse un principio di casualità, quasi che l’autogoverno della magistratura venisse affidato alla pura sorte, come in una partita ai dadi: una suggestiva metafora che nel dibattito è stata impiegata testualmente. Dall’altro, il sorteggio è presentato come opzione salvifica contro il correntismo, con toni da crociata che ne amplificano la pretesa capacità di contenere le degenerazioni del sistema delle correnti. Entrambe le rappresentazioni eccedono il dato normativo. Il nuovo articolo 104 Cost. prevede il sorteggio “nel numero e secondo le procedure stabiliti dalla legge”. Non si tratta di un inciso marginale: la Costituzione enuncia il criterio generale, ma rinvia al legislatore ordinario la disciplina concreta del meccanismo, dalla formazione delle liste ai requisiti di eleggibilità, dalle modalità operative alle eventuali incompatibilità. Il sorteggio, dunque, non è affidato a una casualità priva di regole, ma opera entro una cornice normativa definita. La legge di attuazione, inoltre, non sarà libera di operare arbitrariamente: dovrà rispettare i princìpi di ragionevolezza, eguaglianza e buon andamento (artt. 3 e 97 Cost.), nonché le garanzie di indipendenza della magistratura, sotto il controllo della Corte costituzionale. Allo stesso modo, il testo non attribuisce al sorteggio una funzione automaticamente risolutiva di prassi consolidate nel sistema delle correnti. Le riforme possono modificare le regole, ma non cambiano automaticamente le prassi. Il testo, letto per ciò che effettivamente dispone, non consegna la giustizia al caso né attribuisce al sorteggio virtù salvifiche: introduce un meccanismo regolato, rimesso alla legge e sottoposto al controllo di costituzionalità. Non credo nelle bacchette magiche, ma l’assetto vigente non mi persuade e non vedo motivi per negare alla riforma la possibilità di migliorarlo. Anche per queste ragioni voterò Sì al referendum.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rodrigo Merlo&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; già procuratore aggiunto di Firenze&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Grazie della lettera, molto centrata. Aggiungerei un elemento. Per giudicare i ministri (cioè membri del potere esecutivo) la legge prevede un Tribunale dei ministri composto tramite sorteggio tra magistrati. Per giudicare disciplinarmente magistrati o per eleggere componenti del Csm, il sorteggio diventa, per gli stessi che considerano normale la presenza di un Tribunale dei ministri composto tramite sorteggio, un attentato alla democrazia o all’indipendenza della magistratura. La domanda dunque è: ma se il sorteggio è considerato uno strumento idoneo a garantire imparzialità quando si tratta di giudicare i ministri perché diventa un attentato all’autonomia quando serve a limitare il peso delle correnti nella magistratura?&lt;br&gt; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Tutte le cose buone della vita sono immorali, illegali, fanno ingrassare o attentano all’autonomia e all’indipendenza della magistratura.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Guido Vitiello&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;In relazione all’articolo pubblicato il 16.02.26 a firma Antonucci (Toghe Impunite. Hanno sbagliato? Promossi), la &lt;strong&gt;dott.ssa Silvia Corinaldesi &lt;/strong&gt;ha chiesto la pubblicazione della seguente rettifica:&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;“Il dato citato dal giornalista per il suo diffamatorio giudizio (promozione “surreale” e “ritardi astronomici”) viene estrapolato dalle statistiche e decontestualizzato dal resto del parere del Consiglio Giudiziario cui esse sono allegate, che invece giustifica il ritardo medesimo con l’elevatissimo carico di lavoro gravante nel periodo in questione sulla magistrato e loda la sua produttività in termini quantitativi. Se il giornalista avesse esaminato anche il testo del parere – condiviso dal Csm – si sarebbe accorto che quelle stesse statistiche sono messe dal C.G. in relazione all’eccezionale carico di lavoro derivante dai ruoli ereditati dalla dott.ssa Corinaldesi, che li ha smaltiti con una produttività lodata dal Consiglio Giudiziario: dal 2018 le sono stati assegnati, oltre al ruolo del Presidente di Sezione, i ruoli di un collega cessato dal servizio e di uno trasferito. Dal 01.12.2020, per oltre un anno e mezzo, si è aggiunta l’attività di Presidente f.f. e tutte le incombenze organizzative (che hanno reso pressoché residuale il tempo a disposizione per l’attività giurisdizionale, come nota il C.G.). Eppure, come afferma il C.G., ella si è sempre distinta per una elevatissima produttività, ottenendo ottimi risultati in termini quantitativi proprio in quegli anni in cui il giornalista rileva i ritardi: nel 2019 deposita 493 provvedimenti; nel 2020, 390; nel 2021; 728; nel 2022, 830. Contemporaneamente ha: redatto, come presidente f. f. di un Tribunale distrettuale, il progetto Tabellare 2020-2022, più di 50 provvedimenti di variazione tabellare, il programma di gestione 2022, indetto concorsi interni, stilato protocolli interni e convenzioni, rapporti per le valutazioni di professionalità... Una produttività elevatissima: un esame obiettivo e completo dei documenti a disposizione del Csm avrebbe permesso di verificare che i transitori ritardi nel periodo considerato erano da imputare allo smaltimento di ruoli e compiti non propri, restituendo l’immagine di una magistrato dedita in maniera encomiabile al suo lavoro. L’opposto di una ‘promozione surreale’ per ‘ritardi astronomici’”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Risponde &lt;strong&gt;Ermes Antonucci.&lt;/strong&gt; Ho esaminato sia il verbale 21.6.2025 della seduta del Csm, ove la delibera concernente la dott.ssa Corinaldese è stata approvata con 9 voti favorevoli, 5 voti contrari e 12 astensioni, sia i relativi interventi di tutti i Consiglieri chiamati al voto su ogni punto in discussione.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 19 Feb 2026 03:58:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-19T03:58:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La subordinata di Monti e la forma di populismo su cui voteremo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/18/news/la-subordinata-di-monti-e-la-forma-di-populismo-su-cui-voteremo-8673660/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - L’omicidio a Lione, in piena Europa dunque, di Quentin Deranque, giovane di destra e innocuo, morto per le sue idee, giuste o sbagliate che fossero, per mano degli islamo-gauchisti, assomiglia molto a quello di Sergio Ramelli di cui tanti anni fa a Milano scoprimmo i ben protetti responsabili. Un certo “antifascismo” è un fascismo al contrario, però di maggior successo e che gode di solito di maggiori indulgenze. Il nostro paese da trent’anni, per fortuna, non conta morti per atti di violenza politica. Vigiliamo, così si diceva una volta, perché non sia in condizione di agire, chi, senza alcuna distinzione, potrebbe far ripartire quel conteggio.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Guido Salvini&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Non è poi così strano che la Chiesa cattolica, o gran parte di essa, voglia conservare quel po’ che resta del rito inquisitorio. In fondo, per molti secoli, con l’Inquisizione ha avuto una certa confidenza. Non trova?&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Luca Rocca&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Più che evocare l’Inquisizione, forse, per aprire gli occhi alla Chiesa, rispetto al dovere di dare un contributo per combattere una giustizia ingiusta che crea masse di colpevoli fino a prova contraria, basterebbe ricordare Matteo 25,40: “In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - “Questo governo ha l’idea che chi prende un voto in più alle elezioni non deve essere controllato e non deve essere sottoposto al controllo della magistratura. E questa è un’idea sbagliata”. Letterale. Elly Schlein, segretaria del Pd, a una manifestazione del No in Sicilia. Nemmeno al Bar dello Sport si sentono affermazioni di questa povertà politico-culturale.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Roberto Volpi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Ho molta stima per Mario Monti. Da parlamentare nella XVI legislatura ho appoggiato senza riserve il suo governo e l’ho seguito nella esperienza di Scelta civica. Sono rimasto basito per le sue dichiarazioni sul voto nel referendum del 22/23 marzo. Che una personalità della sua statura condizioni il suo voto alla leggenda metropolitana della subordinazione di Giorgia Meloni a Trump e per questo sia disponibile, votando No, a non contribuire alla liberazione dei cittadini dal sistema delle procure deviate mi sembra incomprensibile. Soprattutto quando la questione della subordinazione si gioca in tutto l’occidente su qualche aggettivo più o meno truce, nella più totale inutilità.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Giuliano Cazzola&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;br&gt; La stima per Monti, da parte di chi scrive, rimane grande, nonostante la subordinata. Suggerirei un elemento di riflessione in più sul tema: votare Sì è l’unico modo per evitare che in Italia possa continuare a proliferare una forma di populismo non meno pericolosa del trumpismo. Tre parole: il populismo giudiziario.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Il decreto bollette piace a pochi e solleva molte proteste. Nonostante il tentativo di ridurre strutturalmente il costo dell’energia. C’è chi si lamenta perché magari deve rinunciare a una parte dei ricchi incentivi fin qui ricevuti, chi perché invece questi incentivi li vorrebbe e &amp;nbsp;chi perché l’eliminazione di tasse preesistenti (Ets), che di per sé sembra cosa buona, altera a suo sfavore le condizioni del mercato elettrico. Ovviamente andare a modificare regole passate sulla base delle quali si è fino a oggi organizzato il comportamento dei diversi attori comporta inevitabili &amp;nbsp;problemi e annuncia un contenzioso senza fine davanti ai Tar. Tutto questo è la conseguenza dell’uso alterato del mercato elettrico che si è fatto nei decenni passati. La parte di energia elettrica che viene negoziata a condizioni di parità sul mercato si è andata via via riducendo nel corso degli anni a favore di tassazioni e incentivi per questa e quella fonte. Inoltre &amp;nbsp;la parte fissa delle bollette, i cosiddetti oneri vari di sistema, è andata anch’essa aumentando nel tempo, caricata &amp;nbsp; di costi di vario tipo. Né l’Europa migliora le cose, anzi le complica. Basti pensare alla recente introduzione del sistema Cbam, cioè una tassa imposta sulle importazioni di CO2 per compensare l’altra tassa (Ets) messa sui produttori europei di CO2. Un incentivo insomma chiama inevitabilmente un altro incentivo e una tassa un’altra tassa. &amp;nbsp;E così via cercando di mettere mano a una giungla ormai quasi inestricabile. Mentre tutti lodano il mercato &amp;nbsp;in realtà tutti cercano di aggirarlo. Chi ne fa le spese è normalmente il consumatore, soprattutto se non è in grado di fare sentire la sua voce. Qualche colpo d’accetta a questo punto pare inevitabile se veramente la giungla la si vuole sfoltire e insieme portare qualche beneficio in termini &amp;nbsp;di riduzione del costo dell’energia.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Chicco Testa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Errata corrige. Nell’articolo uscito sul Foglio del 13 febbraio scorso dal titolo “Bengasi fa il pieno” abbiamo scritto che, tra le società di proprietà dell’imprenditore libico Ahmed Gadalla, c’è anche la Waad Libyan Company for Cement and Building Materials. Siamo stati tratti in errore, perché in realtà la società posseduta da Gadalla è un’altra Waad, la Waad Engineering and Consulting Company e non risulta aver beneficiato di lettere di credito dalla Banca centrale libica.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 18 Feb 2026 04:49:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-18T04:49:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La destra è forcaiola e garantista. La sinistra è forcaiola e basta</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/17/news/la-destra-e-forcaiola-e-garantista-la-sinistra-e-forcaiola-e-basta-8667989/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - I cattivi maestri con l’età peggiorano, come dimostra Massimo D’Alema che, parlando di referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, sostiene che la destra si traveste da garantista ma “in realtà era e resta forcaiola”. Cosa c’entri il quesito con la forca e, in senso più lato, con un presunto atteggiamento della destra violento e repressivo lo sa soltanto lui, che continua comunque a frequentare leader di regimi, questi sì violenti e repressivi come Cina e Russia. Con i migliori saluti.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Roberto Alatri&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Una parte di ragione D’Alema ce l’ha. La destra resta forcaiola, su molti aspetti. Resta un’avversaria del garantismo, quando si pensa alla sicurezza. Gioca spesso con il populismo penale, quando si parla di pene aumentate sulla base dell’agenda mediatica. Ma la destra ha una caratteristica oggi. E’ sia forcaiola, sia garantista. Alla sinistra, invece, manca una delle due parti. Proviamo insieme a indovinare quale?&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Nicola Gratteri non si concede nemmeno il dubbio che un indagato e &amp;nbsp;un imputato, &amp;nbsp;come sancisce la Costituzione, &amp;nbsp; &amp;nbsp;godono di una presunzione assoluta di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma le &amp;nbsp;infelici esternazioni del procuratore per antonomasia non sono una novità; manifestano e confermano, invece, la pretesa delle procure di fare giustizia sommaria a modo loro (magari con l’aiuto della gogna mediatica) senza l’inutile perdita di tempo del processo.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Giuliano Cazzola&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Pubblico ministero e Costituzione. La separazione delle carriere era oggetto della proposta di una “corrente” dell’avvocatura, l’Unione delle Camere Penali, ripresa all’inizio di questa legislatura da diverse proposte di parlamentari. &amp;nbsp;Tutte spazzate via dal ddl Meloni/Nordio, nel quale è solo il chiodo cui è appeso il sostanziale ridimensionamento del Csm, quale organo di garanzia effettiva del principio di indipendenza. Il prof. Augusto Barbera, in un articolo sul Foglio di ieri, accusa i magistrati sostenitori del No di aver scelto la post verità e richiama il rispetto per gli “strumenti propri del linguaggio giuridico”. Raccolgo l’autorevole invito e riprendo in mano il nostro testo fondamentale. &amp;nbsp;“Le parole sono pietre”, il linguaggio della Costituzione è preciso. Con “magistrati” e “magistratura” si indicano sia giudici che pm. Art. 106 Cost.: “Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso”. Art. 107 comma 1 Cost.: “I magistrati sono inamovibili”. Quando si vuole far riferimento alla sola magistratura giudicante si dice “giudici”: art. 101 comma 2 Cost.: “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”. L’indipendenza della magistratura tutta è scolpita nel primo comma dell’art. 104 Cost. “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Una radicale innovazione rispetto al fascismo, ma anche rispetto all’Italia liberale. Per la prima volta le stesse garanzie di indipendenza sono assicurate anche ai pm. Fino ad allora, ad esempio. il ministro della Giustizia poteva d’un tratto trasferire il pm di Asti a Barcellona Pozzo di Gotto, non godendo dell’inamovibilità. Con la riforma sottoposta a referendum all’attuale testo dell’art. 104 Cost., che rimane immutato, si aggiunge: “Ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. E’ alquanto ardito sostenere che con questa aggiunta la garanzia costituzionale di indipendenza viene “estesa” anche al pubblico ministero, o come altri, più cautamente, scrivono “viene rafforzata”. E non cambia nulla quanto alla possibilità che, grazie all’art. 107 terzo comma Cost., “il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario” e il legislatore ordinario possa dettare una diversa organizzazione interna dell’ufficio del pubblico ministero. E’ una norma frutto di un compromesso, che ha consentito negli anni al legislatore ordinario di allentare o irrigidire una qualche forma di gerarchia nelle procure. Ancora linguaggio giuridico. Dovremmo al fascismo l’unicità delle carriere di giudici e pm. E’ stato riscoperto l’abrogato art. 190 dell’Ordinamento giudiziario Grandi del 1941: “La magistratura giudicante e requirente, unificata nel ruolo di anzianità, è distinta relativamente alle funzioni”. &amp;nbsp;Parola magica “unificata”, ma il nodo è nel burocratico “ruolo di anzianità”, banalmente la base per la progressione nello stipendio e l’accesso ai gradi superiori. E’ la riproduzione dell’art. 18 dell’Ordinamento Zanardelli del 1890: “Le carriere delle magistrature giudicanti del pubblico ministero, continuando a rimanere distinte quanto alle funzioni, sono eguali e promiscue quanto agli aumenti di stipendio e alle promozioni. I magistrati che vi appartengono sono compresi in una graduatoria unica e per ciascuno dei gradi e delle categorie che si corrispondono nelle due carriere”. Il fascismo con l’Ordinamento giudiziario Grandi non fa altro che confermare quanto era stato già stabilito mezzo secolo prima; semmai rafforza la dipendenza del pm dall’esecutivo ponendolo sotto la “direzione” del ministro. Chi ha studiato la questione (P. Marovelli, “L’indipendenza e l’autonomia della magistratura italiana dal 1848 al 1923”, 1967, 164 pp.) lo aveva scritto già da tempo: “Le carriere del pm e della magistratura giudicante, secondo l’articolo 18, dovevano continuare a rimanere distinte quanto alle funzioni, ma sarebbero state uguali e promiscue quanto agli aumenti di stipendio e alle promozioni. I magistrati che vi appartenevano sarebbero stati compresi in una graduatoria unica per ciascuno dei gradi e delle categorie che corrispondevano alle due carriere”.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Edmondo Bruti Liberati&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;br&gt; Grazie del suo contributo, gentile Bruti Liberati, con molti spunti interessanti, ma come immaginerà non sufficientemente convincenti per noi incalliti sostenitori del Sì. Rispetto al testo favoloso del professor Augusto Barbera le confesso che l’argomentazione del prof. mi sembra particolarmente convincente. La riproponiamo: “Continuo a ritenere che la domanda da porsi è la seguente: la riforma Nordio salvaguarda i princìpi costituzionali sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura? In tanti abbiamo risposto che tali princìpi non solo vengono salvaguardati ma addirittura decisamente rafforzati. Non solo viene salvaguardato l’art. 104 della Costituzione ma la garanzia costituzionale viene estesa anche ai pubblici ministeri che invece il vigente art. 108, ultimo comma, affida alla legge ordinaria”. Forte e chiaro, ci sembra. Grazie.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 17 Feb 2026 05:04:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-17T05:04:00Z</dc:date>
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      <title>“Se non vuoi essere indagato, vota No”: arriveremo anche a questo?</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/14/news/-se-non-vuoi-essere-indagato-vota-no-arriveremo-anche-a-questo--8659940/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - “Il procuratore di Napoli invita infine a esaminare le posizioni espresse sui social in merito al referendum e alle sue dichiarazioni: – Vediamo le persone che scrivono chi sono, persone perbene, pregiudicati, parenti di pregiudicati. C’è di tutto, ma vediamo i numeri. E vediamo più avanti se serve altro” (la Gazzetta del Sud di ieri). Caro Cerasa, mi devo preoccupare?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Michele Magno&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Prossimo passaggio quasi inevitabile: se non vuoi essere indagato, vota No.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Nel dibattito sulla riforma Nordio, i sostenitori del No affermano che la separazione delle carriere rappresenterebbe il “primo passo” verso la dipendenza del pubblico ministero dal potere esecutivo. E’ un argomento di traiettoria: non sostiene che il pubblico ministero venga posto oggi agli ordini del governo, ma che si modifichi l’assetto in modo da rendere possibile, domani, un suo assoggettamento. E’ un allarme che richiama la storica tensione tra politica e magistratura. Ma, alla luce del testo approvato, non trova riscontro. La riforma non attribuisce al governo poteri di direzione sull’azione penale né introduce vincoli gerarchici esterni; al contrario, inserisce espressamente in Costituzione l’appartenenza del pubblico ministero alla magistratura quale ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Nel testo originario, l’art. 104 proclamava l’autonomia e l’indipendenza della magistratura senza dichiarare espressamente che la carriera requirente ne facesse parte. L’inclusione del pubblico ministero nell’ordine giudiziario era una conclusione solida, fondata sull’impianto del Titolo IV e sulla prassi, ma non era espressamente formulata nella norma che sancisce l’indipendenza. Ne consegue che una legge ordinaria volta a collocare il pubblico ministero sotto l’esecutivo si porrebbe, ove la riforma fosse approvata, in contrasto con una disposizione costituzionale esplicita. Si può essere contrari alla separazione delle carriere per molte ragioni. Ma sostenere che essa apra la strada alla subordinazione del pubblico ministero significa ignorare il dato decisivo: quando un principio è espressamente inserito in Costituzione, il suo superamento diventa ancora più difficile. Non si indebolisce un argine scrivendolo nella pietra.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rodrigo Merlo&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Perfetto. Un altro tassello per comporre un mosaico interessante. Chi accusa la riforma Nordio di essere fascista non si ricorda che la riforma permette di superare il fascistissimo Codice Rocco. Chi accusa la riforma Nordio di essere di estrema destra non si ricorda, come ricorda oggi il ministro sul Foglio, che buona parte di questa riforma è l’attuazione di un codice, il Vassalli, scritto da un partigiano. Chi accusa la riforma Nordio di essere un veicolo di aggressione al pubblico ministero dimentica di ricordare che un pm tutelato per legge e uno tutelato per Costituzione fanno una bella differenza. Grazie.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Possono iniziare a coincidere l’Europa possibile e l’Europa dei sogni? Così lei si interroga nell’editoriale del 13 febbraio propendendo per una condivisibile risposta positiva. Agevolerebbe questo avvicinamento se venisse finalmente affrontata l’applicazione del principio di sussidiarietà in base al quale ciò che può essere fatto meglio a livello inferiore non va accentrato, un principio che è presente già nei trattati di Roma. Non si tratta di ritagliarsi aree di autonomie nazionali, ma di superare resistenze e dubbi sui poteri centrali, e così creare i presupposti per il superamento anche del potere di veto, nonché per l’introduzione di una flessibilità che non si intenda come deregolamentazione.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Angelo De Mattia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sat, 14 Feb 2026 04:05:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-14T04:05:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Votare Sì significa difendere il garantismo contro il gratterismo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/13/news/votare-si-significa-difendere-il-garantismo-contro-il-gratterismo-8654360/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - “Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente” (Nicola Gratteri, intervista al Corriere della Calabria). Cabaret futurista o libertà di pensiero? Propendo per la seconda ipotesi: “La libertà di pensiero ce l’abbiamo, ora ci vorrebbe il pensiero” (Karl Kraus).&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Michele Magno&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Per dirla come uno dei maestri di Gratteri: non esistono sostenitori del Sì innocenti, esistono solo colpevoli sostenitori del Sì non ancora scoperti. Detto tra parentesi: è bello sapere che nella magistratura non ci sono magistrati rancorosi, ideologizzati, incapaci di tenere a bada i propri istinti primordiali. &amp;nbsp;Più gratterismo o più garantismo? Il senso del referendum, in fondo, è anche questo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Non posso credere che il Procuratore Gratteri abbia veramente espresso il concetto secondo cui voteranno No le “persone perbene” e voteranno Sì “massoneria deviata o imputati”. Sono certo che smentirà chi gli attribuisce queste parole. Altrimenti significherebbe che un magistrato come Nicola Gratteri, che stimo per la sua storia, cade nella peggiore demagogia, criminalizzando milioni di cittadini che la pensano in modo diverso dal suo. Purtroppo questa affermazione segue di poche ore un’altra falsità detta dal Procuratore Gratteri, quella che la separazione delle carriere avvantaggi solo “ricchi e potenti” e che trasformerebbe il pubblico ministero in un “avvocato dell’accusa” e indebolirebbe le tutele. Anche questo non è vero e non si capisce da cosa tragga questa conclusione. Anche se, a esser sincero, mi piacerebbe chiedere al Procuratore Gratteri quanti pm conosce che cercano le prove a favore dell’indagato. Quello che conta – e che i sostenitori del No non dicono – è che con la riforma l’obbligatorietà dell’azione penale non viene meno. La verità è che la separazione delle carriere non è un attacco alla magistratura, ma una scelta di civiltà giuridica. Noi avvocati siamo convinti dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e sosteniamo il rafforzamento dell’imparzialità dei giudici attraverso una netta distinzione tra magistratura giudicante e inquirente. La terzietà del giudice dal pubblico ministero, e da qualunque potere dello stato, è una condizione indispensabile per la difesa. Davanti a un giudice, collega del pm, con il quale condivide carriera, criteri di avanzamento e stipendiali, assegnazione di incarichi direttivi e semidirettivi, e anche l’organo disciplinare, il cittadino è solo, e dalla sua parte ha soltanto l’avvocato, che però oggi, per i giudici e per i pm, è un estraneo. Il confronto pubblico, purtroppo, si è trasformato nell’ennesimo scontro tra partiti. L’avvocatura è estranea a questa polarizzazione. Quando si parla di diritti e di princìpi costituzionali gli avvocati non si schierano con nessuno, se non con i cittadini. Ed è proprio a loro che ci rivolgiamo: andate a votare guardando al merito. La separazione delle carriere, insieme a un doppio Csm, mira a evitare che un unico organo governi funzioni diverse. Autonomia e indipendenza restano intatte. Si rafforza invece la terzietà del giudice e con essa la giustizia.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Francesco Greco&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; &lt;em&gt;presidente&amp;nbsp;del Consiglio Nazionale Forense&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Fri, 13 Feb 2026 03:13:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-13T03:13:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Le parole di Albanese e un monito: l’antisionismo è antisemitismo</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/12/news/le-parole-di-albanese-e-un-monito-l-antisionismo-e-antisemitismo-8649626/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - A proposito dell’articolo “&lt;a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/02/07/news/il-silenzio-delle-femministe-sulla-giornata-dell-hijab-a-new-york-paura-mascherata-da-inclusione-8627278/"&gt;Il silenzio delle femministe sulla Giornata dell’hijab&lt;/a&gt;”, colpisce che Lucetta Scaraffia torni a intonare una litania ormai ben nota, che risulta ancor più stonata quando a pronunciarla è una donna. Il primo febbraio, infatti, le femministe, per esempio le Radfem italiane, non sono affatto rimaste in silenzio: hanno celebrato il No Hijab Day, iniziativa ideata nel 2018 dalla canadese di origine egiziana Yasmine Mohammed in risposta al World Hijab Day. Quest’anno, per la prima volta, l’evento si è svolto anche dal vivo in diverse città del mondo, per dare sostegno concreto alle donne che sono obbligate a portare il velo e che, in molti paesi come l’Iran, vengono arrestate, picchiate e perfino uccise se non lo indossano correttamente o se scelgono di toglierlo. Ma tutto questo Scaraffia non lo sa o non lo vuole sapere.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Monica Ricci Sargentini&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Risponde Lucetta Scaraffia. Il problema non è il velo in sé, contro il quale combattono giustamente alcuni gruppi femministi. Il problema è Mamdani che ha celebrato l’adozione del velo da parte delle donne islamiche di New York. E su questo atto, che è un affronto alla libertà delle donne in occidente, era ed è necessario reagire energicamente.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Giulio Meotti ci segnala che un’italiana, Gabriella Citroni, &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/02/11/news/alla-commissione-onu-sulle-sparizioni-portavoce-un-italiana-non-si-parla-di-iran-8642461/"&gt;è portavoce Onu della Commissione sulle sparizioni&lt;/a&gt;, organo deputato, come si evince dal nome, alla denuncia dei casi di sparizione forzata nei vari stati. Curiosamente, come scrive Meotti, l’Iran non è citato tra questi. Tutto ciò premesso, non c’è che dire: al Palazzo di vetro hanno una speciale attenzione a valorizzare i talenti italiani in materia di diritti umani. Come non ricordare oltre alla Citroni, Laura Boldrini, Francesca Albanese e anche il mai dimenticato Luigi Di Maio, inviato speciale per gli Affari mediorientali.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Valerio Gironi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Francesca Albanese, negli ultimi giorni, ha trovato modo di spiegare meglio le sue posizioni sul medio oriente, nel corso di un dibattito a Doha. La signora in questione, nel caso specifico, ha detto che l’umanità avrebbe in Israele un “nemico comune”. Sulla base di queste affermazioni, il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, intervenendo all’Assemblea nazionale di Parigi, ha annunciato che la Francia chiederà le dimissioni di Albanese il prossimo 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell’Onu. “La Francia – ha detto – condanna senza riserva alcuna le parole oltraggiose e irresponsabili della signora Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo e in quanto nazione”. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano tutti coloro che negli ultimi mesi in Italia, a sinistra, si sono affrettati a trasformare la signora in questione in un santino della difesa della libertà. Lezione semplice: antisionismo uguale antisemitismo. Piccolo ripasso sul tema offerto giorni fa da Erri De Luca. “La parola sionismo indica il diritto di Israele a esistere come stato. Chi sostiene la necessità di due stati, Israele e Palestina, è naturalmente sionista, perché considera Israele uno dei due stati. Chi invece sostiene la cancellazione di Israele non è per la soluzione a due stati e coincide con Hamas”. Più chiaro di così.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Thu, 12 Feb 2026 04:56:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-12T04:56:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Merito vs emozioni. Su cosa puntare per vincere un referendum</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/11/news/merito-vs-emozioni-su-cosa-puntare-per-vincere-un-referendum-8644538/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - A proposito delle violenze di Torino, sostanzialmente impunite almeno per il momento, un precedente utile – qualora servisse il metro di paragone o un po’ di giurisprudenza – può essere questo. Per l’assalto alla Cgil del 2021 a Roma in cui fu devastata la sede ma se non erro non ci fu aggressione fisica a chicchessia, i militanti di Forza nuova dopo 9 (nove) mesi di carcere preventivo sono stati tutti condannati a 8 anni e passa di galera. Qualcuno forse nota le differenze, oppure è semplice benaltrismo? &amp;nbsp;A me invece sembra solo un codice penale diverso per casi identici o forse anche più violenti (Torino). Cordialità!&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Alessandro Rigoli&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La percezione di un doppio standard esiste. Ma non è detto che il modello da seguire sia quello più severo. E se c’è un abuso di custodia cautelare bisogna denunciarlo, qualunque esso sia, non trasformarlo in un’aspirazione necessaria di uno stato di diritto.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Caro Cerasa, diciamoci la verità: la campagna referendaria del centrodestra è tutt’altro che brillante. Perché alla “caciara” dei sostenitori del No sta contrapponendo un minestrone polemico (“famiglia del bosco”, Garlasco, attacchi personali ai magistrati, Askatasuna, sicurezza dei cittadini) un po’ confuso. O si cambia registro, perciò, o il rischio di finire a schifio è alto. Non mi preoccupano i sondaggi. Mancano quaranta giorni al voto, e la partita è del tutto aperta. Ci sono dei comitati per il Sì che in questi mesi, pur non rinunciando a una contestazione forte e puntuale delle fandonie fatte circolare dall’Anm e dai seminatori di menzogne, non hanno abbandonato quella che a me pare la strada maestra: spiegare – tenacemente e ostinatamente – i contenuti, gli obiettivi e quindi i vantaggi per i cittadini della riforma Nordio. Non per caso hanno elaborato degli agili vademecum sulle sue ragioni di assoluta chiarezza e efficacia comunicativa. I partiti di governo, che presumo abbiano qualche risorsa finanziaria, potrebbero stamparli per poi distribuirli nei comizi e pubblicarli sui giornali e sui social media. E’ solo un piccolo esempio, forse banale, di come si potrebbe raddrizzare una propaganda fin qui lacunosa. Infine, mi sia consentito di dare a Giorgia Meloni un paio di consigli non richiesti. Il primo: eviti di mandare in tv i &amp;nbsp;Delmastro. Fanno danni. Meglio i Barbera e i Cassese (se ne ha). Il secondo: forse la premier non ha intenzione di esporsi più di tanto nella campagna referendaria. Potrei capirlo. Se fossi in lei, tuttavia, magari a marzo proporrei a Elly Schlein un faccia a faccia televisivo. Sono portato a pensare che avrebbe un bel successo.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Michele Magno&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Tutto giusto, caro Magno, ma i referendum non si vincono puntando sul merito. Si vincono puntando sulle emozioni. Le emozioni indotte dal fronte del No sono forti, sono suggestive, anche se spesso si fondano su balle e bugie. Ma ai sostenitori del fronte del Sì non si può chiedere di rifuggire la demagogia: serve semplificare, serve smascherare le menzogne, serve offrire esempi utili di cui parlare a cena. Carriere separate sì o no non funziona. Combattere la giustizia ingiusta forse sì. Sì o no all’irresponsabilità nella magistratura? Sì o no alle carriere che si fondano sull’appartenenza e non sul merito? Sì o no al processo mediatico?&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Ti scrivo da lettore riconoscente per un giornale che, ogni giorno, non si limita a informare, ma esercita una forma sempre più rara di responsabilità: quella di costringere chi legge a pensare meglio, non per forza a pensare allo stesso modo. In un tempo in cui la comunicazione tende a semplificare, polarizzare, irrigidirsi, il Foglio continua a rappresentare un’anomalia preziosa nel panorama italiano: una voce autorevole e insieme non convenzionale, libera, curiosa, spesso controcorrente, mai pigra. Un luogo dove le idee non vengono addomesticate e il confronto resta una pratica viva, non uno slogan. Il tuo lavoro e quello della redazione offrono quotidianamente spunti di riflessione che non cercano consenso facile, ma domande migliori. Ed è forse questo, oggi, il servizio più alto che un giornale possa rendere. Auguri sinceri a te e al Foglio per questi trent’anni, e per quelli che verranno.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Ermanno Zanini&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;br&gt; &lt;em&gt;Al direttore - E quindi Sigfrido Ranucci messaggiava con Maria Rosaria Boccia. Per commentare i gusti sessuali dei colleghi.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Annarita Digiorgio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Se a commentare i gusti sessuali dei colleghi fosse stato un conduttore di destra, forse ci sarebbe stata una puntata di “Report”.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;br&gt; &lt;em&gt;Al direttore - Pma (Procreazione medicalmente assistita) anno 2023, dati appena pervenuti: 90 mila coppie trattate, 17.235 bambini nati (pari al 4,54 per cento dei bambini nati nel 2023): continua senza interruzioni di sorta il percorso di crescita della Pma (3-4 per cento), mentre non si &amp;nbsp;ferma la caduta delle nascite. Ormai le coppie che ricorrono alla Pma sono annualmente pari a un quarto delle coppie che partoriscono. Un fenomeno contraddittorio, insieme anomalo e conseguente rispetto agli andamenti di natalità e fecondità.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Roberto Volpi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Wed, 11 Feb 2026 04:56:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-11T04:56:00Z</dc:date>
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      <title>La sinistra che sull’Ucraina diventa trumpiana e vannacciana</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/10/news/la-sinistra-che-sull-ucraina-diventa-trumpiana-e-vannacciana-8639247/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Attenzione alle relazioni pericolose. Se nel referendum Giorgia Meloni vota Sì come CasaPound, Roberto Vannacci vuole abolire la riforma Fornero come Maurizio Landini.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Giuliano Cazzola&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;A proposito di cortocircuiti. Prima o poi il campo largo dovrà rendersi conto che mentre combatte la destra per essere troppo trumpiana, troppo vicina a Vannacci, troppo devota all’orbanismo, sull’Ucraina c’è un pezzo di campo largo, lo stesso che vorrebbe smettere di dare armi a Kyiv, che ha le stesse idee di Trump, Vannacci e Orbán. Oltre che di Landini.&amp;nbsp;&lt;br&gt; Al direttore - Come prima firmataria del ddl costituzionale sull’istituzione dell’Alta corte, vorrei fare alcune nette precisazioni rispetto all’articolo “L’ipocrisia del Pd”, a partire dalla smentita di una sovrapponibilità tra la nostra proposta e quella contenuta nella riforma Nordio, perché le differenze tra i due testi sono strutturali e dirimenti. La nostra proposta muoveva infatti da un obiettivo chiaro: rafforzare le garanzie, aprire il sistema dei controlli, preservare l’equilibrio costituzionale. La riforma del governo va nella direzione opposta: chiude e sgretola il sistema di autogoverno e altera gli assetti fondamentali dell’equilibrio tra i poteri. Alcuni punti, tra i molti, bastano a chiarirlo. Contrariamente alla nostra proposta la riforma Nordio crea due Csm e indebolisce entrambi con il sistema del sorteggio. La nostra proposta riguardava tutte le magistrature e non solo quella ordinaria come fa in modo punitivo la riforma Nordio. La nostra proposta trattava le decisioni amministrative prese dagli organi di autogoverno in primo grado, interveniva solo in sede di impugnazione e non sottraeva il disciplinare al Csm. La nostra Corte si componeva esattamente sul modello della Corte costituzionale, in piena coerenza, dunque, con la Carta costituzionale e complessivamente completava i numerosi interventi sul funzionamento del Csm approvati con legge ordinaria a larghissima maggioranza nella scorsa legislatura, dove ad esempio si stabilisce che chi fa parte della commissione nomine non può far parte della commissione disciplinare. Potrei continuare. Non a caso, su questi profili abbiamo presentato numerosissimi emendamenti, tutti respinti senza alcun reale confronto durante il dibattito parlamentare sulla riforma. Alla luce di queste evidenti differenze, adombrare una continuità politica o culturale tra i due testi, sembra una chiara strumentalizzazione. Le riforme costituzionali meritano precisione, non semplificazioni interessate. E il confronto pubblico merita rispetto per i fatti.&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Anna Rossomando&lt;br&gt; vicepresidente Pd del Senato&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Gentile Rossomando, grazie della lettera. Capisco il suo punto. Ma resta un fatto difficilmente contestabile: la sinistra di cui lei fa parte, nel passato, ha sostenuto molti dei punti presenti in questa riforma. Dalla separazione delle carriere all’Alta corte fino al sorteggio del Csm. I dettagli sono importanti, certo, e il diavolo sappiamo dove si nasconde. Ma lei è proprio sicura che l’alternativa giusta a una riforma non perfetta che va però verso una direzione auspicata nel passato anche da un campo molto largo della sinistra sia non fare nulla, restare così, e trasformare la difesa di uno status quo che produce ingiustizie quotidiane in un argine contro il populismo? Meno correntismo, più responsabilizzazione dei pm, più terzietà: bisogna dire sì o no a questo. Il resto conta fino a un certo punto. Grazie.&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;br&gt; &lt;em&gt;Al direttore - In relazione all’articolo “Povere stelle” di Salvatore Merlo del 6 febbraio 2026, precisiamo quanto segue. Il servizio di Counselling a cui fa riferimento l’articolo è stato istituito oltre un anno fa per coloro che vivono disagi legati al conflitto in medio oriente, considerata anche la cospicua presenza di studenti internazionali e nello specifico di israeliani e palestinesi in Ateneo; la notizia sul sito da cui l’articolo trae spunto è riferibile a quella data. Questo tipo di supporto è una prassi consolidata che Sapienza persegue con convinzione. Già nel 2022 in occasione del conflitto russo-ucraino Sapienza ha offerto un percorso dedicato agli studenti ucraini e in quest’ottica, il Senato accademico dell’Ateneo ha istituito il 20 gennaio 2026 uno sportello psicologico di ascolto rivolto alle studentesse e agli studenti, al personale tecnico-amministrativo, alle studiose e agli studiosi iraniani della nostra comunità accademica, una comunità di oltre 800 persone. Sapienza offre un servizio gratuito di Counselling psicologico che si rivolge all’intera comunità studentesca, composta da oltre 125 mila studenti, di cui 11 mila stranieri. Lo sportello di Counselling, gestito da professionisti che operano in un ambiente protetto, è uno strumento indispensabile per affrontare varie forme di disagio, anche quelle legate a situazioni di crisi come conflitti, disastri ambientali, pandemia ecc.&lt;/em&gt;&lt;br&gt; &lt;strong&gt;Ufficio stampa della Sapienza&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Grazie per questa splendida non rettifica che non smentisce nulla di quello che abbiamo scritto: la Sapienza offre supporto psicologico agli studenti italiani traumatizzati da Gaza.&lt;br&gt; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 10 Feb 2026 04:25:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-02-10T04:25:00Z</dc:date>
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      <title>Buttarla in caciara rischia di far perdere il Sì al referendum</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/07/news/buttarla-in-caciara-rischia-di-far-perdere-il-si-al-referendum-8628962/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Nel video amatoriale di un giovane esponente del Pd di Ancona, diffuso a tradimento nel 2017, mentre l’autore era in lizza per la segreteria provinciale dei giovani dem, ma realizzato tre anni prima, un fantomatico profumo trasformava in gay qualsiasi maschio lo usasse. Pura goliardia, fu l’imbarazzata giustificazione, mentre nel partito e fuori dilagavano grandi proteste e relative richieste di pentimenti, sconfessioni, scuse e abiure. Dalla farsa alla tragedia. I giovani dem di Bergamo che portano in piazza lo slogan “&lt;a href="https://www.ilfoglio.it/lettere/2026/02/06/news/-meglio-maiale-che-sionista-e-queste-sarebbero-le-nuove-leve-del-pd--8624183/"&gt;meglio maiale che sionista&lt;/a&gt;”, con tanto di disegno degno della rivista nazista antisemita Der Stürmer, hanno di malavoglia eliminato dai loro social quell’immagine dopo la protesta di Emanuele Fiano, ma rivendicano l’idea che c’è dietro: “L’antisionismo non è antisemitismo”, proclamava ancora ieri il loro segretario. Non si tratta di ignoranza, come spera Fiano. Basta consultare un dizionario per sapere che sionista significa sostenitore dell’esistenza di uno stato ebraico. Né ignoranza né deficit cognitivo: i giovani dem di Bergamo sognano la fine dello stato di Israele, sulla scia di Hamas e degli ayatollah.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nicoletta Tiliacos&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - L’iconico motto olimpico recita: “Citius, altius, fortius”. Lo coniò nel 1891 Henri Didon, un sacerdote domenicano francese appassionato di sport. Colpito dalla forza delle tre parole, il suo amico Pierre de Coubertin lo fece subito suo. Il loro senso è questo: “Citius” non significa solo correre più velocemente, ma anche con metodo e acume; “altius” non significa solo puntare in alto nei risultati, ma anche elevarsi spiritualmente e mentalmente rispettando i valori di lealtà e correttezza; “fortius”, infine, non significa solo più forte dal punto di vista fisico, ma anche da quello morale (nel 2021, durante il Covid, è stato aggiunto “communiter”, cioè insieme). Caro Cerasa, ci stavo riflettendo. Pensi che miracolo sarebbe se il motto olimpico diventasse d’incanto la bussola degli atleti del No alla riforma Nordio. Ma io ai miracoli non ci credo. Beninteso, anche qualche atleta del Sì talvolta zoppica. Ma in questo caso è lecito confidare in una pronta guarigione. Perché, fuor di metafora, la politicizzazione della campagna referendaria giova unicamente ai suoi manipolatori, ovvero alla caciara antifascista e della svolta autoritaria.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Michele Magno&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La politicizzazione di un referendum è inevitabile. Ma il Sì ha tantissime ragioni da far valere. Ragioni fantastiche, di buon senso, lineari. Meno peso alle correnti, più merito per i magistrati, più terzietà per i giudici, più responsabilizzazione dei pubblici ministeri. Legare il Sì a vicende che non c’entrano nulla, da Garlasco a Crans-Montana, dal Ponte sullo Stretto agli scontri di Torino, non è solo un modo per buttarla in caciara: è un modo per non parlare nel merito, per parlare di fuffa e per perdere il referendum.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Ho sognato e scritto (per errore! Non è un complotto del comitato del Sì) che Carofiglio, al referendum, vota Sì. Ovviamente Carofiglio è il baluardo del No. Cari figli e care mamme perdonate questo umile tipografo.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Carmelo Caruso&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;  
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Al direttore - Giusto segnalare, come ha fatto il Foglio il 6 febbraio, &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2026/02/05/news/la-doppia-mossa-di-lagarde-sull-america-8623498/"&gt;la doppia mossa di Christine Lagarde&lt;/a&gt;: il dialogo con la Fed e l’annuncio di una lista di riforme per il Consiglio europeo, a partire dall’unione dei risparmi. Ma in queste occasioni resta in ombra un punto di competenza diretta della Bce. Raggiunto il target del 2 per cento, e scesa l’inflazione anche sotto tale soglia, la Bce dovrebbe chiarire se e come intenda adempiere al mandato previsto dai trattati: sostenere le politiche economiche e l’occupazione una volta garantita la stabilità dei prezzi. L’obiettivo è simmetrico, sopra e sotto il 2 per cento. Bene parlare dei compiti altrui; meglio ancora chiarire i propri.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Angelo De Mattia&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sat, 07 Feb 2026 05:11:00 GMT</pubDate>
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