le lettere al direttore

Sulla guerra riuscirà Schlein a non fare del Pd la sesta stella dei 5s?

Chi ha scritto a Claudio Cerasa

Al direttore - Basta chiacchiere. Maggioranza di governo capitanata da una giovane donna (al netto delle tensioni interne), opposizione guidata da una donna ancora più giovane (al netto ecc.). Un’Italia giovane, politicamente avanguardista e insieme matura. Se solo non pesasse quella zavorra al maschile dei 5 stelle. Conte saprà darsi una mossa?
Luca Rigoni

 

Chissà se un’Italia giovane e avanguardista, con donne finalmente al potere, avrà il coraggio di non trasformare ogni critica possibile formulata contro una donna di potere in un vile atto di sessismo.


 

Al direttore - Facendo zapping tra le fumerie d’oppio dei talk-show ho rivisto, in grande spolvero, un ex inviato di  guerra che, ai tempi del massacro di Bucha e di Irpin, si cimentò con una ricostruzione dei fatti, delle prove e delle date da cui si poteva trarre la conclusione che si trattasse di una montatura confezionata dagli ucraini. Vorrei sapere da lei – che è un giornalista attento e ben informato – se  risulta che questo signore abbia sentito il dovere di chiedere scusa, prima di presentarsi  di nuovo in pubblico. E visto che c’è, caro Cerasa, se a lei risulta che qualche conduttore gli abbia fatto notare il suo contributo  di allora alla disinformazione pro Putin.
Giuliano Cazzola
 

Sul tema della guerra, l’unico pentimento di cui dovremmo parlare oggi non riguarda la tv ma riguarda la politica. E la questione è una e soltanto una: riuscirà Elly Schlein a resistere alla tentazione di non far diventare il Pd, su questo tema, la sesta stella del Movimento 5 stelle?


 

Al direttore - A volte risulta difficile capire perché il tema dell’identità di genere stia diventando in Italia un terreno di scontro tra femminismi, “matriarcale” e intersezionale. Tra donne, uomini e fluidità. O perché si voglia a tutti i costi imprigionare le ragioni del cuore, del sentire individuale ancora prima e il corpo stesso in ciò che sta scritto su un documento. Peraltro i documenti di identità  potrebbero benissimo fare a meno di molti dettagli, perfino del genere. Basterebbe infatti una semplice impronta digitale, un codice e avremmo risolto probabilmente una larga parte della questione. Tutte riflessioni, queste,  che tornano più che mai attuali con la Ley trans approvata la scorsa settimana dal Parlamento spagnolo. Questa legge è un escamotage offerto a lesbiche e gay che si vergognano di dichiararsi tali e lo strumento che consentirà ai minori tra i 12 e  i 16 anni di modificare i propri genitali anche senza il consenso dei genitori, come sostenuto da Marina Terragni sul Foglio del 18 febbraio? Niente di tutto questo. La legge, infatti, svincola l’autodeterminazione del genere a qualsiasi cambio di sesso. Consente a quanti/e non si riconoscono nel proprio genere biologico di potere dichiarare all’anagrafe di afferire ad altro genere. Non solo: permette di autodeterminarsi senza dovere presentare certificati medici o dimostrare di essersi sottoposti all’obbligo di terapie ormonali per almeno due anni. Un dettaglio che, nel suo essere tale, afferma un principio importante: la disforia di genere, come l’omosessualità, non è una malattia. Inoltre, se ad autodeterminare il proprio genere è un minore fra i 12 e i 16 anni sarà necessario il consenso di entrambi i genitori. E, sotto i 12 anni, anche quello di un giudice. Quello che in Spagna è stato approvato è un’affermazione di libertà individuale.  La legge contiene numerose altre misure che vanno in questa direzione. Tra queste, il venire meno dell’obbligo per le coppie lesbiche o bisessuali di dovere contrarre necessariamente matrimonio per potere diventare genitore dei figli nati, nell’ambito del rapporto affettivo, dalla propria compagna. Mentre in Italia siamo al palo su tutto, la Spagna diventa un punto di riferimento per quanti desiderino vivere in una società moderna e democratica. Parole, polemiche e popcorn, ma qui di diritti nemmeno l’ombra. Purtroppo un film già visto.
Simona Benedettini 
Valeria Manieri

  

Sul tema, consiglio la lettura del prossimo pezzo di Marina Terragni.
 

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