Pace in Ucraina? Vedi Churchill. Contante? Vedi Bankitalia

Al direttore - Libero contante in libero stato.
Michele Magno

  

“Un aumento della quota di transazioni in contanti determinerebbe, a parità di condizioni, un incremento dell’incidenza dell’economia sommersa; quest’ultima sarebbe cresciuta anche a seguito dell’innalzamento della soglia di uso del contante da 1.000 a 3.000 euro, in vigore dal 2016 con l’obiettivo di sostenere la domanda. Sebbene le metodologie adottate presentino alcuni limiti, il lavoro mostra che le restrizioni all’uso del contante possono essere efficaci nel contrasto all’evasione fiscale” (Bankitalia, 2021).


 

Al direttore - Durante il dibattito sulla fiducia, Giorgia Meloni è stata accusata di non aver parlato di pace, nelle comunicazioni. Il presidente del Consiglio, nella replica al Senato, non ha compiuto nessuna retromarcia, ma ha denunciato l’ipocrisia di un certo pacifismo a senso unico. Magari, se le può essere utile e senza montarsi la testa, la prossima volta Meloni potrebbe ricordare ai suoi avversari che anche Winston Churchill, nel primo discorso ai Comuni, dopo la nomina a premier – quello famoso di “lacrime, sangue, sudore e fatica” – fu criticato per non aver accennato alla pace ma solo alla vittoria, come unica condizione per la pace.
Giuliano Cazzola

  

“Una persona conciliante è come uno che dà da mangiare a un coccodrillo perché spera che questo lo mangi per ultimo” (Winston Churchill).


   
Al direttore - Quando si rilascia un’intervista, è possibile essere fraintesi o brutalmente sintetizzati pur con l’ottima fede dell’intervistatore. Ulteriore premessa: ognuno è radicale a modo suo. Ne consegue che mi guardo bene dal dare “patenti” a chicchessia, dal momento che io per primo non ne voglio. Per andare alla carne della questione: al termine di una intervista rilasciata al Corriere della Sera, alla domanda: “Vorrebbe dirle qualcosa? (a Eugenia Roccella, ndr), la risposta secca di Emma Bonino è: “Non ho niente da dirle”. Marco Pannella è stato un’ottima “scuola” (altro discorso gli “allievi”). Una cosa credo di aver imparato da lui: che proprio chi è “lontano” e professa opinioni opposte, merita attenzione. A cosa giova parlare con chi è già d’accordo con noi? In quei casi, bastano i silenzi. Incessante e instancabile, Pannella spiegava il significato letterale e sostanziale del “dia” “logos”. A Eugenia Roccella, che anch’io ho conosciuto al tempo di “Aborto facciamolo da noi”, molto più di “ieri”, avrei da dire molte cose. Proprio perché è così diversa da quella conosciuta un tempo. E anche, perché no? ascoltarne le ragioni.
Valter Vecellio


   
Al direttore - La ricostruzione dei rapporti spesso conflittuali tra singoli operatori e imprese industriali e gli organismi pubblici di tutela di beni culturali e del paesaggio che Marianna Rizzini ha fatto sul Foglio dello scorso 22 ottobre, ha il merito di aprire una riflessione che aiuta a fare uscire dalla “clandestinità” la recente riforma dell’art. 9 della Costituzione (L.C. 11/02/22, n. 1). La riforma ha introdotto in Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi “anche nell’interesse delle future generazioni”, compresi gli animali. In questo modo tra la tutela di paesaggio e gli interessi dei trasformatori del territorio deve esserci un “bilanciamento”. Non più la primazia del primo interesse sugli altri interessi. Su questo nuovo principio si è incamminata sia la ricerca scientifica che la giurisprudenza amministrativa di Consiglio di stato e Tar; questa, con sentenze che riducono l’ampiezza areale e l’incisività dei “vincoli”. Le nuove costruzioni si confrontano però ancora con piani paesaggistici e vincoli puntuali redatti e apposti prima della riforma. Si pone pertanto il problema di una loro profonda rivisitazione, a meno che non si voglia continuare ad affidare alla giurisprudenza il compito di determinare il bilanciamento degli interessi, facendole svolgere anche il ruolo del pianificatore. Al nuovo governo anche questo compito, non facile, ma non più eludibile.
Francesco Karrer


  

Rettifica. Con riferimento all’articolo “Moratti Unchained” pubblicato il 21.10.2022, il sig. Tiziano Mariani, in proprio e quale legale rappresentante della s.r.l. Radio Comunication Service,società editrice di Radio Lombardia, ci ha chiesto di precisare che il sondaggio – secondo il quale Letizia Moratti risulterebbe vincente ove candidata alla presidenza della Regione Lombardia – non è stato commissionato dalla detta emittente radiofonica, bensì da Scenari Politici, nonché realizzato da Winpoll e diffuso dal quotidiano la Repubblica.