Foto di Cecilia Fabiano, via LaPresse 

Lettere

Il primo complotto che tirerà fuori il centrodestra? Tre opzioni

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa. Le lettere del 22 settembre

Al direttore - Quale sarà il primo complotto che il futuro governo indicherà come responsabile delle difficoltà che indubbiamente la rissosa coalizione del centrodestra troverà da subito sulla sua strada? Si accettano scommesse.
Ezio Dal Molin

 

Tre opzioni. A: immigrati (è colpa di Soros). B: spread (è colpa dei poteri forti). C: Pnrr (ci vogliono fermare).


 

Al direttore - Se, in ipotesi, il Pd resta sotto il 20 per cento, FdI supera il 25 per cento e, nell’insieme, i voti per Conte, Fratoianni e altri populisti superano la quota di Letta, mi auguro che vi sia qualche conduttrice/conduttore di talk-show di La7 e Rai3 disposta/o a spiegare a cosa sia servita l’ossessiva campagna – esplicita o ambiguamente subliminale – sul fascismo e la fiamma che sgorga dalla bara, da combattere con il “voto utile”.
Massimo Teodori

 

Il problema, talk-show a parte, mi sembra più banale. Ed è questo. Se dici che a destra c’è un pericolo enorme, chiamato Meloni, e di fronte a quel pericolo enorme ti dividi, ai tuoi elettori stai dicendo due cose. O che il pericolo in fondo non è enorme, dato che sei diviso, o che di fronte a un pericolo enorme c’è un problema enorme legato a chi cerca di combattere, senza riuscirci, quel pericolo enorme. Delle due, l’una. 


 

Al direttore - Oggi sul tuo giornale Carmelo Caruso scrive che “Claudio Pagliara non vuole condividere lo studio con Lucia Goracci, altra corrispondente che in questo momento è in ferie diplomatiche”. L’affermazione è falsa. Lucia Goracci ha realizzato, nel breve periodo in cui è stata assegnata a New York (quattro mesi), decine di reportage e dirette per tutti i tg della Rai, come i telespettatori ben sanno  e ogni sua esigenza produttiva è stata puntualmente esaudita dal sottoscritto nel suo ruolo di corrispondente responsabile. Sarei ben contento di continuare a condividere lo studio con la collega in questo momento di massima pressione (visita del presidente Draghi, Assemblea generale dell’Onu, elezioni di mid term) ma con mio grande disappunto, rappresentato ai vertici aziendali, senza darmene  comunicazione, ieri non si è presentata al lavoro come invece prevedeva  il piano ferie approvato dall’azienda. Non so se nel tuo giornale ferie non concordate possono essere definite “diplomatiche”. Grazie per la cortese pubblicazione di questa rettifica.
Claudio Pagliara

 

Risponde Carmelo Caruso. Caro Pagliara, grazie per la lettera cortese e “atlantica”. Parlando di ferie “non concordate”, della bravissima collega, testimonia che la Rai, la televisione pubblica a New York ha un problema, diciamo diplomatico. Good night and good luck.


 

Al direttore - Nel suo bellissimo “Gli ultimi italiani. Come si estingue un popolo”, Roberto Volpi fotografa senza mezzi termini una situazione a dir poco desolante: “In Italia, per dare, in parole brutali, il polso della condizione demografica, si muore ma non si nasce. Si muore perché siamo una popolazione vecchia, e ora anche a causa del Covid-19, che ovviamente aggrava la situazione, non si nasce per lo stesso motivo e perché quel poco che c’è di giovane in Italia di figli non ne fa”. Risultato: a meno di una decisa inversione di rotta, noi italiani siamo un popolo destinato a scomparire. E non tra cinque secoli, ma tra cinquant’anni o al più tardi entro la fine di questo secolo. Buon senso vorrebbe che chiunque abbia a cuore le sorti del paese facesse tutto il possibile per quanto meno provare a invertire la rotta. Tanto più in ambito cattolico, laddove il sostegno alla natalità va di pari passo né può essere diversamente con la promozione e la difesa della famiglia. Spiace constatare come anche le proposte di coloro che dicono di ispirarsi a una visione cattolica dell’uomo e della società siano connotate da un certo strabismo. Testimoniato dal fatto che spesso e volentieri l’accento viene posto più sulla tutela della maternità che su quella della famiglia. Come se fosse possibile parlare di maternità senza considerare anche la paternità, posto che in natura per ogni donna (e moglie) che diventa madre c’è un uomo (e marito) che diventa padre. Per essere chiari fino in fondo: rispetto a chi vagheggia in nome di un femminismo 2.0 contrapposto a quello “risarcitorio” di stampo maschile, una società di sole madri, una società cioè dove il padre se c’è o non c’è tutto sommato è uguale perchè dire famiglia (e più ancora società) equivale a dire madre, beh anche no, grazie. È ora di finirla con questa stantia contrapposizione, questa miope visione antagonista del maschile e del femminile. Era sbagliata prima quando era declinata in senso patriarcale, sarebbe sbagliata ora se declinata in senso matriarcale. Si rimetta piuttosto al centro la famiglia, fatta di madri e di padri (e auspicabilmente di figli), e si lascino stare i discorsi ideologici. 
Luca Del Pozzo

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