Foto di Orietta Scardino, via Ansa  

Lettere

Nelle emergenze i nazionalisti vanno contro l'interesse nazionale

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - “I nazionalisti sono il veleno delle nazioni” (Luigi Einaudi, “Lo scrittoio del presidente”, 1956).
Michele Magno

 

I nazionalisti, oltre a essere il veleno delle nazioni, sono spesso contro l’interesse nazionale. E fino a quando non accetteranno il fatto che solo l’Europa può proteggere le nazioni dalle grandi emergenze, i sovranisti aiuteranno i propri paesi a essere semplicemente un po’ meno indipendenti, un po’ meno sicuri e dunque un po’ meno sovrani. Vale quando si parla di un’emergenza pandemica, vale quando si parla di un’emergenza energetica. 

 


 

Al direttore - La confusione che da tempo coinvolge tutti i partiti sta determinando un definitivo collasso dell’intero sistema politico italiano, lasciando da tempo senza una guida sicura e stabile una moderna democrazia come l’Italia. Basta leggere l’ultimo rapporto dell’Istat per capire quale livello di degrado economico, sociale e politico ha raggiunto il nostro paese negli ultimi 28 anni. Per tornare all’attualità, il girotondo di Enrico Letta con accordi che si fanno e si disfano in continuazione dimostra la fragilità di una politica che negli ultimi cinque anni ha indicato come presidente del Consiglio prima un avvocato che passava per caso e poi costringendo il presidente della Repubblica a chiamare l’ex presidente della Banca centrale europea per dare un governo al paese ma mai un parlamentare della Repubblica. Il Parlamento, insomma, ha certificato che la politica attuale non è in condizione di guidare una moderna democrazia che rappresenta la seconda manifattura europea. È vero che Enrico Letta ha messo in moto un ridicolo appello contro il centrodestra (a proposito, ma come mai il democristiano Letta ha chiamato tutti tranne i tanti democristiani?) dimenticando che le coalizioni “contro” sono un errore politico grave. Detto questo, però, non si possono scaricare solo su Letta le responsabilità che invece sono tutte sulle spalle del vecchio Pci e di una parte della sinistra democristiana che nel 1993 vollero e imposero il sistema maggioritario cancellando quel vecchio proporzionale che ancora oggi è il sistema adottato da tutte le democrazie parlamentari dell’Unione europea. Il sistema maggioritario funziona nei paesi sostanzialmente bipartitici mentre fa disastri in società con più opzioni politiche perché costringe tutte le forze politiche a fare alleanze purchessia prima delle elezioni per acquisire il maggior numero di collegi, alimentando così quel trasformismo parlamentare tipico dello stato liberale prefascista puntualmente scomparso nella prima Repubblica grazie al sistema proporzionale.
Nella sua prima applicazione (1994-2001) la nuova legge maggioritaria invece della stabilità dei governi che prometteva vide in sette anni ben sei governi (Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Amato e ancora Berlusconi). In questi giorni siamo spiritualmente vicino al nostro amato presidente della Repubblica che fu, per disciplina di partito, il relatore della prima legge maggioritaria (il famoso Mattarellum). Quella legge aveva, in realtà, un solo obiettivo, spaccare la Democrazia cristiana come all’epoca ci confessava D’Alema, oggi ampiamente pentito, perché per il resto ha prodotto quella frammentazione dei partiti che rende l’attuale sistema politico ingovernabile. A questo disastro se n’è aggiunto un altro, l’azzeramento di tutte le culture politiche che sono il cemento che danno ai partiti la necessaria tenuta nel tempo. Dopo il crollo del comunismo internazionale, anche le altre culture dovevano sparire secondo una strategia messa a punto da quella miscela di interessi politici ed economici che videro protagonisti il Pds, il Partito popolare di Castagnetti, una parte della grande stampa e quella enclave culturale economica e sociale del Mulino  i cui riferimenti erano Nino Andreatta e Romano Prodi, i quali non a caso inventarono la Margherita che nel giro di qualche anno confluì con il Pds nel Partito democratico. Queste le due grandi ragioni che hanno portato nel tempo all’attuale collasso del  sistema politico italiano con tutto quello che vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi. Tutto questo, a cominciare dalla teoria del bipolarismo, altro non ha fatto che creare una destra che più volte ha vinto le elezioni salvo poi vedere strane circostanze che le impedivano di governare. Vedremo se anche in questa occasione accanto agli errori del Pd e di Letta si ripeteranno quelle circostanze che condizionano pesantemente  il normale svolgimento democratico delle nostre  elezioni e più ancora la stabilità dei governi della Repubblica.

Paolo Cirino Pomicino

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