Lettere

Chi può aiutare Di Maio a battere Conte e il centro ad avere un futuro

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - La gioia per il bis di Sergio Mattarella in chi le scrive è pari allo sgomento per lo sfacelo del sistema politico da cui è nato. Leadership in varia misura azzoppate, partiti divisi, coalizioni in frantumi. E’ vero, con gli attuali inquilini del Colle e di Palazzo Chigi l’Italia è ben presidiata. Ma il cumulo di macerie resta. Né si può pensare di utilizzarlo per ricostruire il vecchio edificio del bipolarismo. La sua stagione, ancorché già claudicante da un quindicennio, si è definitivamente chiusa. Se ne può aprire una diversa nello stato di emergenza in cui vive il paese? La questione è reale, e tuttavia non si può fare finta che nulla sia accaduto. Da suo vecchio elettore, spero che il Pd sia tra i primi a battere un colpo, dando prova di una ritrovata autonomia culturale e ideale. Anzitutto gettando alle ortiche la linea dell’alleanza organica con i Cinque stelle di Giuseppe Conte, peraltro sull’orlo di una scissione, che ormai non ha più nessuna credibilità. Un cambio di rotta che consenta di dialogare con un nuovo centro di cui si intravede il profilo embrionale, che può includere anche quei settori di Forza Italia e dei suoi satelliti stufi di essere subalterni alle destre populiste, oggi divise e in concorrenza tra loro. Un cambio di rotta, insomma, che contribuisca ad aprire una pagina più promettente della storia repubblicana, segnata anche da un (necessario) ritorno al proporzionale. Del resto, come recita il titolo del libro di Carlo Levi, il futuro ha un cuore antico. 
Ps: un abbraccio a Giuliano Ferrara.

Michele Magno

Il Pd deve solo decidere in che modo aiuterà Di Maio a sbarazzarsi della leadership di Conte.


Al direttore - Nel nuovo assetto istituzionale determinatosi dopo la rielezione di Sergio Mattarella, la leadership di Mario Draghi assume un profilo meno tecnico e prevalentemente politico, tanto da poter prefigurare che, nella prossima legislatura, l’ex presidente della Bce sia nelle condizioni di governare il paese, in proprio, sulla base di un mandato popolare acquisito attraverso i modi e le forme di una normale competizione elettorale.
Giuliano Cazzola

“Il più solido piacere di questa vita è il piacer vano delle illusioni” (Giacomo Leopardi).


 

Al direttore - E’ partita l’agitazione per un “Grande centro” (e relativa proporzionale). Dopo tanti fallimenti, non poteva che essere così: ovvia la disgregazione del nulla Cinque stelle, prevedibile la decadenza di Salvini travolto dalle sue disinvolte giravolte. Finalmente sembrerebbe che anche Enrico Letta abbia preso atto della fuffa progressista Pd-M5s. Ma di quale centro si discute? Del puzzle che va dai vecchi dicì (simpatici come Casini e Pomicino ma non digeribili nel Duemila), ai dossettiani aggregati ai post comunisti, dai renziani che non possono più esporre il leader Renzi emerso in questi anni, alle frattaglie berlusconiane dalle più variopinte etichette. Questa ipotesi non funziona. Eppure proprio di un centro (con incorporato un centro-sinistra e un centro-destra) c’è più che mai bisogno per tirar fuori dal buco nero la politica italiana caduta così in basso. A condizione però che si rianimi quella tradizione liberaldemocratica che non ha più punti di riferimento. Tale politica, se pure frastagliata, ha sempre avuto in Italia un notevole appeal soprattutto tra i ceti urbani desiderosi di diritti civili e politici, e della modernizzazione economica e sociale. Si trattava, in passato, di quelle terze forze capaci di dare voce a democratico-laici, socialisti riformisti e cristiani liberali, che non possono più chiamarsi con gli stessi nomi. Tuttavia il favore popolare per Draghi e il limitato successo romano di Calenda sono eloquenti del successo che potrebbe avere una forza che contrasti populisti, antipolitici e peones dell’“uno vale uno”.
Massimo Teodori    

Senza una nuova legge elettorale, l’impressione è che il centro possa avere un piccolo futuro solo se avrà il coraggio di scegliere da che parte stare