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Che disastro se il Pd rimette in gioco il M5s a Roma. Anche no, grazie

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Non bisognava essere dei profeti (i sondaggi su questo punto si sono espressi in modo convergente per tutta la campagna elettorale) per prevedere che a Roma il ballottaggio più probabile sarebbe stato quello fra Michetti e Gualtieri e che, come minimo, Calenda avrebbe superato il 10 per cento. Poi i risultati hanno confermato l’ipotesi riguardante il ballottaggio e Calenda ha ottenuto un ottimo risultato sfiorando il 20 per cento. La Raggi è andata incontro a una secca sconfitta, ma come lista ha ottenuto il migliore risultato tra quelle presentate in Italia dai grillini. Ciò detto, caro direttore, ci può spiegare perché nella fase finale della campagna elettorale due autorevoli esponenti del Pd come il ministro Andrea Orlando e l’on. Francesco Boccia si sono scagliati contro Calenda definendolo “di destra”? Il ministro Orlando ha dichiarato: “E’ poco interessante discutere se Calenda sia o meno di destra, è più obiettivo riconoscere che Calenda oggi è il candidato delle destre e della Lega in particolare”. Siccome sia Orlando sia Boccia sono giovani, ma anche persone molto colte, sembra che essi, indispettiti dall’autonomia politica dimostrata da Calenda (che a nostro modesto avviso sarebbe stato un ottimo candidato sindaco per una vasta area del centro liberal-democratico e dello stesso Pd), hanno recuperato dalla storia del comunismo la nozione di “social-fascismo” che fu lanciato, per altro con effetti disastrosi, al VI Congresso dell’Internazionale comunista. Siamo andati troppo indietro nel tempo, si è trattato solo di un caso di faziosità politica? Adesso, però, quello che faranno Calenda e i suoi elettori può essere decisivo per i risultati del prossimo ballottaggio. Infatti è molto problematico che possa intervenire in seconda battuta il soccorso rosso portato dall’avvocato del popolo Conte, perché fra grillini e Pd nel corso di questa campagna elettorale c’è stato uno scontro durissimo e la Raggi, alla quale quel 19-20 per cento puro e duro fa riferimento, ha escluso ogni apparentamento. Il Pd, anche se non ha voluto accettarne la candidatura a sindaco, poteva benissimo confrontarsi con Calenda in modo civile senza etichettarlo come il candidato della Lega, ma evidentemente il settarismo è duro a morire. Anzi, è vivo e vegeto.

 
Fabrizio Cicchitto

 

Compagni che sbagliano. 


  

Al direttore - Contrariamente alle previsioni, a Virginia Raggi è mancato il voto dei nuovi residenti a Roma: i cinghiali.
Giuliano Cazzola

 

Astenuti anche loro (P.S.: chi parla di astensione dopo un’elezione di solito lo fa solo per non occuparsi del risultato delle elezioni).


 

Al direttore - Secondo Goffredo Bettini, Calenda a Roma avrebbe esalato l’ultimo respiro (anzi, “rantolo”). Ora Gualtieri si aspetta il sostegno del “Che Guevara de Capalbio” (copyright di Gianrico Carofiglio). E’ tutto bellissimo.
Michele Magno

 

Tutto bellissimo. Bellissimo che la prima lista, a Roma, sia il partito di Calenda. Bellissimo che il centrodestra modello Meloni, a Roma, non decolli. Bellissimo il fatto che l’81 per cento dei romani ha chiesto a Virginia Raggi di restare a casa. E a questo proposito sarebbe un disastro se il Pd, al ballottaggio, cercasse un modo come un altro per far tornare in campo il M5s a Roma. Anche no, grazie.


 

Al direttore - Oltre a quanto scritto nel suo interessante articolo postelettorale è importante sottolineare anche un altro aspetto. Io ho fatto il rappresentante di lista a Varese e una cosa interessante che ho notato è che per la prima volta la Lega non ha il solito fiume di preferenze sulle persone, bensì sul partito. In molti casi i cittadini hanno scritto Matteo Salvini anziché il nome dei candidati proposti. E’ un segnale di come, a livello locale, la classe dirigente è obsoleta e stanca e i cittadini se ne sono resi conto non mettendo la preferenza.
Saluti.

Claudio Vanetti
 

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