Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Lettere

Il pentimento di Di Maio va preso sul serio, Travaglio invece no

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa sabato 29 maggio

Al direttore - Semplificazioni: un indagato non è un colpevole.
Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - Così (nel 1907) un immenso Karl Kraus perculava i No vax asburgici: “I nemici delle vaccinazioni hanno detto che a Vienna non è scoppiato il vaiolo, ma un’epidemia da vaccino. Ora anche loro sanno valutare il valore della profilassi, ma la loro prudenza è un po’ esagerata: si prendono il vaiolo per proteggersi dal vaccino”.
Michele Magno

 

Al direttore - Ho trovato umanamente onesta e di grande rilievo politico la lettera di scuse di Luigi Di Maio indirizzata all’ex sindaco di Lodi, Simone Uggetti. La giustizia italiana è malata nel suo complesso. La magistratura nella storia della Repubblica ha fornito eroici esempi di lotta alla criminalità organizzata e a tutte le mafie. Tanti sono caduti sul campo, assassinati per aver svolto il loro dovere.  Eppure da tempo si è prodotta una riduzione di fiducia nei loro confronti. Gli errori giudiziari possono sempre accadere. Le sentenze hanno l’imperfezione degli umani. Ma nella realtà di oggi sta accadendo qualcosa di più grave: lo scostamento di troppi da quella “deontologia del magistrato” di cui ha parlato splendidamente Luigi Ferrajoli in un intervento di qualche anno fa al congresso di Magistratura democratica. Ricordo l’essenziale di quella deontologia: la consapevolezza del carattere relativo e incerto della verità processuale; il valore del dubbio; l’indifferente ricerca del vero; la comprensione della singolarità di ciascun caso; il rispetto di tutte le parti in causa; la capacità di suscitare la fiducia delle parti; la riservatezza; il rifiuto anche solo del sospetto di una strumentalizzazione politica. Vige nella realtà di oggi questa deontologia? Direi di no. Ecco perché sono diffuse le esperienze drammatiche e lesive come quelle vissute dall’ex sindaco di Lodi. E da tanti altri. Da una parte o dall’altra dello schieramento politico. Ma al di là di errori o mancanze soggettive è un quadro di norme che non garantisce una giustizia “giusta”. Un utilizzo spropositato della carcerazione preventiva; una prescrizione senza limiti di tempo; un eccesso di lunghezza delle indagini a scapito del dibattimento tra le parti; una mancata terzietà del giudice; e dunque uno squilibrio tra l’accusa e la difesa. E’ urgente una riforma della giustizia, di nuove leggi e di nuove regole. Sono stato uno dei promotori e difensori fino all’ultimo del governo Conte 2. E non me ne pento affatto. Eppure ho sempre manifestato un dissenso sulle posizioni del Movimento 5 stelle circa la giustizia. Oggi, forse, si può iniziare un dialogo di reciproco ascolto. 
Goffredo Bettini

 

La svolta di Di Maio è importante. Ma è una svolta che ora dovrà essere misurata sui fatti. E il primo fatto sarà  l’approvazione in Parlamento di una riforma che permetta all’Italia di superare la stagione della gogna a vita imboccata due anni fa con la prescrizione modello Bonafede.
 Al direttore - Da incallito collezionista di orrori, mi sono imbattuto in un lungo “articolone” di Marco Travaglio  che, in sdegnata difesa dell’obbrobrio  giudiziario che il 3 maggio 2016 portò all’arresto dell’allora sindaco di Lodi, Simone Uggetti, aggredisce Repubblica che,  in prima pagina, si era invece insolitamente  indignata per “un arresto che avrebbe spaventato Robespierre e confortato Stalin”.  La penna bitorzoluta di Travaglio, mentre racconta perché il giudice ha trovato Uggetti  “abietto, protervo e spregiudicato”, con una scarica di insulti manganella Francesco Merlo, autore dell’articolo asservito  ai “poteri marci”. “Il Merlo del Riesame” (è il titolo dell’editorialone) non capisce nulla di ordinanze e di diritto,  fiancheggia da sinistra il turpe Berlusconi nell’attacco alle “toghe rosse  e giacobine”,   si accoda  “a una filosofia classista e castale”. Con la sua nota sapienza di giureconsulto garzone di macelleria gli spiega infine che la custodia cautelare era sacrosanta, “disposta per reati accertati”, e che in qualsiasi paese d’Europa “le personalità criminali come Uggetti”  “stanno in galera”, “dove marciscono migliaia di persone per fatti  infinitamente meno gravi”. Sempre la barbarie è stata anche comica.

Massimo Cinti 

Di più su questi argomenti: