Transizione ecologica sì, ostacoli al progresso no (occhio al Pnrr)

Le lettere al direttore del 28 aprile 2021

    Al direttore - Il nuovo Pd, partito di Letta e di governo.
    Gino Roca


    Basterebbe anche meno. Pd, partito di Draghi.


     


    Al direttore - Vedo Salvini scagliarsi con foga contro il reddito di cittadinanza, ma ricordo bene o fu proprio Salvini a volere il reddito di cittadinanza quando era al governo con il M5s? 
    Luca Martini


    Ricorda bene. Ieri Matteo Salvini si è mostrato molto indignato per questa storia: “Catania, un esercito di mafiosi con il reddito di cittadinanza: 76 denunciati”. Tweet di Salvini per commentare questa notizia, effettivamente incredibile: “Una sola parola: vergogna”. Hashtag di Salvini: #redditodicittadinanza. Naturalmente, è lo stesso Salvini  che nel 2019, quando era al governo con il M5s, accettò di inserire il reddito di cittadinanza nel contratto di governo promettendo di vigilare affinché la legge venisse costruita senza lasciare spazio ai furbetti. Questa è una sua frase offerta a Massimo Giletti il 17 febbraio del 2019. “Il reddito è uno strumento giusto, ci credo, c’è nel contratto, metteremo  tutte le verifiche possibili perché quei fenomeni che vanno in coda a fare il cambio di residenza, si inventano la casella della posta e il nome sul campanello, se vengono beccati vadano dove devono andare: non al bar a giocarsi quei soldi, ma in carcere”. Garantisce Salvini. E i risultati si vedono. 


     


    Al direttore - Ventisette aziende e sei associazioni hanno congiuntamente sottoscritto un appello indirizzato alla Ue e ai governi degli stati membri affinché entro il 2035 venga vietata la vendita di auto diesel, a benzina e ibride (pure), a favore di una mobilità solo elettrica. Oltre alla non banale questione – su cui molto ci sarebbe da discutere – di aziende (leggi bene: aziende, non onlus) che chiedono al decisore politico di adottare misure che necessariamente andrebbero a discapito di altre aziende per altro non concorrenti, ciò che qui preme sottolineare è che troppo spesso simili iniziative non tengono nel dovuto conto il fatto che la transizione energetica cosiddetta, se fatta in modo scriteriato, rischia di comportare un costo anche sociale non esattamente trascurabile (per info citofonare gilet gialli), oltre a tutto il resto. A meno che, ovvio, le decine di migliaia di lavoratori che inevitabilmente finirebbero in mezzo a una strada, le aziende firmatarie dell’appello non si impegnassero esse ad assumerli (ciao core). Pensare di ridurre le emissioni di CO2 affossando interi comparti industriali è come voler imporre una dieta vegetariana per azzerare la percentuale di infarti da sovrappiù di colesterolo. Anche no, grazie.
    Luca Del Pozzo


    Draghi ieri ha ribadito, nelle sue repliche alla Camera, che la transizione ambientale ha un senso se non diventa un ostacolo al progresso. “Dobbiamo capire – ha detto Draghi – che, se è fatta bene (la transizione, ndr), non è un ostacolo al progresso, genera occupazione, genera innovazione, genera produzione”. Affossare interi comparti industriali per promuovere la transizione ambientale ci auguriamo che non sia uno degli obiettivi del Pnrr.


     


    Al direttore - Ha detto Carlo Calenda una frase che mi convince molto rispetto a tutte le chiacchiere di questi giorni sull’urgenza di riformare la burocrazia italiana. “Il più grande inganno della politica italiana è accusare la burocrazia di tutti i fallimenti. Ma la burocrazia risponde alla politica. Ed è la politica che non sa governarla”. Finalmente, uno squarcio di realtà. 
    Maura Farroni


    Perfetto.