Scuole aperte. Cercasi con urgenza dei caregiver degli anti casta

Le lettere del 24 marzo al direttore Claudio Cerasa

    Al direttore - Telefonata Draghi-Erdogan, crisi della lira?
    Giuseppe De Filippi


     

    Al direttore - La parentopoli della Raggi. Morra che sbrocca all’Asl. Tofalo che non lascia la casa dell’Aeronautica. Scanzi che si vaccina e non si capisce perché. Chi porta i popcorn?
    Luca Martoni

    Servono con urgenza dei caregiver degli anticasta.


     

    Al direttore - C’è una cosa più di buonsenso e riformista che tenere le scuole aperte? Se è così allora in Italia siamo messi male su riformismo. Ho letto l’articolo di Marianna Rizzini “Riaprire le scuole”: è un richiamo alle nostre coscienze. Da un anno la scuola davanti ad un video è stata la normalità, la scuola davanti ad un insegnante che ti guardava negli occhi, l’eccezione. La scuola è stata chiusa con una facilità disarmante. Il governo le ha chiuse in presenza sia nel lockdown totale, sia con i dpcm di Conte sia con il decreto del nuovo governo. Le regioni e alcuni sindaci se possibile hanno fatto di peggio chiudendo ancora di più senza regole. Quanto accaduto sulle chiusure in presenza delle scuole superiori ha prodotto che su 120 giorni di scuola a Milano in presenza se ne sono svolti 62, a Roma 80, a Napoli 37, Firenze 75, Bari 40 e Torino 54. Il funzionamento della scuola riguarda il ministero e il governo nazionale, non i presidenti di regione. A rimetterci sempre e solo bambini e ragazzi. Tant’è che da mesi genitori, ragazzi e famiglie organizzano manifestazioni per chiedere di tornare a scuola. Già questo paradosso dovrebbe farci saltare su una sedia. La scuola si fa in presenza, è un percorso educativo fatto di relazioni, rapporti, condivisioni, domande e risposte. Con tutta la buona volontà di docenti, ragazzi e genitori, davanti ad un video non si può fare tutto questo e sono tanti, tantissimi e profondi i problemi per i ragazzi e non pochi la scuola, la hanno abbandonata da tempo, tanti perdono ogni giorno conoscenze e competenze. Da mesi siamo di fronte a un “lockdown delle emozioni”, come lo ha definito una dirigente di un professionale e nessun corso di recupero metterà in pari i ragazzi. “Ultima a chiudere, prima a riaprire”. Dopo un anno possiamo dire che è stato uno slogan, tutti lo hanno usato nessuno ha avuto il coraggio di farlo. Questo governo e questa maggioranza deve, per sua natura e per il periodo storico che viviamo, essere profondamente riformista. Inizi dai percorsi educativi e prenda avvio dal tenere le scuole aperte.
    Gabriele Toccafondi
    capogruppo Iv, commissione Cultura alla Camera

     

    In Francia si discute di come sia possibile lasciare le scuole aperte senza vaccinare gli insegnanti, in Italia non si discute di come sia possibile lasciare le scuole chiuse dopo aver vaccinato gli insegnanti. Non è solo un problema che riguarda chi si preoccupa del futuro dei propri figli a scuola. E’ un problema che riguarda chi si preoccupa del futuro che si vuol dare all’Italia. Prima la scuola, grazie.


     

    Al direttore - Visti i precedenti forse saremmo arrivati lo stesso a questo punto. Non è certo una novità che dalle terre di Lutero (principalmente, ma non solo) arrivino echi di insofferenza e malumore nei confronti di Roma. C’è tuttavia un dato nuovo nella situazione attuale che, come ha scritto benissimo Matteo Matzuzzi, vede parecchie diocesi in forte fibrillazione a seguito del responsum vaticano sull’impossibilità per la chiesa di benedire unioni same-sex. Il dato nuovo è che non bastando quattro Sinodi e tre esortazioni già di loro recepite come punti di partenza all’insegna di una certa discontinuità quanto meno pastorale rispetto al passato; non bastando iniziative a suo tempo fonti di polemiche più o meno tacite e parecchi mal di pancia (ad esempio la riforma dell’Istituto Giovanni Paolo II sulla famiglia) o nomine forse evitabili di consultori di dicasteri anche importanti apertamente schierati a favore della piena normalizzazione dell’omosessualità. Il punto è che a furia di ripetere, direttamente o tramite portavoce più o meno ufficiali, che “la realtà è superiore all’idea”, e che “il tempo è superiore allo spazio”, e ancora che “l’importante è avviare processi”, per non dire della “chiesa ospedale da campo” e della “chiesa in uscita” e le “periferie esistenziali e il “chi sono io per giudicare?” poi non stupisce, non può stupire se qualcuno, forse anzi sicuramente forzando la mano in modo strumentale, arriva dove arriva spingendosi fin sull’orlo del precipizio. E se oggi, Anno Domini 2021, la stessa chiesa che partorì Lutero sembra stia lì lì per far saltare di nuovo il banco usando il responsum come la classica goccia che fa traboccare il vaso, forse una qualche autocritica dalle parti di Roma andrebbe fatta. E dopo attento discernimento valutare se anziché tirare dritto non sia il caso di cambiare rotta. Certo la chiesa è sopravvissuta a Lutero; ma, intanto, il prezzo pagato è stato salatissimo; secondo, e cosa più importante: cui prodest un altro scisma?
    Luca Del Pozzo