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E' il governo scelto da Draghi e Mattarella. Poteva andar peggio

Le lettere al direttore Claudio Cerasa del 27 febbraio 2021

Al direttore - Avevamo appena posato i pop-corn e ci riaprono i cinema?
Giuseppe De Filippi

   


 

Al direttore - D’accordo con la sua tesi secondo la quale Mario Draghi sta ridisegnando la politica. Ma di tale ridisegno non fa parte, per esempio, la scelta di non pochi sottosegretari che solo una evidente alterazione della verità potrebbe portare a considerarli dei competenti o degli “homines novi” oggetto del ridisegno e non piuttosto di un raffinato uso del bilancino Cencelli. D’altro canto, dal governo dei competenti o dei migliori sarebbe lecito attendersi che, quando per esempio a livello europeo si afferma che le imprese farmaceutiche inadempienti non vanno scusate, si indichi anche la strada, innanzitutto giuridica, da percorrere a tal fine. Quando si prospetta il ricorso, per le vaccinazioni, alle sole prime dosi, poiché al di là dell’esperienza inglese esistono autorevolissime opinioni difformi a livello internazionale che mettono in guardia dai limitati effetti dell’operazione, occorre che si dica su quali basi scientifiche si potrebbe procedere in questo senso. Vi è poi un problema di comunicazione istituzionale che, giustamente, deve essere regolata e deve essere ben diversa da quella, in alcuni momenti, fluviale con retroscena del precedente governo; ma neppure può essere “sparagnina”, costituendo essa un preciso dovere per l’accountability istituzionale. Non vorrei – lo dico un po’ esagerando – che si verifichi come “Graecia capta ferum victorem cepit”: fuor di metafora, che almeno su alcune questioni non secondarie il ridisegno sia opera dei partiti versus il governo Draghi. Speriamo di no. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

Tutto giusto. Ma mi sembra che anche sulla formazione del governo il metodo Draghi abbia prevalso: il governo vero lo hanno scelto il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, il governo non vero lo hanno scelto i capi di partito. Poteva andare peggio, no?

 


 

Al  direttore - Sui social-canaglia è apparsa, con la consueta malizia, la notizia che il ministro Daniele Franco intenderebbe nominare direttore dell’Agenzia del demanio, Alessandra Dal Verme, incidentalmente cognata di Paolo Gentiloni, tanto che questa possibile nomina viene indicata come il primo passo falso del governo Draghi all’insegna del solito “tengo famiglia”. Il fatto è che la dott.ssa Dal Verme, non è una igienista dentale (absit iniuria verbis), ma l’attuale responsabile dell’Ispettorato generale per gli affari economici del Mef e vanta un curriculum professionale di civil servant apprezzata e stimata. Forse sarebbe stato più corretto lo scorso anno comunicare la notizia che il cognato di Alessandra Dal Verme era stato nominato commissario europeo. Nessuno si sarebbe risentito.
Giuliano Cazzola

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