I rischi del partito personale. Antifascisti perché europeisti: viva Em.Ma!

Le lettere al direttore del 20 gennaio 2021

    Al direttore - Senti parlare un leghista e voteresti la fiducia al governo. Poi senti parlare un grillino e vorresti che il governo cadesse subito. Alla fine spegni per non deprimerti troppo.
    Fausto Panunzi


     

    Al direttore - Scompare con Emanuele Macaluso un combattente politico della sinistra italiana, dotato di una vivida intelligenza e di una grande umanità. Scompare un uomo libero, con una capacità di totale disinteresse personale. La soglia avanzata della vita raggiunta non gli ha impedito di continuare a riflettere e scrivere sulla vicenda politica italiana, a battersi per rilanciare una sinistra che lui voleva si ispirasse a idealità socialiste. In un’epoca di sfrenata personalizzazione della politica, di smania di protagonismo, Emanuele richiamava alla serietà, al rifiuto di ogni affabulazione, al senso di responsabilità verso i lavoratori e verso il paese. Aderì al Pci nel 1941 ancora nella clandestinità. Fu sindacalista in Sicilia negli anni degli assalti della mafia di Salvatore Giuliano alle organizzazioni del movimento operaio. Fu dirigente del Pci, nel tempo in cui quel partito fu una straordinaria comunità umana, collaborò con Togliatti, Longo, Berlinguer. Collaborò sempre lealmente ma senza conformismi e acquiescenze burocratiche. Dicendo sempre con limpidezza il suo pensiero sulle vicende politiche e sulle scelte del Pci. Emanuele fu legato a Giorgio Napolitano da comuni pensieri politici e da un’amicizia intensa durata un’intera vita, e insieme a Giorgio condusse le battaglie dei miglioristi. Emanuele comprese prima di altri la necessità di uscire dai vecchi confini del Pci. Sostenne tuttavia che c’era un grande patrimonio anche morale che non andava disperso. Per Emanuele il passato andava analizzato seriamente e l’analisi non poteva essere sostituita con sentenze liquidatorie. Il passato non andava rimosso se si voleva rendere comprensibile l’evoluzione e la trasformazione attraverso cui eravamo passati per giungere ad una nuova forza politica della sinistra. Nei suoi libri lo sforzo di ricerca autocritica sulla storia del Pci era schietto e autentico ma combatteva contro le campagne di radicale svalutazione dell’esperienza storica di quel partito. Con Emanuele era bello discutere. Colpiva la sua disponibilità al dialogo sulla vita, le difficoltà e le ansie dell’esistenza. Era bello farlo negli incontri conviviali, dinanzi a un bel bicchiere di vino rosso magari della sua amata Sicilia. Mancherà a tutti coloro che con lui si sono battuti per rilanciare il ruolo e la funzione della sinistra italiana, mancherà la sua critica alla demagogia e al giustizialismo, mancherà la sua intelligenza politica e la sua umanità.
    Umberto Ranieri

     
    C’è una bellissima frase che anni fa Emanuele Macaluso consegnò a Salvatore Merlo su questo giornale ed è una frase che se vogliamo ci dice molto sulle ragioni della popolarità avuta da Macaluso tra le generazioni cresciute anni dopo quella a cui apparteneva lui. “Noi eravamo antifascisti perché conoscevamo il sapore acre del nazionalismo, del sovranismo, dell’autarchia, delle frontiere chiuse e del filo spinato, che sempre portano alla tragedia della storia. Noi eravamo antifascisti perché eravamo europeisti”. Viva Em.Ma.


     

    Al direttore - Il senatore Renzi nel suo intervento di ieri ha definito il governo Fanfani VI del 1987 governo della non sfiducia, per paragonare il proprio intervento a quello dell’on. Martinazzoli, capogruppo della Dc che si astenne su di esso così come lui preannunciava di fatto la sua astensione. Al netto dell’analogia effettiva della scelta dell’astensione, per la precisione, però, per governi della “non sfiducia si intendono i governi che si sorreggevano sulle astensioni nel voto (camera) o dal voto (Senato, dove il regolamento fono al 2018 equiparava le astensioni nel voto al voto contrario). Il Fanfani VI fu invece un governo battuto sulla fiducia iniziale, esattamente come gli esecutivi De Gasperi VIII, Fanfani I, Andretti I e V. Erano stati ammessi alcuni referendum (in particolare sulla responsabilità civile dei magistrati e sull’energia nucleare) che i partiti laico-socialisti volevano utilizzare per espandere i loro consensi ai danni di Dc e Pci. La Dc e il Pci volevano prevenire questo scenario ricorrendo ad elezioni anticipate. La Dc fece quindi cadere il governo Craxi e convinse il presidente della Repubblica Cossiga a varare un esecutivo guidato dal presidente del Senato, composto dia ministri dc e tecnici per gestire le elezioni, non in grado di ottenere la fiducia iniziale. Per protestare contro questa scelta tentando di salvare la legislatura Pannella convinse i partiti laico-socialisti a votare a favore di un governo che in realtà non condividevano. Per reagire a ciò Martinazzoli, capogruppo dc, annunciò l’astensione al governo che pure era espressione del suo partito. Esso venne bocciato perché il Pci votò  contro.

    Stefano Ceccanti 
    costituzionalista deputato Pd