Dalla post verità, alla verità del postino. Appello per i medici

Le lettere al direttore del 5 novembre 2020

    Al direttore - To the president-elect: is Giuseppe with an “e”.
    Giuseppe de Filippi

     
    Salvo intese.



    Al direttore - Se il medium è il messaggio (Mcluhan), è il postino che dobbiamo leggere, non le sue lettere (Flaiano). #elezioniUsa
    Michele Magno

     
    Spettacolo: in quattro anni siamo passati come se nulla fosse dalla post verità alla verità del postino.


     
    Al direttore - Ho letto l’articolo di Maurizio Crippa pubblicato ieri sul suo giornale con il titolo: “La Sanità sotto stress”. Nel corpo dell’articolo è scritto quanto segue: “… poi, passo passo e con aggiustamenti ‘reali’ mai traumatici come venivano regolarmente raccontati, le riduzioni dei posti letto e delle medie-degenza di Tremonti (che facevano infuriare anche le regioni di centrodestra)”. L’articolo è realmente molto interessante, ma per quanto mi riguarda ho qualche difficoltà a concordare su quanto riportato sopra, e per due ragioni essenziali. Primo. Fino al 2011, questo l’ultimo anno nel quale ho avuto responsabilità per il bilancio della Repubblica Italiana, la spesa sanitaria italiana era assolutamente in linea con la media europea (i dati Eurostat sono, al riguardo, accessibili e non discutibili). Secondo. Ciò premesso, (i) una volta fissata nel bilancio dello Stato, e per l’importo complessivo di cui sopra, la cifra nazionale destinata alla spesa sanitaria, (ii) in applicazione del Titolo V della Costituzione (votato dal centrosinistra), (iii) il riparto regionale e la destinazione delle risorse (per degenze, per posti letto, etc.) sono stati (e sono ancora) di competenza esclusiva delle Regioni. Regioni che erano allora, come sono ora, di centrodestra e di centrosinistra, del nord, del centro, del sud. In ogni caso, da allora, dal 2011, sono passati 9 anni, 5 governi nazionali (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte), infine ancora più numerosi governi regionali. Governi tutti questi che, in presenza di (eventuali) errori fatti in precedenza, avevano il potere e il dovere di correggerli. Tanto cordialmente,
    Giulio Tremonti


      
    Al direttore - Temuta e largamente preannunciata, è arrivata la seconda ondata della pandemia provocata dal virus Sars-CoV-2. La realtà di questi giorni parla di un pericoloso deserto di assistenza, i famosi servizi territoriali,  aperto tra la ricettività degli ospedali e la domanda sanitaria dei cittadini. Strutture intermedie che non ci sono, “Covid hotel” per la quarantena o l’isolamento che non si vedono, soprattutto al sud, testing & tracing saltato e assistenza domiciliare inesistente: uno spazio che rimane vuoto, con i medici di famiglia in evidente difficoltà. L’ospedale è, così, diventato la prima e ultima trincea, il punto di approdo di cittadini privi di risposte, spaventati, e non di rado malati, che non accettano di rimanere chiusi nella loro casa, soli. E i medici ospedalieri si ritrovano a vivere una situazione drammatica nell’affrontare lo tsunami, oggi come ieri, in condizioni di lavoro insopportabili. Alla carenza di personale, che denunciamo, inascoltati, da anni, si aggiunge la disorganizzazione, il precariato stabile come scelta occupazionale, turni frequenti e massacranti, aumento dei carichi di lavoro e della complessità assistenziale, spostamenti “tappabuchi” da un reparto, e da un ospedale, all’altro, lo stress psicofisico, l’ansia e la rabbia di ritrovarsi nella stessa trincea di marzo e aprile esposti al rischio biologico e legale, senza tutele e senza indennità. I PS diventano parcheggi per chi, Covid o no, oggi come ieri, attende, in condizioni di promiscuità che rendono difficile lo stesso distanziamento, un posto letto, risorsa tanto preziosa quanto introvabile, con le ambulanze in fila per ore, non senza rischi per i pazienti. Il tutto a scapito delle altre patologie e dei reparti no-Covid a irrimediabile rischio chiusura e a fronte di assunzioni drammaticamente insufficienti. La capacità massima di risposta del nostro sistema sanitario non è infinita e deve essere al più presto aumentata, investendo in risorse umane e strumentali per renderne più difficile la saturazione, drammaticamente vicina in assenza di decisioni drastiche. Occorre assumere medici per assicurare l’assistenza ai posti letto aggiuntivi di media e bassa complessità da inventare e a quelli di terapia intensiva e sub-intensiva da aumentare, come previsto dal decreto “Rilancio”. Occorre assumere medici per alleviare l’insopportabile aumento dei carichi di lavoro e dello stress psicofisico degli operatori in prima linea, per sostituire prontamente gli eventuali contagiati ed evitare che gli ospedali si trasformino da luoghi di cura in focolai di infezione. Occorre assumere medici e biologi per far fronte all’incremento delle attività di laboratorio necessarie. Il primo vaccino contro il virus è la fiducia nella tenuta del sistema sanitario. Quella fiducia che regge in vita anche la speranza verso una rapida ripresa economica e una socialità ricca e felice. Ma, seguendo la lezione di Carlo Urbani, occorre innanzitutto tutelare il personale sanitario, la risorsa più preziosa durante una epidemia, non solo dal rischio contagio ma anche da quello del burnout o della rassegnazione. Non c’è tempo da perdere. Lo straordinario lavoro che gli operatori ospedalieri stanno svolgendo in questi giorni costituisce l’ennesima inconfutabile prova, a futura memoria, della insostituibilità, dell’altruismo e dell’abnegazione delle donne e degli uomini del Ssn, di chi, cioè, per dirlo con parole del ministro Speranza “questo sistema lo ha fatto diventare grande: i professionisti che lavorano in corsia, negli ambulatori periferici, nei laboratori, nelle guardie dimenticate da tutti, nei pronto soccorsi affollati”. L’Anaao Assomed è impegnata a sollecitare un piano straordinario di assunzioni che attinga, con procedure accelerate, al bacino dei medici specialisti e dei medici specializzandi, ma anche dei “camici grigi” e dei neo laureati da impiegare in attività di tracciamento o di assistenza domiciliare. Ma abbiamo presente anche la necessità di ottenere valorizzazioni economiche del lavoro svolto oltre il debito contrattuale, valutabile in milioni di ore, anche con risorse aggiuntive, oltre che le tutele legali, promesse con lo “scudo giudiziario” ma mai approvate, e assicurative necessarie. Nessuno pensi che sia sufficiente sospendere ferie e permessi del personale, come da qualche parte già è stato fatto, o trattare l’orario di lavoro dei medici come fattore estensibile all’infinito. Non a caso abbiamo inoltrato una diffida legale contro lo spostamento selvaggio del personale al di fuori dei requisiti di legge, al fine di difendere qualità e sicurezza delle cure. Esortiamo i semplici cittadini e la classe politica del nostro paese a far giungere a tutti coloro che lavorano in ospedale la loro solidarietà e il ringraziamento per quanto stanno sopportando, ancora una volta, al fine di garantire il diritto alla salute di tutti, l’unico che la nostra Costituzione definisce fondamentale. 


    Carlo Palermo, 
    segretario nazionale Anaao Assomed