Bene l'appello per l'app. Oltre 350 mila download di Immuni nel weekend

Le lettere al direttore del 6 ottobre 2020

Al direttore - Rousseau e Salvini al ballottaggio per il terzo e quarto posto.
Giuseppe De Filippi


 

Al direttore - Mi sembra che a parte pochi giornali buona parte della stampa italiana abbia  aderito al vostro appello per scaricare Immuni. Sa per caso quanti download ci sono stati questo weekend?
Mario Mancini

 

L’appello è andato bene. Abbiamo lanciato la nostra campagna esattamente una settimana fa, martedì, abbiamo suggerito ai giornali italiani di dedicare nel weekend appena trascorso uno spazio sulle proprie pagine a Immuni, abbiamo chiesto di farlo perché avere più tracciamento significa avere più sicurezza, più salute e più libertà e una settimana dopo il bilancio della nostra piccola idea è positivo. Il ministro della Salute, il segretario del Pd e il sottosegretario all’Editoria hanno fatto propria la nostra idea. Hanno coinvolto la Federazione italiana editori giornali. La Fieg ha inviato una lettera a tutti gli editori italiani suggerendo di regalare una pagina a Immuni. Gli editori italiani lo hanno fatto e nel weekend appena trascorso abbiamo trovato pubblicità su quasi tutti i giornali (Corriere, Repubblica, Stampa, Messaggero, Sole, Avvenire, Fatto, Giornale, Domani). Con una differenza sostanziale rispetto alla campagna fatta la settimana prima dai giornali inglesi. In Inghilterra, la pubblicità  sui giornali è stata fatta a pagamento. In Italia, i giornali italiani l’hanno fatta gratis. Da quando l’app è stata lanciata, i download, prima di questo weekend, sono stati 6.679.118. In un weekend sono arrivati a 7.036.898. Non male.


 

Al direttore - Ci sono due modi di intendere la fraternità. Uno è orizzontale, e radica la fraternità nella humanitas, nel fatto cioè di riconoscere una comune origine e una comune natura che, appunto, rende tutti gli esseri umani fratelli a prescindere da razza, lingua cultura e credo religioso; l’altro è invece verticale, laddove la fraternitas si fonda su un elemento trascendente. Nel cristianesimo, ad esempio, si è fratelli in quanto i cristiani condividono la figliolanza divina che deriva dal battesimo; e da questo punto di vista se è vero che tutti gli uomini sono fratelli in quanto creati da un unico Dio, è altrettanto vero che non tutti sono figli di Dio bensì solo chi ha la natura stessa di Dio, cioè appunto i cristiani. La domanda allora è: la chiesa può davvero riporre nella sola humanitas, come sembra indicare il documento “Fratelli tutti”, la speranza di un mondo migliore? Dopo tutti gli orrori di cui gli uomini, anche quando mossi dalle migliori intenzioni, sono stati capaci? Prevengo l’obiezione: ma la storia è piena di orrori perpetrati anche da uomini che credevano in un dio, dunque la fede o una qualsivoglia credenza nel trascendente non è di per sé garanzia di pace, benevolenza, solidarietà ecc. Vero. Ma c’è un “ma”. Ed è dato dal fatto che assieme a errori, orrori, peccati e debolezze varie, almeno guardando alla storia dell’occidente e dell’Europa in particolare, c’è stata una storia che ha visto nascere una civiltà di insuperata bellezza, dove gli elementi positivi superano di gran lunga quelli negativi. Con buona pace della cancel culture e del politicamente corretto che tanto fascino sembrano esercitare anche tra i cattolici, dire civiltà significa dire occidente; e dire occidente significa dire Europa. E anche l’ateo più convinto sa perfettamente (poi magari non lo dice) che questa storia sarebbe stata semplicemente impossibile senza il cristianesimo. Mi chiedo allora perché, anziché puntare di nuovo su un cavallo che  tanto bene ha fatto, aiutando gli uomini a elevarsi alla statura del Vangelo, si cerchi un’improbabile quanto utopistica “fraternità”, per altro non scevra da una ben precisa declinazione anche politica (il che pone un problema nel problema), anche a costo di abbassare l’asticella del Vangelo alla statura della buona volontà delle persone. Umano, troppo umano.
Luca Del Pozzo

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