Sì: la sentenza su Vivendi è una grande occasione per Mediaset

Le lettere al direttore del 5 settembre 2020

Al direttore - Messi: resto ma la gestione è un disastro. E non ha neanche Salvini all’opposizione.

Giuseppe De Filippi


 

Al direttore - “Non ha detto assolutamente nulla, anche se lo ha detto benissimo”. Così Marco Travaglio – in un attacco di surriscaldamento dell’Io – ha commentato le recenti dichiarazioni di Mario Draghi. Anche “whatever it takes”, di per sé, non voleva dire nulla. Ma sono state tre parole che hanno salvato l’euro e l’Europa. Come disse Concetto Marchesi: “Di parole che tutti odono sono scritte le frasi che nessuno ha udito mai”.

Giuliano Cazzola


 

Al direttore - Oggi scendono in piazza a Roma neofascisti e sovranisti, No vax e pappalardi, associazioni di genitori e ultras del tifo calcistico vicini alla destra estrema, vecchi forconi e seguaci di QAnon (quelli che Angela Merkel è la nipote di Hitler e Michelle Obama una transgender). Per liberare l’Italia dalla “dittatura sanitaria, finanziaria e giudiziaria”, recita l’appello dei promotori. La manifestazione, impreziosita dalla presenza di pittoreschi habitué degli studi televisivi, è stata benedetta da monsignor Carlo Maria Viganò. E’ il prelato filotrumpiano che ha denunciato la “colossale operazione di ingegneria sociale” che si celerebbe dietro alla pandemia, volta ad asservire l’umanità ai loschi interessi delle criptocrazie del deep state (non so se anche per lui, come per i qanonisti, dedite alla pedofilia e al satanismo). Ma c’è poco da scherzare. Infatti, l’ex nunzio apostolico negli Stati Uniti è un abile divulgatore di quell’idea del potere che è al centro delle teorie cospirazioniste di ogni epoca. L’idea cioè che del potere non vediamo mai il volto, ma soltanto la sua immagine riflessa nello specchio della storia, della lotta per la sua conquista. Per altro verso, l’idea che il potere vero stia sempre altrove, sia invisibile e remoto ancorché influentissimo, fa parte del codice genetico della “sindrome populista”. Quest’ultima si basa su due radicate convinzioni: che il popolo sia depositario della verità e che sia, insieme, vittima dei raggiri della casta dei politicanti. Sul fuoco del populismo soffia poi la rete, con le crociate contro le élite mondialiste che tessono incessantemente le loro trame per meglio sottomettere i perdenti della globalizzazione. Mancano le prove, ma che importa? La loro assenza è la migliore conferma che il Male agisce di nascosto. Così il web, simbolo della modernità, viene usato paradossalmente per resistere proprio alla modernità, alle innovazioni tecnologiche, alle scoperte scientifiche, ai progressi della medicina. C’è soprattutto un modo per contrastare questi bias cognitivi, come li chiamano i neuroscienziati: più cultura, più istruzione, più formazione continua per i giovani e i meno giovani, per chi studia e chi lavora. In un paese che vanta il più alto numero di analfabeti funzionali in Europa (dati Ocse), non dovrebbe essere questa una delle principali missioni delle forze riformiste?

Michele Magno

 

Sui cialtroni del negazionismo, il nostro amico Carlo Alberto Carnevale Maffè ha scritto, su queste pagine, parole definitive: “Fare i libertari duri e puri non è un pranzo di gala: la rigorosa autodisciplina è il prezzo da pagare per pretendere che lo stato rispetti la tua libertà, e con esso anche i dirigisti impiccioni, e i soloni stracciapalle, con i loro paternalistici appelli all’etica pubblica”.

 


 

Al direttore - Un articolo di Repubblica, nei giorni scorsi, interpretava la rete unica tlc come “ricompera” di Tim da parte dello stato volta a estromettere (da Tim) i francesi di Vivendi. Dunque, la rete unica come ripristino di un arcaico monopolio statale nelle tlc. La sentenza, che dà ragione a Vivendi nella disputa con Mediaset, fa giustizia però anche di questa velleità (se qualcuno, oltre Repubblica, davvero l’avesse). La Corte Ue fa capire, infatti, che qualunque esclusione di operatore, italiano o straniero, da operazioni di incroci tra media e tlc (la rete unica è anche questo) è contraria al pluralismo e bocciata dalla Ue. Ottima la risposta “non difensiva” di Mediaset. Poteva lamentare l’insidia straniera, stracciarsi le vesti sull’assedio di Vivendi, fare appello alla difesa nazionale contro la Corte Ue che sostiene i francesi. Niente di tutto questo. Da grande azienda europea e moderna, Mediaset coglie dal male il bene e rilancia. Se la rete unica sarà quella che serve – un’infrastruttura veramente indipendente, aperta a tutti gli operatori – Mediaset potrebbe partecipare conferendo, c’è da ritenere, la sua rete. La Corte Ue legittima l’incrocio media-tlc. E’ la via giusta! La rete unica non può essere una provinciale operazione statalista, ma una intelligente operazione di mercato. E non “nazionalista”. Costruire in Italia l’infrastruttura veloce di comunicazione sarà un caposaldo delle nuove reti, a banda larghissima, dell’intero continente. L’Italia, con la rete unica, guida le danze del futuro dell’internet veloce in Europa. Crea un mercato, non lo restringe. E’ più aperto e plurale. Altro che provinciale ri-nazionalizzazione. Mediaset lo ha capito, Repubblica no.

Umberto Minopoli

 

Su questo giornale abbiamo sempre sostenuto che un’azienda straniera decisa a investire in una grande azienda italiana, piuttosto che essere combattuta a colpi di golden share, carte bollate e trucchetti del governo dovrebbe essere incoraggiata e aiutata a farlo. E la sentenza che dà ragione a Vivendi alla lunga potrebbe essere anche una buona notizia per Mediaset, se spingerà il colosso che potrebbe formarsi attorno a Mediaset, e forse anche a Tim, a considerare l’Europa come un’opportunità di crescita e non come una minaccia alla propria rendita di posizione.

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