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Per il trucismo sarà dura riconvertire la propria produzione di balle

28 Maggio 2020 alle 06:02

Al direttore - Adesso il Foglio diventa anti Europa, così tanto per rompere.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Dalla giunta per le immunità scialuppa di salvataggio per Salvini. Quando si dice essere accolti a braccia aperte, open arms direbbero i british. Piuttosto, ora che ne facciamo della app?

Luca Del Pozzo

 


 

Al direttore - Nella storia di Joseph Bouasse Perfection c’è tutto: la fuga dal Camerun, la miseria, la disperazione, ma anche il riscatto e la speranza di un futuro migliore. Classe 1998, arrivò in Italia nel 2014, aveva 16 anni. Fu agganciato da un talent scout che gli promise una carriera da calciatore professionista, ma quando arrivò a Roma, davanti alla stazione Termini, venne abbandonato a se stesso e fu costretto a dormire in situazioni precarie. Arrivò a tirare i primi calci in Italia grazie ai Liberi Nantes nel 2014 e 2015. I Liberi Nantes è un’associazione sportiva dilettantistica “che promuove e garantisce la libertà di accesso allo sport a rifugiati e richiedenti asilo politico, offrendo a donne e uomini in fuga da paesi in guerra e da situazioni umanitarie drammatiche un’occasione unica di evasione, di recupero della dignità umana, di ricostruzione personale e dei rapporti di amicizia e di fiducia nel prossimo”. In quegli anni seguivo il team ogni domenica. Mi colpirono la disciplina, la correttezza, il rispetto degli arbitri e dell’avversario che contraddistinguevano la squadra: non una parola fuori posto, non una protesta, ma soprattutto grande fair play con l’avversario e tra i giocatori. Queste erano le basi di partenza per fare crescere e integrare al meglio i ragazzi, nella nostra città e nel nostro paese. Il calcio per Joseph ha rappresentato un ottimo viatico d’inclusione sociale: giocava a calcio, con una passione e una grazia che sembravano annullare gli effetti di ogni orrore, paura o solitudine che poteva aver provato nel suo passato non tanto remoto. Una favola da raccontare. Anche se questa volta l’epilogo è stato tragico. Rip.

Andrea Zirilli

 

Le notizie di ieri sono molto interessanti e le reazioni dei nemici dell’Europa sono molto istruttive. La Commissione europea, tramite i Recovery fund, ha annunciato di essere pronta a stanziare, per l’Italia, circa 82 miliardi di euro a fondo perduto più 91 miliardi di euro di prestiti. A questi vanno aggiunti i 36 miliardi a tasso quasi zero offerti dal Mes per spese relative al comparto sanitario. E poi i fondi che spetteranno all’Italia per le piccole e medie imprese (attraverso la Bei), i fondi che spetteranno all’Italia per finanziare i sussidi per la disoccupazione (il fondo Sure) e i 220 miliardi di euro (circa il 12 per cento del pil) che la Bce ha previsto di spendere per comprare nel corso del 2020 titoli di stato italiani. Di fronte a tutto questo i sovranisti antieuropeisti hanno due linee che possono seguire che però sono entrambe suicide dal punto di vista politico: dire che quello che fa l’Europa non serve a nulla (ah sì?) e dire che quello che fa l’Europa non va bene perché l’Europa dovrebbe fare di più (ah sì?). Verrebbe quasi da sperare che Salvini venga salvato dal Parlamento quando si andrà a votare per il caso Open Arms: senza poter criticare l’Europa e senza poter fare la vittima sui migranti, per il trucismo sarà dura trovare un modo per riconvertire la propria produzione di balle.

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