Il compito delle imprese nell'acceleratore del futuro imposto dal virus

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - La società riaperta e i suoi nemici.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - L’elezione di Carlo Bonomi alla presidenza della Confindustria garantisce una leadership del mondo dell’impresa, adeguata ai tempi cupi che stiamo vivendo. Bonomi sarà un interlocutore importante nella ricostruzione del paese: un Angelo Costa del terzo Dopoguerra. Purtroppo dall’altra parte, sul versante della rappresentanza del lavoro, non esiste un nuovo Giuseppe Di Vittorio.

Giuliano Cazzola

Mai come in questa stagione le imprese avranno il dovere di essere protagoniste della ricostruzione d’Italia. Confindustria ha fatto un’ottima scelta ma per il nuovo presidente non ci sarà tempo né per i festeggiamenti né per le lune di miele. Chi rappresenta le imprese ha il dovere di spiegare subito in che modo si può tentare di trasformare una crisi devastante in una possibile fonte di opportunità e in che modo essere all’altezza dei tempi in quel grande acceleratore del futuro in cui ci ha costretto a entrare il maledetto virus. In bocca al lupo.

 

Al direttore - Fra i pochi vantaggi della reclusione domiciliare a cui siamo costretti, c’è quello di poter seguire le regole della lettura codificate da Italo Calvino nel celebre incipit del romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore”; una sorta di decalogo dei suoi riti da celebrare nel silenzio e nella solitudine domestica. Intendiamoci, nella realtà della vita quotidiana solo uno sfaccendato senza famigliari in casa (come chi scrive) potrebbe rispettarle alla lettera. Adesso, tuttavia, qualche ora in più per provarci forse ci è concessa. Sempre che si consideri il libro, come recita un motto di Abū Hayyān al Jāhiz, un sapiente arabo del IX secolo, “un amico che non va a dormire se non prima che tu stesso sia caduto nel sonno”. Parlo ovviamente, ma è bene precisarlo, del libro cartaceo. Perché è almeno dal 1998, anno in cui Kim Blagg inizia la vendita di testi digitali, che si pronostica la sua crisi irreversibile. E’ probabile che sia questo il suo destino. Tuttavia, da vecchio impenitente quale sono, ho giurato eterna fedeltà solo a quella forma-libro che per me non potrà mai essere sostituita da alcun aggeggio elettronico; e che resiste ancora oggi da quando, nel terzo secolo d.C, il codice di pergamena soppianta definitivamente il rotolo di papiro. Anche per questo motivo, e senza nulla togliere al prezioso servizio reso in queste settimane da Amazon, ho accolto con sollievo l’annunciata riapertura delle librerie. Purtroppo, il vaccino contro il coronavirus non è stato ancora scoperto. Fin dall’antichità esiste però un farmaco efficace contro l’ansia o, meglio, quel profondo tormento interiore che ci assale nei momenti più bui della nostra esistenza. Non è certamente l’unico e non garantisce prodigiose guarigioni, ma, diversamente dagli antidepressivi, non causa danni collaterali: è la lettura, appunto, di un buon libro.

Michele Magno

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