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Proporzionale sì, ricatto dei piccoli partiti no. Spunti per il domani

Le lettere al direttore del 12 febbraio 2020

12 Febbraio 2020 alle 06:00

Al direttore - Dice Zingaretti che da quando Renzi fa pure l’opposizione non si sentono più Meloni, Salvini e Berlusconi. E ti pare niente?

Giuseppe De Filippi


  

Al direttore - Un onorevole compromesso sulla prescrizione è possibile: il blocco dopo il terzo grado di giudizio.

Michele Magno


 

Al direttore - E’ in corso la discussione sulla legge elettorale. Nella precedente legislatura – segretario Renzi – il Pd sostenne la legge chiamata Rosatellum che, nella sua combinazione fra proporzionale e maggioritario, è risultata essere fatta su misura per il centrodestra, che poteva fondarsi su tre partiti molto consistenti. Legge che invece è risultata disastrosa per il centrosinistra dove c’era solo un forte Partito democratico con dei partiti di centro esangui e per di più compressi dalla precedente esperienza di governo. I risultati elettorali del 2018 sono davanti a tutti. Adesso, a quanto sembra, Pd e Movimento 5 stelle si stanno orientando verso una legge proporzionale accompagnata, però, da una soglia di sbarramento molto alta al 5 per cento. Le cose non si fermano lì. Questa misura si accompagna al taglio dei parlamentari. Le conseguenze delle due misure combinate insieme sono assai forti, nel senso che solo pochissime liste potranno entrare in Parlamento per l’effetto complessivamente maggioritario che ne scaturisce. In sostanza, le conseguenze politiche di questa legge sono quelle di una sorta di garrota per Italia viva e per qualunque aggregazione di centro autonoma. Ora, è comprensibile che questa scelta venga fatta dal M5s, anche se le sue percentuali future sono in mano al Signore, meno comprensibile (o forse fin troppo comprensibile) è il senso della linea seguita dal Pd. Essa da un lato punta a fare il pieno dei voti a sinistra e nel contempo, con il combinato disposto dello sbarramento al 5 per cento e della riduzione del numero dei parlamentari, vuole evitare a ogni costo l’aggregazione di un centro politico autonomo. Ci sembra, questa, una linea suicida sia rispetto al sovranismo della Lega e della Meloni sia nei confronti del populismo giustizialista del Movimento 5 stelle. Infatti, per poter giocare la partita politica con qualche possibilità di successo, il Pd avrebbe bisogno come del pane della formazione di un centro politico autonomo a esso non subalterno, ma del tutto distinto e contrapposto alla destra sovranista. Senza un centro autonomo, con un M5s così combinato, il Pd sceglie in partenza la linea di essere l’opposizione di Sua Maestà nei confronti di un centrodestra a guida Salvini-Meloni.

Fabrizio Cicchitto

 

Le dirò che un proporzionale al cinque per cento mi sembra un ottimo compromesso politico per evitare che una legge costruita per governare la stagione dei possibili pieni poteri al nazionalismo si trasformi in una legge costruita per raggiungere un fine non meno pericoloso: mettere il paese nelle mani del potere di ricatto dei piccoli partiti. Compromessi sì, ma non esageriamo.


 

Al direttore - Grazie al cielo Bonafede è titolare del ministero di Via Arenula. E si batte contro la prescrizione. Fosse stato alla Sanità con quella sua idea meglio non pensarci.

Gino Roca

 

Al direttore - Innanzitutto, grazie al Foglio e a Sandro Brusco per avere dedicato spazio di approfondimento ragionato a una delle 15 proposte elaborate dal Forum disuguaglianze e diversità, la proposta dell’eredità di cittadinanza. E' un buon esempio di dialogo pubblico, in cui posizioni anche non condivise vengono prese sul serio. Proprio a partire dall’articolo di Brusco, come curatori della proposta, vorremmo portare l’attenzione su due questioni sulle quali, secondo noi, è importante continuare a riflettere. Il primo piano concerne quelli che potremmo definire problemi tecnici della proposta , in primis, i rischi di elusione, evasione e potenziale carenza di liquidità connessi all’irrobustimento dell’imposta sulle successioni e sulle donazioni (che abbiamo chiamato “imposta sui vantaggi ricevuti”). Come per tutte le riforme fiscali, sono rischi che vanno riconosciuti e che hanno importanti ripercussioni sul funzionamento dell’imposta e sugli introiti fiscali. Ma una volta riconosciuti questi nodi, occorre fare un passo in più, vale a dire esplorare tutti i possibili antidoti. Ci stiamo impegnando a farlo, nella fase di “messa a terra” della proposta e ci farebbe piacere sollecitare il più ampio coinvolgimento. Il secondo piano concerne la desiderabilità della proposta alla luce di altri possibili interventi. Ad esempio, garantire un’istruzione di qualità rimane un intervento chiave per riequilibrare le opportunità di tutti i giovani e a questo tema il Forum dedicherà i prossimi due anni di attività. Tuttavia, alla base della proposta avanzata vi sono il valore della libertà sostanziale delle persone di perseguire il proprio piano di vita e il convincimento che, a quel fine, serva un nucleo essenziale di capacità fra cui anche quella di disporre di un capitale a sostegno delle proprie scelte. Garantire una dotazione di capitale al passaggio all’età adulta segnala, poi, anche l’ingresso di tutti i giovani nella società, favorendo la coesione sociale. Il trasferimento, peraltro, sarebbe principalmente finanziato con un prelievo sui regali che i più abbienti ricevono sotto forma di donazioni e eredità (l’imposta comincia a tassare solo i trasferimenti superiori a 500 mila euro, approssimativamente sufficienti a fare entrare chi li riceve nel gruppo del 5 per cento di individui più ricchi del paese). Dunque, l’imposta che proponiamo agisce tassando qualcosa rispetto a cui è difficile rivendicare un merito e anche per questo motivo essa è annoverata tra le imposte meno distorsive e con palesi e condivisibili obiettivi di equità. Questa misura non esaurisce l’uguaglianza di opportunità e ancor meno la giustizia sociale, ma è un tassello importante oggi largamente trascurato per affrontare di petto la grave crisi generazione e di immobilità sociale che attraversa il nostro paese. Va letta insieme alle altre 14 proposte del Forum volte a influenzare le regole del gioco (intervenendo sui meccanismi di creazione dei redditi e della ricchezza, e dunque, prima di redistribuire), riequilibrando il potere negoziale del lavoro e indirizzando i processi di sviluppo tecnologico verso obiettivi di giustizia sociale. In ogni caso, la proposta da noi avanzata ha una sua logica che non la pone in alternativa ad altri importanti interventi redistributivi suggeriti dal prof. Brusco, quali il sostegno ai lavoratori poveri. 

  

Elena Granaglia e Salvatore Morelli, Forum disuguaglianze e diversità

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