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Crescita zero, la prima non vale. Contro l’eutanasia suicidaria

Le lettere al direttore Claudio Cerasa del 1 agosto 2019

1 Agosto 2019 alle 06:00

Al direttore - Arriva il pil zero, ma poi se ne possono fare altri due.

Giuseppe De Filippi

Crescita zero: la prima non vale!

 


 

Al direttore - Sono 43 anni che faccio il medico. Il medico dei vecchi. Ci sento ancora bene e non è mai, dico mai, capitato che qualcuno mi chiedesse di esser suicidato. Ho, però, cominciato a sentire un profumo di “eutanasia suicidaria” in alcune vicende di vecchi necessitanti assistenza continuativa. Alzheimer, bronchitici cronici, scompensati di cuore, cancerosi. “Ma non vedi come soffrono… non c’è nulla da fare… se potessero chiederebbero di esser aiutati a”. A parte che non me lo hanno chiesto né fatto intendere, meditate gente meditate.

Roberto Bernabei, direttore Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e della testa collo Fondazione Policlinico

Vedrà poi quando dall’autodeterminazione si passerà, come in Olanda, alla tenuta dei bilanci delle asl. Grazie.

 


 

Al direttore - Mi aiuti, con la capacità del Foglio di parlare al paese, per favorire una necessaria pubblica riflessione che non deve arrendersi nei confronti dell’ultima disinvoltura, con le sue conseguenze, propria di questi tempi: l’idea di un sindaco della provincia di Chieti, a Villa Santa Maria, di riportare in luce un marchio, cancellato dall’usura del tempo, della propaganda fascista impresso su una roccia che domina sulla vallata del Sangro, la scritta “Dux”, scolpita allora per celebrare il diciottesimo anno dell’èra fascista. Motivo? C’è sempre stata e soprattutto, secondo il sindaco, che pare compiacersene, quella scritta “storica” può rappresentare un attrattore turistico dove realizzare percorsi di arrampicata sulla roccia, unendola così allo sport, alla cultura e ai valori dell’attività sportiva. Il dibattito che ne è scaturito rende esattamente l’idea del compulsivo procedere di questo tempo, la normalizzazione di ciò che normale non è, non lo sarebbe mai stato in altri periodi, oggi è possibile, anzi considerato opportuno. Ciò che fa veramente paura , come lascito di questa generazione alle nuove, è l’eredità dello sdoganamento che porta, nel tempo della cancellazione della memoria e dall’istantaneismo dei clic, del revisionismo della rete, a collocare sullo stesso piano il bene e il male. Nella risposta alla mia interrogazione il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia si è limitato a comunicare che ci sono approfondimenti in corso ribadendo l’impegno del ministero nel “contrastare comportamenti illeciti di gruppi e fazioni che si ispirano ai principi del nazi-fascismo e della discriminazione razziale”. Verrebbe da dire che sia un commento scontato, dovuto, ma in questi tempi e da quel ministero è un po’ meno ovvio, chissà come la pensa il ministro Matteo Salvini e se mi avesse dato la stessa risposta del sottosegretario Carlo Sibilia. La verità è che la democrazia liberale è sotto attacco e anche tre lettere riemerse rappresentano l’ennesimo conseguente avanzare di questo disegno, forse per chi lo ha compiuto inconsapevolmente, ma non per questo meno grave nella totale assenza di senso.

Camillo D’Alessandro, deputato del Pd

Suggerimento piccino: la chiave del fascismo, onorevole, non è quella giusta per capire il fenomeno Salvini ed eventualmente per combatterlo.

 


 

Al direttore - Pro veritate: le élite del sud, incluse quelle politiche e della Pa – l’eccezione fa parte della regola – adorano i grillini. Gli stessi sono garanti dei loro feudi e privilegi. L’autonomia mette a rischio notevole quella secolare pacchia. Il popolo meridionale dall’autonomia ne trarrebbe vantaggi. Le élite no. Tutto qui.

Moreno Lupi

 


 

Al direttore - I “+ qualcosa della Bonino” che secondo Giuliano Ferrara – nel suo editoriale del 27 luglio – trattano i feti come grumi di sangue hanno nomi e cognomi. Mi chiamo Michele Usuelli, radicale, presidente del gruppo +Europa in regione Lombardia. Fino al suddetto editoriale credevo di aver dedicato tutto me stesso alla difesa della vita, viva o in potenza: fino al giorno della mia elezione sono stato medico nella più grande e migliore terapia intensiva neonatale italiana. Ferrara parla di “sepolture di vite umane colpevoli di essere state concepite nell’amore”: gli ricordo che all’ombra dei cipressi o dentro l’urne confortate di pianto non è il sonno della morte men duro. Dimostra, inoltre, scarsa conoscenza della questione: noi abbiamo proposto che fosse la donna a scegliere il percorso del feto abortito, il più idoneo all’elaborazione del lutto, superando l’obbligo di sepoltura di marca formigoniana. Libertà contro obbligo, quindi. Le evidenze scientifiche e genetiche – come le chiama Ferrara senza citare fonti – e, aggiungerei, anatomiche, pongono il limite della sopravvivenza intorno a 24 settimane di età gestazionale. Tutto ciò che è prematuramente partorito intorno a quell’età e possegga un soffio di vita, è nostro compito valorizzarlo. Per la scienza e la genetica, inoltre, ciò che Ferrara chiama genericamente “bambini” si chiamano embrioni, feti, neonati e lattanti, che diventano “bambini” solo al compimento di un anno di vita. La neonata più piccola a cui ho inserito un tubo endotracheale pesava 320 grammi e il tubo era spesso 2 millimetri. Nel 2007 ho aperto il primo reparto di patologia neonatale in Afghanistan. Ora cerco di difendere la sacralità della vita attraverso atti politici che favoriscano la riduzione della mortalità infantile, tema che, passa da due aspetti dei quali mi sto occupando in Lombardia: la chiusura dei punti nascita con meno di due parti al giorno, dove manca la casistica per gestire le emergenze, e la richiesta di adeguati finanziamenti per l’implementazione tecnologica. In sessione di bilancio, quindi, ho presentato due emendamenti a sostegno del Centro regionale di circolazione extracorporea neonatale, per consentire a tutti i neonati lombardi che hanno polmone o cuore, o entrambi, non funzionanti, di raggiungere il centro attraverso il servizio di elisoccorso. La giunta regionale, bocciandoli, mi ha risposto come i Greci a san Paolo: “Su questo ti ascolteremo un’altra volta”.

Michele Usuelli, Consigliere regionale Lombardia +Europa con Emma Bonino

“Occorre fronteggiare il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e princìpi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale”. Le frasi che trova fra virgolette furono pronunciate il 19 ottobre del 2006 da Benedetto XVI in un famoso discorso tenuto al IV Convegno ecclesiale nazionale a Verona. Per difendere la vita, nella sua interezza, occorre difenderla proprio così: dal concepimento alla morte naturale. La questione centrale, con tutto il rispetto, non è dunque il dualismo tra libertà e non libertà, ma è più semplicemente verità contro indifferenza. Buon lavoro di cuore.

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