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No: di fronte al populismo sfascista non si può più essere terzisti

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

11 Luglio 2019 alle 06:16

No: di fronte al populismo sfascista non si può più essere terzisti

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Al direttore - Iban il Terribile

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - Sono pienamente d’accordo con Lei che, di fronte ai venti delle democrazie illiberali e allo scenario politico, le imprese non possono essere neutrali. Vale a livello globale e nei singoli paesi. Senza che ciò significhi affatto un parallelo tra governi e sistemi istituzionali, le imprese non possono fare come fecero gli “antenati” con quel patto tra imprenditoria del nord e agrari anche del sud alla base della convivenza e del sostegno al fascismo. In una situazione oggi, dunque, ben diversa sotto molteplici aspetti, ma che comunque è seria per il futuro del paese e dell’economia sono, però, necessari atti concreti e, soprattutto, coerenza nelle posizioni. Certamente essere pragmatici è importante, ma non si può essere oscillanti, prima affidandosi, per esempio, alla Lega, in opposizione ai 5 stelle e, poi, assumendo una linea contraria, mostrando un indeterminato eclettismo. Per non essere neutrali, l’impresa e le associazioni rappresentative devono avere anche un progetto chiaro, non solo per il breve periodo, che sottolinei l’autonomia e la dialettica nel confronto sociale, pur senza sconfinare in un ruolo politico, e che guardi costantemente al di là dei propri interessi, nella consapevolezza che la cura di quelli generali si riverbera a favore anche degli interessi specifici che l’imprenditore giustamente persegue. La sola crescita di valore per gli azionisti e la “proprietà” in genere non possono essere l’esclusiva linea-guida dell’imprenditore e del manager. Facile a dirsi, ma molto difficile a realizzarsi. Tuttavia autonomia e propositività sono i fattori per non essere meramente “terzisti”, correndo il rischio che Ella prospetta. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

 

Il governo dei piromani usa le poche risorse che l’Italia ha a disposizione per assumere pompieri capaci di spegnere gli incendi creati dagli stessi piromani. L’Italia è più forte rispetto a come l’hanno raccontata i populisti, e ha un santo in paradiso di nome Mario Draghi, ma un governo incapace di far ripartire la crescita, di contare in Europa, di attrarre investitori, di incidere sul debito pubblico, di infondere fiducia nei consumatori, di sostenere le azioni delle imprese, di rendere il nostro paese affidabile è un paese che, spread o non spread, resta guidato da un branco di populisti pericolosi e incompetenti. E più durerà questo governo e più saranno i danni che l’Italia dovrà pagare quando i piromani si stancheranno di incendiare il nostro paese. E per questo continuare a considerare questo governo come un male minore, come un governo come gli altri, significa aver scelto da che parte stare. Anche no, grazie.

 

Al direttore - Scindere lo scontro “politico” da quello “culturale” è una scappatoia dialettica, la globalizzazione è la visione culturale di un liberismo internazionale e universale. Come culturale è quella di un collettivismo internazionale e universale. Lo scontro è tra le due culture. Nessuna delle due ha dimostrato, nei millenni, di poter avere gli strumenti operativi per assumere una valenza universale. Ogni tentativo, per costruire un mondo “uguale”, in qualsiasi senso lo s’intenda, è destinato a rimanere “utopia”. Tutta l’umanità ha sempre camminato sulle gambe dei “contrari”. Da lì nasce la “politica”, cioè l’insieme di tutti i modi e mezzi possibili per cavarsela e sopravvivere tra le conflittualità, ineliminabili, degli opposti “contrari”. Non è possibile altrimenti, ed è meglio così. Lunga vita a tutte le discussioni su questa realtà.

Moreno Lupi

 

Al direttore - Concorda sul fatto che debito pubblico e inquinamento ambientale siano la stessa cosa? Mancanza di responsabilità di oggi che compromette il domani. E’ quello che sosteniamo con una proposta di legge di iniziativa popolare per l’inserimento in Costituzione dei princìpi di equità tra le generazioni e di sviluppo sostenibile. La sciagurata quota 100 diventerebbe illegittima (è un privilegio una tantum per pochi maschi abbienti sessantenni alle spese dei lavoratori più giovani e delle loro già scarse prospettive) come i condoni degli abusi edilizi. La proposta (promossa da + Europa e sostenuta da varie associazioni e movimenti tra cui Volt e Siamo europei di Carlo Calenda) si chiama “Figli Costituenti”, con l’idea che spetta proprio ai più giovani ribaltare il tavolo di una politica miope e concentrata sugli interessi di breve periodo. Stiamo raccogliendo le 50 mila firme necessarie. Ci aiuti a diffonderla, perché l’Italia ne ha bisogno.

Andrea Mazziotti e Piercamillo Falasca

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