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Londra, l’Europa e la crisi costituzionale. Conte? Un santo! Un apostolo!

6 Giugno 2019 alle 06:11

Al direttore - Facendosi precedere da un endorsement per Boris Johnson nella competizione per il n. 10 di Downing Street (i due si servono dallo stesso parrucchiere) Donald Trump ha invitato il Regno Unito a scegliere il no deal senza preoccuparsi di pagare il conto all’Unione. Da Bruxelles non risulta pervenuto quel sonoro e corale “Vaffa” che sarebbe stato opportuno.

Giuliano Cazzola

 


 

Al direttore - “Di Maio aveva tutto il diritto di fare il premier e invece dovette cedere al niet di Salvini che pretendeva un atto di genuflessione dinnanzi a B. e non lo ebbe mai (il che fa onore al capo 5 stelle). Nacque così l’opzione Conte, che si è rivelata una scelta felice e che oggi aggiunge al parterre nazionale un nuovo leader stimato e popolare”. Così Marco Travaglio, mercoledì, sul Fatto. Come avrebbe scritto un tempo il Fatto, slurp. Ma che dico? Straslurp!

Franco Matteini

E’ un bel presidente! Un santo! Un apostolo!

 


 

Al direttore - I punti di forza elettorali e comunicativi di Salvini li conosciamo. Egli, però, ha pure dei punti di debolezza, ed è su due di questi, in particolare, che vorrei soffermarmi a riflettere. Il primo punto viene proprio da Strasburgo, dove il capo leghista si aspettava un’onda vincente nazional-sovranista con il voto europeo del 26 maggio. Quell’onda invece non c’è stata e i sovranisti risultano essere minoranza, per giunta neppure determinante. Questo risultato spiazza Salvini, che reagisce male e in modo scomposto ai compiti e ai doveri di governance di Bruxelles. Il secondo punto di debolezza del capo leghista mi pare si possa sintetizzare così: il sistema politico e parlamentare proporzionale comincia a stargli stretto, e questo perché la Lega sempre più si sta configurando come un partito a forte vocazione maggioritaria. Ebbene, su questi due fattori deve battere con forza l’opposizione del Pd e di tutti coloro che sono contro il fronte sovranista e populista di Salvini e Di Maio. Sul rapporto dell’Italia con l’Ue, il Pd deve denunciare con forza la responsabilità di entrambi i vicepresidenti del Consiglio dei ministri di avere condotto l’Italia all’isolamento in Europa: in questo senso che siano Lega e M5s a sciogliere il nodo per dare al paese la prossima legge di Stabilità, le lacrime e sangue le quali non sono dovute ad una presunta cattiveria di Bruxelles, ma alla scriteriata politica economica del fronte di governo gialloverde. Nello stesso tempo, sul versante del sistema politico ed elettorale, il Pd sbaglierebbe se dovesse limitarsi a difendere il regime proporzionale attuale: dovrebbe piuttosto essere aperto a valutare proposte di riforma che venissero presentate a tale riguardo per ridare all’Italia un metodo anche tecnico che favorisca la stabilità del sistema politico rappresentativo. C’è da aspettarsi che sia la stessa Lega, nel medio periodo, a muoversi in tale direzione, non in questa legislatura oramai destinata a chiudersi prematuramente ma con ogni probabilità nella prossima. Anche il Pd deve riscoprire la propria vocazione maggioritaria. L’elettorato moderato di centro così si riconquista.

Alberto Bianchi

L’Economist della scorsa settimana ha dedicato un approfondimento molto interessante a un tema che prima o poi emergerà in Gran Bretagna quando il destino della Brexit sarà finalmente chiaro. L’Economist sostiene che la crisi che attraversa la Gran Bretagna è una crisi che presto diventerà di carattere costituzionale perché “la logica spietata della Brexit ha infilato una dinamite costituzionale sotto la sedia del Regno Unito e, data la difficoltà di una riforma costituzionale in un paese ormai ai ferri corti, c’è poco da fare per spegnere la miccia. Per questo, sono alte le possibilità che i britannici scoprano presto che la costituzione flessibile su cui hanno puntato può di fatto amplificare il caos, può alimentare le divisioni e può minacciare il Regno Unito”. Vale quando si parla di Regno Unito ma vale anche quando si parla del resto d’Europa. La crisi politica che si sta vivendo in buona parte dei paesi occidentali è una crisi in cui vi sono paesi che riescono ad affrontarla e paesi che hanno più difficoltà ad affrontarla. I paesi che riescono ad affrontarla, di solito, sono quelli che hanno una Costituzione (e un sistema elettorale) che permette di privilegiare i criteri della governabilità su quelli della rappresentanza. Il modello francese funziona. Gli altri modelli danno prova ogni giorno di funzionare un po’ peggio. Prima o poi toccherà riparlarne.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    06 Giugno 2019 - 10:10

    Presumo che in assoluto segreto il premier Conte, l’avvocato del popolo promosso da Cerasa ad apostolo (mica pensando all’ultima cena?) , sia un ammiratore del Nobel Milton Friedman. Quello che confesso’: “Io ringrazio Dio per l’inefficienza del governo. Se il governo fa cose cattive c’e’ solo l’inefficienza che impedisce al danno di diventare più grande”.

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