cerca

Nomine e fili. Cosa ci dicono del Pd le dimissioni di Marini in Umbra

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

17 Aprile 2019 alle 06:15

Nomine e fili. Cosa ci dicono del Pd le dimissioni di Marini in Umbra

Foto Imagoeconomica

Al direttore - Cattedrale salva, qui resterebbe quella questione dell’Iva.

Giuseppe De Filippi

 

Al direttore - Notre Dame è dovuta bruciare perché ci accorgessimo che è veramente “nostra”. Tutti ne hanno parlato come un simbolo, e non nego che lo sia, a me piacerebbe di più se quella guglia, una volta ricostruita, tornasse a essere un segno: una realtà che indica qualcosa d’altro in cui trova il suo significato. Mi ha colpito ieri sera ascoltare in tv il sempre acuto Philippe Daverio, in diretta davanti alle fiamme, ammettere: “Pensiamo che il patrimonio storico sia eterno, non è così”. E’ la stessa triste impressione che ebbi quando vidi crollare la Basilica di Assisi, ripensando al monito di Cristo: “Se questi taceranno, grideranno le pietre”, ma anche le pietre prima o poi ruinano. Il crollo nel cuore di Parigi, che come si è visto è stato un crollo nel cuore di molti, porta con sé una domanda, inevitabile: che cosa regge l’urto del tempo?

Ubaldo Casotto

 

Al direttore - Sapendola molto attenta all’argomento, le chiedo come giudica il nuovo temporeggiamento che appare essere stato intrapreso dal governo sul rilascio del parere sulle nomine al vertice della Banca d’Italia. Il ministro Tria ha detto che attende l’avvio della concertazione, da attivarsi dal premier Conte, come la legge stabilisce, per portare le nomine, decise dal Consiglio superiore dell’Istituto, al parere non vincolante del Consiglio dei ministri. Salvini rilascia, invece, una dichiarazione bivalente nella quale la parte dominante è la richiesta, ambigua e generica, a chi non avrebbe vigilato sulle banche di chiedere scusa ai cittadini. Dati i rapporti tra i “domini” della maggioranza, ora ci sarebbe da attendersi una dichiarazione uguale e contraria di Di Maio. Insomma, ci stiamo avvicinando a maggio (considerate le festività incombenti) e ancora si continua a prendere tempo, ostruendo così il percorso verso il Quirinale per le decisioni del capo dello stato, il solo che ha il potere di dare efficacia alle nomine giuridicamente perfezionate con l’approvazione dell’organo della Banca. Inizia una nuova puntata della telenovela? Non si considera che, omettendo di decidere per tempo, con l’uscita di Salvatore Rossi il 9 maggio e subito dopo di Valeria Sannucci, la Banca e l’Ivass senza i nuovi incarichi non potrebbero funzionare? Fino a quando può durare questo atteggiamento dilatorio se non omissivo? E il bilanciamento con la nomina di Paragone alla presidenza della commissione parlamentare di inchiesta che qualcuno vede nell’indicato temporeggiamento – una specie di “do ut des” – può mai essere concepito da una mente lucida? Può mai esserci un decente paragone (con la minuscola)?

Angelo De Mattia

 

Difficile dire come finirà la partita. Più facile invece denunciare l’approccio avuto finora dalla maggioranza nelle partite (dirette e indirette) delle nomine: occupazione totale del potere, distruzione progressiva delle minoranze, trasformazione dei non allineati in nemici del popolo. E pensate solo per un attimo cosa potrebbe accadere se al Quirinale non ci fosse chi invece per fortuna c’è oggi.

 

Al direttore - Oltre il rumore di fondo di una campagna puramente ideologica qualcosa si muove sul piano delle idee di riforma dell’Eurozona. Merita attenzione per esempio un recente studio della Martens Foundation, il think tank brussellese del Partito popolare europeo cui non si presta nell’Italia senza centro politico la dovuta attenzione. Lo studio lancia una proposta radicale: superamento delle regole di Maastricht che contribuiscono ad alimentare populismo e sovranismi vari, conferimento ai paesi membri della totale sovranità in campo fiscale, impegno da parte degli stessi paesi a portare il rapporto debito/pil al 30 per cento nell’arco di dieci anni in cambio di un incentivo dato da una mutualizzazione del debito di entità. Utopie? Forse ma che si inquadrano nell’orientamento del Ppe a rivedere il principio di sussidiarietà restituendo ai paesi membri parte della loro sovranità. Ne sentiremo parlare dopo le elezioni.

Marco Cecchini

 

Al direttore - Ecco cosa succede se si leggono solo i titoli (degli articoli e delle agenzie), e non si fa fino in fondo il proprio mestiere. Scriveva ieri l’ottimo vostro Luciano Capone: “Nei giorni scorsi Renato Brunetta è intervenuto sul tema dei cosiddetti truffati dalle banche. L’economista di Forza Italia, questa volta, non si è scagliato contro il governo e i partiti di maggioranza per la loro proposta di rimborso integrale e automatico. Non ha cioè protestato contro il fatto che risarcire persino gli azionisti, quindi investitori a tutti gli effetti, senza prima una sentenza di un giudice o un giudizio di un arbitro che abbia stabilito che c’è stato effettivamente misselling (o truffa), è un’ingiustizia nei confronti di tutti i cittadini italiani. Non si è lamentato del fatto che è una truffa a carico dei contribuenti stabilire per decreto che sono todos caballeros, tutti truffati. Brunetta ha annunciato che sarà in piazza a manifestare insieme a tutte le associazioni dei risparmiatori truffati perché il governo non ha esaudito tutte le loro richieste. Perché Lega e M5s non hanno mantenuto la promessa elettorale di un risarcimento integrale. Non sapendo cosa dire Forza Italia si batte quindi per il programma degli altri, facendolo proprio”. Da rimanere allibiti, al limite del paradosso e del sorriso. Capone, evidentemente, prende fischi per fiaschi. Se avesse letto, infatti, fino in fondo e non fosse stato obnubilato dalla fregola di dimostrare le sue tesi (l’opposizione non esiste), si sarebbe reso conto che il sottoscritto, assieme al collega Pierantonio Zanettin, almeno dal mese di dicembre dello scorso anno, denuncia quasi quotidianamente il comportamento indecente del governo nella vicenda dei rimborsi ai truffati: interrogazioni, interpellanze, richieste di accesso agli atti, proprio per evitare il “todos caballeros” nei rimborsi (17 comunicati stampa e 10 tra interrogazioni e interventi in Aula), definizione di cui rivendico il copyright. Se Capone avesse letto fino in fondo, lo ripetiamo, anche solo le ultime agenzie Brunetta-Zanettin (del 14 e 15 aprile), e non solo il titolo, si sarebbe reso conto che il sottoscritto ribadiva la necessità “di rispettare in pieno le norme comunitarie e italiane, nonché gli accordi raggiunti con la Commissione europea” (contro, appunto, il “todos caballeros” voluto da Salvini e Di Maio), dando pieno sostegno alla manifestazione del 18 aprile (voluta dalle associazioni non grilline…). Questa mia replica, valuta tu caro direttore Cerasa, e il piccolo incidente in cui è incorso il vostro bravo Capone, potrebbero essere utilizzati nelle scuole di giornalismo, proprio per spiegare agli aspiranti vostri colleghi che la serietà e la pazienza, quando si scrive, sono sempre un obbligo da cui non si può prescindere e che il pregiudizio e la fregola, come ho già detto, di dimostrare le proprie tesi, non possono giustificare in nessuna maniera la violenza al pensiero e all’altrui coerenza. Buon lavoro agli amici del Foglio, e un consiglio da un vecchio professore: meno ideologia, più umiltà, più professionalità. Forse gli sono antipatico (me ne son fatto da tempo una ragione), ma questa volta ha proprio ridicolmente esagerato. Viva il Foglio, viva i foglianti tutti (Capone compreso).

Renato Brunetta

 

Risponde Luciano Capone. Due precisazioni, lezioni di umiltà a parte, materia di cui l'onorevole Brunetta è maestro. Primo: l'accordo raggiunto tra le associazioni e il governo, per cui ora si batte Forza Italia, prevede rimborsi automatici fino a 35mila euro di imponibile o 100 mila di patrimonio mobiliare (quindi todos caballeros, fino alla soglia). Secondo: in questo modo l’opposizione manifesta a favore dell’approvazione di un accordo raggiunto dal governo, in una logica subalterna e ancillare. E’ questo il punto segnalato dall’articolo e che accomuna molte forze di opposizione. Quanto all’antipatia, a noi gli antipatici stanno enormemente simpatici. Pertanto nei confronti del prof. Brunetta se c’è un pregiudizio è solo positivo.

 

Al direttore – “Rispetto il lavoro del collega di Maio che si occupa di lavoro, ma sui temi di controllo dei confini e di criminalità organizzata sono io a decidere”. Così il Capitan Fracassa che sta (poco) al Viminale. Quanti ritenevano che le decisioni fossero prese in conformità alla legge, deve ricredersi: ormai vige il principio del Führerprinzip.

Giuliano Cazzola

 

Al direttore - Notre-Dame in fiamme non è la fine della civiltà occidentale. La fine è il presidente americano che twitta di usare i Canadair. E l’argine contro la fine sono i francesi che non li usano, e salvano la cattedrale.

Giuliano Da Empoli

 

Al direttore - Ho seguito Radio radicale dagli anni 80, tutte le sue “voci”, a partire da Pannella e poi tutte le iniziative, i convegni… ci voleva il governo giallo verde a farla tacere! L’ennesimo sfregio alla libertà di parola, di opinione. Non è bastata tutta la mia vita per vedere cambiare in meglio i cittadini, il paese. E' veramente triste!

Pia Costantini

 

Al direttore - Ho letto che si è dimessa la presidente della regione umbra (del Pd) Catiuscia Marini, in seguito all’inchiesta sulla sanità umbra in cui è indagata. Il Partito democratico le ha fatto i complimenti per la scelta: indagata e dimessa. E’ questo il nuovo corso del Pd?

Luca Maffei

 

Uno scandalo è uno scandalo e vedremo nelle prossime ore se emergeranno elementi di indagine ulteriori a carico dell’ex governatore dell’Umbria. Ma un partito che non ha la forza di difendere un suo eletto indagato, e di considerarlo innocente fino a prova contraria, è un partito che di solito, in questi casi, più che dare segni di forza dà segni di debolezza.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    17 Aprile 2019 - 09:59

    Caro Cerasa, a proposito delle vicende del Pd umbro non resta che prendere atto dell’ennesima testimonianza che il Pd sta ormai da molti anni da una parte sola: dice della magistratura ma in realtà intende le procure, ovvero i pubblici accusatori. La presunzione costituzionale di innocenza e’ ormai obsoleta, e non solo da quelle parti. Sicche’ basta essere indagati per finire alla gogna e soprattutto fuori dai partiti e dalle liste elettorali. E’ questa, di fatto, l’unica riforma della giustizia applicata dopo la “rivoluzione” di Mani Pulite. Indagati alla sbarra e magistrati capilista alle elezioni. C’era una volta una democrazia repubblicana che si reggeva sul primato della politica. Da tempo i politici, Pd in testa, hanno delegato tutto o quasi alla magistratura, al di là del perseguimento dei reati in assoluta autonomia, si’ dentro ai confini della costituzione e delle leggi democraticamente approvate dal parlamento, ma con molti, se non troppi, margini di libera interpretazione.

    Report

    Rispondi

Servizi