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Bankitalia ricorda con numeri da urlo perché il populismo è contro il popolo

24 Novembre 2018 alle 06:13

Al direttore - Nella sua “Storia dell’Italia repubblicana”, Silvio Lanaro definisce il qualunquismo “come supremazia dei ghiribizzi del gusto sui sudori dell’intelletto, come libertà di pensiero disancorata da categorie culturali troppo impegnative ed esigenti, come indisciplina sociale screanzata e popolaresca, come assimilazione delle fandonie del passato alle frottole del presente, come nostalgia di un senso comune spazzato via dall’invadenza delle visioni del mondo”. In questo senso, si può ben sostenere che il movimento fondato dal commediografo Guglielmo Giannini è una variante e, insieme, un antenato del movimento fondato dal tecnologo Gianroberto Casaleggio. In un testo di oltre quarant’anni fa (“Dal populismo al compromesso storico”, 1976), Nicola Matteucci osservava che il populismo si afferma sempre in un clima di idee semplici e passioni elementari, e manifesta una congenita volontà autoritaria, insofferente delle procedure della democrazia rappresentativa. Inoltre, quando arriva al potere, cerca di manipolare le masse con slogan demagogici, traboccanti di retorica nazionalistica e antiparlamentare. L’analisi del grande studioso del liberalismo sembra scritta oggi, perché proprio questa è la condizione odierna dell’Italia. La coalizione gialloverde ha ancora il vento in poppa. Ma non può uscire dalla gabbia di una campagna elettorale permanente, a cui è costretta dalla concorrenza tra due partiti espressione di due elettorati distinti, socialmente e geograficamente. Ma ora i nodi stanno venendo al pettine. Il mantenimento delle mirabolanti promesse del contratto è infatti inconciliabile con le regole dell’Ue. Lega e Cinque stelle vogliono modificarle. Ma con quali alleati? Mai il nostro paese era stato così isolato in Europa, da Helsinki a La Valletta. Questo è lo scoglio su cui si infrangeranno i sogni di gloria di Salvini e Di Maio. Sono fiducioso, quindi. Aggiungo che lo sarei perfino di più se la principale forza di opposizione mettesse in campo, nel frattempo, un numero di proposte credibili per un’alternativa di governo almeno pari a quello dei candidati alla sua leadership.

Michele Magno

Ha detto ieri Bankitalia che le tensioni sui mercati hanno ridotto negli ultimi mesi di circa il 3,5 per cento il valore della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. La truffa del populismo è che purtroppo le politiche contro il buon senso sono prima di tutte politiche contro il popolo.

 


 

Al direttore - Il M5s e la Lega hanno ribadito che non intendono modificare la manovra finanziaria bocciata da Bruxelles, nonostante che la stessa sia stata pesantemente criticata o contestata non solo dalla Commissione europea ma pure da Fmi, Bce, Inps, Banca d’Italia, Istat, Ufficio parlamentare di bilancio, centri studi economici nazionali e internazionali, Confindustria, sindacati, altre organizzazioni sociali ed economiche e ben 18 stati dell’Eurozona. Ma tant’è: Di Maio e Salvini non intendono deflettere dal condurre l’Italia oltre l’orlo del precipizio. Dal che risulta evidente che lo scopo politico fondamentale dei pentaleghisti risulta essere di natura geopolitico: disarticolare l’Ue, attaccando l’asse franco-tedesco. Sennonché Di Maio e Salvini hanno ottenuto l’esatto opposto: l’isolamento totale dell’Italia e il compattamento di tutti gli Stati membri dell’Ue intorno all’euro presidiato da Berlino e Parigi. Della politica avventurista e scriteriata di grillini e leghisti ne pagheremo a lungo il prezzo.

Alberto Bianchi

 

In politica economica, ci sono alcune scelleratezze che un giorno si potranno riparare cambiando alcune riforme e facendo alcuni sacrifici. Ma ci sono poi altre scelleratezze che non possono essere riparate con il denaro e che chissà quando potranno mai essere curate: una riforma del lavoro sbagliata o una riforma delle pensioni toppata può essere cambiata, un paese che entra nella spirale della sfiducia e della non credibilità ci vorrà tempo prima che possa essere curato.

 


 

Al direttore - In riferimento al vostro fondino del 21 novembre “Indietro tutta sulle popolari”. Lasciamo stare se si va indietro o se si va avanti. L’autore cita una raccomandazione dell’Ue del 13 luglio scorso. Io ne cito un’altra, dal Provvedimento 2008 con il quale la Commissione europea respinse (allora) l’assalto alle Popolari: “Le reti bancarie decentrate garantiscono la continuità dei mercati finanziari, anche in mercati di piccole dimensioni e remoti”, aggiungendo che “il pluralismo del mercato dell’attività bancaria e la diversità dei prestatori di servizi rafforzano la concorrenza in tutto il mercato bancario dell’Ue, assicurando nel contempo il finanziamento dell’economia locale e facilitando l’accesso di tutti i clienti dei servizi finanziari”. Sono considerazioni che valgono comunque, oggi, e indipendentemente quindi da ogni problema che possa essere sopravvenuto, anche di capitalizzazione (le Popolari e le Casse di risparmio si sono capitalizzate per cent’anni, quando non era ancora di moda solo screditarle). E quanto all’emendamento del governo per togliere l’obbligo delle Bcc di entrare forzatamente in gruppi, perché il pensiero unico in materia, spaventa? Il governo non imporrebbe nulla. Lascerebbe libere le Bcc di aderire o meno. La Vigilanza – anche finanziaria – rimarrebbe, evidentemente. Dunque, perché citare assemblee favorevoli alla conversione tenutesi in presenza dell’obbligo di convertirsi? Sarebbero assemblee che si sono liberamente determinate? Grazie se, per liberale confronto di idee, vorrai pubblicare questa nota, anche perché so che – comunque – l’ultima parola ce l’ha sempre il giornale.

Corrado Sforza Fogliani

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