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Persone che tolgono il sonno e a cui si affiderebbe l’anima. Raccontate per vendicare l’oblio

In “Corpi speciali” di Francesca d’Aloja ci sono risarcimenti e dichiarazioni d’amore, c’è il ricordo delicato e la commozione per il destino di chi non ce l’ha fatta

22 Febbraio 2020 alle 06:01

Persone che tolgono il sonno e a cui si affiderebbe l’anima. Raccontate per vendicare l’oblio

Ho attraversato l’Europa occupata mettendo a rischio la mia vita per consegnare le prove di un genocidio, ho solcato l’oceano e nessuno mi ha ascoltato. Volevo salvare la vita di milioni di persone ma non sono riuscito a salvarne neanche una”.

Jan Karski, Giusto tra le Nazioni

da “Corpi speciali” di Francesca d’Aloja (la nave di Teseo)

“Ho vomitato tutto il giorno”, ha raccontato Jan Karski dopo che, travestito da poliziotto lettone, si infiltra in un campo di sterminio vicino a Lublino, dove vede una enorme massa di uomini, donne e bambini che si dirige verso un carro merci: vengono stipati nei vagoni dai tedeschi. Centinaia di persone, ammassate l’una sull’altra: “Si arrampicavano con fatica, aggrappandosi ai capelli, ai vestiti… calpestando colli, facce e spalle, spezzando ossa e gridando con furia insensata”. Da quel momento decide che la sua missione è andare a Londra a raccontare tutto: prima di partire si fa togliere due denti per nascondere ai tedeschi il suo accento polacco, nasconde i microfilm, impara a memoria stralci degli appelli, dice: “E’ in corso lo sterminio di un intero popolo”. Non gli credono, non abbastanza. Decide di andare dal presidente Roosevelt, ma nemmeno lui sembra molto interessato. Karski si avvilisce, rinuncia, scrive un memoriale, poi sparisce fino al 1981, quando Elie Wiesel lo invita a una conferenza sulla liberazione di Auschwitz. Karski non era ebreo. “Questo peccato perseguiterà l’umanità fino alla fine del mondo, questo peccato mi perseguita, e io voglio che sia così”. Francesca d’Aloja ha raccolto in questo libro le storie di persone che ha incontrato, dentro e fuori di sé, che le hanno tolto il sonno, che le hanno fatto capire qualcosa in più degli esseri umani, che le hanno dato una speranza, o una disperazione. Lo sfortunato scrittore David Vogel, la grande ginnasta Nadia Comaneci, il leggendario torero José Tomas, la figlia infelice di James Joyce (“la donna più intelligente che abbia mai incontrato”, disse di lei suo padre), l’esploratore dal grandioso fallimento, Ernest Schackleton, che nel 1914 fece pubblicare sul Times un annuncio: “Cercasi uomini per viaggio rischioso: paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di totale oscurità, incolumità e ritorno incerti. Onore e gloria in caso di successo”. L’uomo che ha ispirato i versi di La terra desolata di T.S. Eliot, e a cui Francesca D’Aloja affiderebbe la sua anima. In nome della curiosità e del coraggio, in nome della solidarietà, e per questa idea che l’uomo è uomo se porta con sé una sete di conoscenza. Non importa quanto fallisca, importa che abbia consacrato la vita a qualcosa.

 

Come Vittorio Gassman, altro protagonista di questa raccolta di incontri e folgorazioni, come Edith Bruck, Franca Valeri, Luciana Castellina. Edith Bruck, scrittrice e poetessa ungherese sopravvissuta ad Auschwitz, ha sposato in Italia Nelo Risi, fratello di Dino, e a Francesca d’Aloja ha raccontato il motivo per cui non ha mai voluto scrivere in ungherese. “Mi fa troppo male, ci sono parole che nella mia lingua non posso pronunciare senza provare dolore; pane, per esempio: in ungherese, quella semplice parola io la associo a mia madre, in italiano penso al fornaio, e non mi fa male”.

 

In questo libro ci sono risarcimenti e dichiarazioni d’amore, c’è il ricordo delicato e la commozione per il destino di chi non ce l’ha fatta, come Laura Antonelli. E c’è il tentativo continuo e ostinato di non dimenticare le persone, di scoprire le loro storie, di vendicare l’oblio e l’incomprensione, e di rifiutare le tenebre.

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