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L’Italia di governo e il suo meraviglioso trasformismo riformista
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
15 MAY 26

Foto ANSA
Al direttore – Caro Cerasa, lei dice bene: il giustizialismo pseudo “garantista” di tanti opinionisti è la prova del male incurabile della giustizia italiana. L’esito più probabile è paradossale: in caso di rigetto della revisione di Stasi e di successiva condanna definitiva di Sempio le due sentenze andranno revocate perché in contrasto tra loro secondo l’art. 630 cpp. Nessun colpevole salvo non lo si voglia stabilire ai calci di rigore. Forse sarebbe più giusto.
Cataldo Intrieri
La lezione di Voltaire dovremmo ricordarla tutti: è preferibile rischiare di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente.
Al direttore - Chiunque vincerà le prossime elezioni con o senza premio di maggioranza le vincerà male. Per due motivi. Perché comunque avrà a suo favore una minoranza di elettori, una minoranza molto minoranza temo visti i livelli di astensione, e perché con il bipolarismo sarà costretto ad alleanze innaturali per poi governare con un paese profondamente spaccato in due. Ancora una volta. E fare riforme significative in questa situazione è praticamente impossibile. Come dimostrano i referendum persi da Renzi e Meloni. L’Italia è nata da un compromesso nobile che oggi qualcuno chiamerebbe un inciucio. Cavour con il “connubio” diede vita a una maggioranza stabile che tagliò fuori le estreme: clericali, reazionari e mazziniani irriducibili. E riforme significative si sono fatte anche ai nostri tempi solo quando vi è stato un accordo almeno di massima sull’agenda dei problemi da affrontare. Spesso grazie a governi tecnici, che hanno sancito il fallimento della pilotina. E allora anziché cercare prove muscolari varrebbe forse la pena che chi ha sale in zucca a destra e a sinistra torni a parlarsi. Qualche ponte in più e qualche muro in meno sarebbe utile. Anche perché di questo spirito fazioso che avvelena lo spirito pubblico dell’Italia ormai su ogni cosa non se ne può veramente più. Grazie.
Chicco Testa
Giusto, saggio, ma con un elemento di ottimismo in più. Sia che vinca la destra sia che vinca la sinistra sia che non vinca nessuno, da anni in Italia vi è un meraviglioso trasformismo riformista che tende a essere condannato in campagna elettorale ma che tende a essere applicato quando si arriva al governo. Quando si è all’opposizione, la realtà la si può combattere. Quando si è al governo, la realtà la si può edulcorare ma non la si può schivare. E in fondo, da anni, sulle principali infrastrutture del paese, politica estera, europeismo, politiche sulla difesa, politiche sulla sicurezza, politiche economiche, con qualche pazzia di troppo sul Superbonus, alla fine i governi, quando hanno governato, e anche quando lo hanno fatto con i populisti, sono riusciti a trovare punti di convergenza con i governi del passato anche senza parlarsi con le opposizioni del presente. Si dice e poi non si fa. Si fa ma poi non si dice. E’ l’Italia, bellezza.
Al direttore - La severa reprimenda nei suoi confronti del prof. Aldo Badiani (“vostra eccellenza che mi sta in cagnesco”) è la prova che gli italiani non si sentono soltanto tecnici della Nazionale di calcio, ma anche pm nei processi penali che salgono agli onori delle cronache (come la vicenda di Garlasco). Badiani le ricorda, come se fosse una garanzia, che nei processi per omicidio è competente una Corte di assise la quale, secondo la regola detta dello scabinato, è composta da due giudici togati e sei popolari (tra l’altro estratti per sorteggio), gli stessi a cui lei – sostiene – “vorrebbe impedire di farsi un’idea sulle prove/indizi”. Il fatto è che nell’iter processuale di Alberto Stasi ben due Corti di assise (in primo grado e in appello) lo giudicarono innocente. E in Cassazione non ci sono giudici popolari.
Giuliano Cazzola