La “colpa” di avere un certo potere nel mondo senza chiamarsi Donald

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

7 MAY 26
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Foto ANSA

Al direttore - Trump: non ho detto che c’era proprio un accordo con l’Iran, ho detto che lo stavo verificando.
Giuseppe De Filippi
Urge summit in Uruguay!
Al direttore - Non mi piace per nulla il fatto che Papa Leone XIV, il Vicario di Cristo in terra, scenda in polemica diretta con Trump posizionandosi di fatto allo stesso livello del presidente americano. Non pensa che per il Papa un dignitoso silenzio sarebbe la risposta più appropriata?
Pietro Volpi
Non sono sicuro che in questo caso il silenzio sarebbe stato dignitoso. Ma sono sicuro che un Papa che chiede a chi lo critica sul Vangelo di farlo “con la verità” non si stia posizionando allo stesso livello di Trump ma stia facendo semplicemente il suo mestiere. Ma si capisce che Trump, al fondo, non riesca a sopportare il fatto che vi sia un americano che esercita una forma di potere sul mondo che non si chiami Donald di nome e neppure Trump di cognome.
Al direttore - La storia di Nicole Minetti (con trascorsi che conosciamo) e Giuseppe Cipriani mi ha profondamente commossa. Una coppia molto agiata (per usare un eufemismo) con uno stile di vita molto lussuoso ha deciso di adottare un bambino e fin qui è normale, ma ha lottato per adottare proprio un bambino con gravi problemi di salute… con tutto quello che può comportare come ridimensionamento dello stile di vita. Forse Nicole Minetti è stata folgorata sulla via di Damasco? Le vie del Signore sono infinite. Un’azione del genere merita non solo la grazia a Minetti ma la beatificazione in vita della coppia!!! Vabbè… come direbbe Masneri.
Laura Fragasso
Quando il ventilatore del fango smetterà di essere azionato, forse alla fine quel che resterà della storia sarà questo: una coppia benestante che ha fatto tutto il possibile per salvare la vita a un bambino malato, adottato nonostante la malattia, e un presidente della Repubblica che avrebbe avuto molto da guadagnare dal non associare il suo nome alle parole “grazia” e “Minetti” e che ha scelto di mettere il futuro di un bambino malato prima di ogni altra valutazione legata al consenso personale. Quando il fango avrà smesso di volare in aria, forse la storia su cui potremo concentrarci sarà questa. E potrebbe essere una storia niente male. Da Sorrentino? Vabbè.
Al direttore - Roberto Savi a “Belve” ha mandato frecciate in varie direzioni: ai colleghi che nella perquisizione s’intascarono mezza refurtiva, ai suoi mandanti che prima gli garantirono l’impunità e poi non si opposero all’arresto, ai giornalisti che hanno scritto di ciò che non sapevano. Fa sapere, invece, che il patto “silenzio in cambio di detenzione tranquilla” è stato rispettato (né la moglie né il figlio sono stati molestati): è una notizia. Ma allora perché parla? Forse vuole prevenire incomprensioni sui nuovi elementi in mano ai magistrati, omicidio di via Volturno in primis, e limitare le sue responsabilità: la Uno Bianca era un’agenzia del crimine e di agenti ce n’erano parecchi, qualcuno dei quali forse ha fatto pure carriera. Savi non lo può dire esplicitamente, altrimenti rompe il patto; così parla alle telecamere (brava Fagnani). Voli pindarici?


Francesco Cisternino