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L’anti americanismo di Conte che se la spassa con Trump. Spettacolo
Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
2 APR 26

Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, durante i festeggiamenti a piazza Barberini per la vittoria del NO al referendum costituzionale sulla giustizia (foto ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Al direttore - Il ragionamento di Rosy Bindi (vedi Corriere e altro) è chiaro e semplice e grosso modo si traduce con l’immagine di una sinistra sull’orlo del baratro per cui ha bisogno di un salvifico federatore. Lei dice Bersani, ottima scelta, aggiungo io, sarebbe un deciso salto in avanti... dal baratro.
Valerio Gironi
Per una non vittoria, è certamente il candidato giusto.
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Al direttore - Condivido il suggerimento di Paolo Mieli: Elly Schlein ceda lo scettro del centrosinistra a Giuseppe Conte. Ma non per le ragioni addotte da lui: evitare le primarie, e quindi una contesa dai possibili risvolti destabilizzanti. Nemmeno perché il presidente dei Cinque stelle è un leader più maturo e sperimentato, e quindi un competitore di Giorgia Meloni con maggiori chance di vittoria. No, lo condivido semplicemente perché Conte è l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. E’ infatti il rappresentante più genuino dello “spirito” del campo largo, ovvero della politica à la Groucho Marx: “Signori, questi sono i miei princìpi. E, se non vi stanno bene, ne ho degli altri”. Di quella politica che è apparenza, spettacolo, indifferenza al merito delle questioni, il cui scopo è il potere in quanto tale. Come diceva Leo Longanesi nel suo “Taccuino” (1957), “qui non c’è nulla: né destra, né sinistra. Qui si vive alla giornata, fra l’acqua santa e l’acqua minerale”.
Michele Magno
A proposito di Giuseppe Conte. Uno spunto geniale del nostro amico Andrea Minuz. In Italia bisognerebbe trovare un equilibrio per essere filo americani e dunque filo occidentali ma critici verso Trump. Nell’attesa di raggiungere quell’obiettivo siamo riusciti a creare figure politiche, come Giuseppe Conte, che cavalcavano l’anti americanismo ma se la spassano con Trump. Una meraviglia.
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Al direttore - Ci sono temi che entrano nel dibattito pubblico solo a intermittenza, spesso in occasione delle ricorrenze. L’autismo è uno di questi. Il 2 aprile, Giornata mondiale della consapevolezza, offre ogni anno un’occasione utile, ma rischia di restare confinata in una dimensione simbolica se non si accompagna a un impegno concreto e continuativo. Parliamo di una condizione che riguarda un numero crescente di persone e che attraversa tutte le età della vita. Non è solo una questione sanitaria: è una questione educativa, sociale, lavorativa. E’, in ultima analisi, una questione che interroga la qualità delle nostre istituzioni e la capacità di una comunità di includere davvero. In questi anni la ricerca ha compiuto passi importanti, ma restano ancora molte domande aperte: sulla diagnosi precoce, sui trattamenti più efficaci, sui modelli di supporto che possano accompagnare le persone nello sviluppo di autonomie e competenze, fino all’età adulta, il “dopo di noi”. Allo stesso modo, sul fronte dell’inclusione scolastica e sociale, persistono ritardi e disomogeneità che pesano innanzitutto sulle famiglie. Per questo la ricerca non è un capitolo accessorio, ma il presupposto di ogni politica seria sull’autismo. Investire in ricerca significa dotarsi di strumenti migliori, evitare approcci improvvisati, costruire interventi fondati su evidenze e non su intuizioni. La Fondazione italiana Autismo, grazie all’importante sostegno della Rai, attraverso la campagna #sfidAutismo26, finanzia progetti selezionati da due comitati scientifici indipendenti e di alto profilo: uno dedicato alla ricerca di base e applicata, l’altro ai modelli metodologico-didattici e all’innovazione nell’inclusione scolastica. E’ un lavoro rigoroso, che punta a risultati verificabili e trasferibili nella vita quotidiana delle persone. Fino al 5 aprile sarà possibile sostenere questo impegno con una donazione al numero solidale 45585, tramite Sms o chiamata da rete fissa. E’ un contributo semplice, ma utile a rafforzare un’infrastruttura di ricerca che nel nostro paese resta ancora insufficiente rispetto ai bisogni. Non si tratta di un gesto simbolico, ma di una scelta di responsabilità: sostenere la conoscenza per migliorare la qualità della vita, oggi e negli anni a venire, di molte persone e delle loro famiglie.
Davide Faraone, presidente Fondazione italiana Autismo
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Al direttore - Vorrei integrare con una piccola testimonianza personale il magnifico articolo di Carmelo Caruso su Giuseppe Sottile, Flaubert di Sicilia e non solo. Quando provavo a fare il reporter, andavo spesso a Palermo. Non partivo senza aver pietito i consigli di Giuseppe, che me li dispensava volentieri. Tra i pochissimi onori che esibisco sul petto, spiccano le decine di querele subite da pubblici ministeri siciliani cui i colleghi, giudici bugiardi a causa (spero) della corporazione, hanno voluto regalare ragioni che i loro sodali querelanti non avevano e non avranno mai. Di almeno la metà di esse sarò sempre grato a Giuseppe Sottile.
Andrea Marcenaro