Zagrebelsky (foto LaPresse)

Zagrebelsky e i grillozzi più comici del clown. Un Pd senza Renzi? Leu

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Alla fine, tutto torna e tutto si tiene. Col risultato che ciò che il 4 marzo era più un’ipotesi di scuola che una reale possibilità (ma sulla quale Renzi per primo forse ha scommesso fin dall’inizio) ora è diventato un dato di fatto che solo un cieco potrebbe non vedere: ossia che a meno di un rinnovato feeling tra M5s e Lega, tutti dovranno fare i conti con lo sconfitto Pd per provare a formare un governo (di lunga media o breve durata si vedrà). Poi per carità, ce l’avrà pure smisurato, come dice Di Maio. Ma intanto non pare proprio che la modestia sia la cifra distintiva della politica nostrana (e a dirla tutta, peggio di un’arroganza manifesta c’è solo una finta umiltà). Secondo, e cosa più importante: alle condizioni date, sta meglio chi ha vinto ma non ha i numeri per governare o chi ha perso e si ritrova a essere l’ego, pardon, l’ago della bilancia?

Luca Del Pozzo

 

Il Pd di Renzi, lo sappiamo, è passato dal suo massimo storico al suo minimo storico. Ma un Pd senza Renzi è bene ricordarsi che esiste già. Si chiama Leu. Non proprio un successo, diciamo.

 

Al direttore - E’ un senso di profonda gratitudine e liberazione quello che ho provato dopo avere letto l’intervista di Gustavo Zagrebelsky dell’altro giorno al Fatto. Dovevo arrivare a 60 anni di età per capire, grazie a lui, che nel 2013 Grillo fu “vagamente eversivo” a non voler fare il governo con Bersani e Bersani fu “vagamente eversivo” a non voler fare accordi con Berlusconi. E soprattutto che gli unici che dimostrarono di essere veramente degli statisti, costituzionalmente corretti e democratici furono Matteo Renzi e Silvio Berlusconi col patto del Nazareno. Quindi stavo dalla parte giusta, nonostante Zagrebelsky mi avesse spiegato per cinque anni che avevo torto.Cordialmente.

Giovanni De Merulis

 

Per chi si fosse perso qualche passaggio. Zagrebelsky martedì ha detto al Fatto (slurp) che non allearsi con un partito che vuole cancellare la democrazia rappresentativa e che costringe i parlamentari a firmare contratti estorsivi con il capo di una Srl privata è eversivo. Straordinario come il grillismo in quanto a cabaret abbia superato persino il capo clown.

 

Al direttore - Seguendo il dibattito promosso da il Foglio sull’eventuale accordo tra M5s e Pd, mi ha stimolato l’intervento di Sergio Soave quando ha evocato, a questo proposito, la resa delle democrazie col patto di Monaco del 1938. Muovendomi lungo lo stesso filone storico intendo ricordare l’eroica evacuazione del Corpo di spedizione inglese imbottigliato a Dunkerque nel giugno del 1940. Se quelle truppe si fossero arrese o fossero state sopraffatte, il Regno Unito sarebbe rimasto indifeso e costretto a negoziare con Hitler, come sosteneva una parte del Gabinetto. L’operazione risultò essere una brillante vittoria nella dura sconfitta. Senza Dunkerque non ci sarebbe mai stato quattro anni dopo lo sbarco in Normandia. Il Pd oggi è come quell’esercito in rotta appostato sulle spiagge sotto il fuoco nemico. Ma è la sola forza politica in grado di continuare a combattere contro il populismo e di preparare la riscossa. Certo, è difficile individuare in quel gruppo dirigente una personalità che possa somigliare, anche lontanamente, a Winston Churchill.

Giuliano Cazzola

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