En Marche! o Ciudadanos? Una casa alternativa ai Di Maio-Salvini

7 Marzo 2018 alle 06:06

Al direttore - Le elezioni del 4 marzo sono state un vero e proprio terremoto politico soprattutto perché hanno dimostrato che i moderati non costituiscono più la maggioranza del paese. Fermo restando che bisogna sempre comprendere e analizzare le motivazioni che spingono gli elettori a fare determinate scelte, piuttosto che “accusare” quelle stesse scelte; è opportuno fare una riflessione sulla competizione andata in scena tra moderati e populisti in questa tornata elettorale. La componente antisistema, estremista e populista non riusciva a diventare maggioranza nel paese, perché le forze moderate e di sistema erano capaci di resisterle, non permettendo di generare choc politici. Dopo queste ultime elezioni la silenziosa maggioranza moderata è divenuta una minoranza, verificandosi così un importante tornante della storia purtroppo. I partiti populisti (M5s, Lega e FdI), complessivamente considerati, hanno ottenuto il 54 per cento dei consensi con 17 milioni e mezzo di voti in termini assoluti. I partiti moderati (Pd, FI, +Eu, NcI e Civica popolare) hanno ottenuto un 37 per cento, corrispondente a 12 milioni e mezzo. Con questi risultati si è conclusa così una stagione politica, quella in cui lo spauracchio del voto antisistema, tanto agitato dai media, veniva poi sistematicamente smentito dalla realtà delle urne. Quest’oggi, invece, l’ondata populista ha trionfato per davvero e il centro moderato è stato spazzato via, non risultando più decisivo come suo solito. Occorre che questo centro moderato sappia però riorganizzarsi; occorre che le forze pro Europa, filo occidentali, liberali e popolari sappiano unirsi per rappresentare l’apertura in opposizione alla chiusura che ora è divenuta maggioranza in questo paese.

Simone Grella

 

In Italia ci sono molte case per i populisti. Case per i non populisti non ci sono. Ci sono Pd e Forza Italia. Ma il Pd è un partito morente. Forza Italia è un partito conquistato da una forza populista. O resuscita il Pd o presto tutti capiranno che servirà una nuova casa, modello En Marche!, modello Ciudadanos, per dare un tetto alla maggioranza molto silenziosa dei non ribellisti italiani.

 

Al direttore - Lo smodato egocentrismo del Cav. lo ha portato a rompere il patto del Nazareno! Non ha sopportato la spavalderia di un toscano, più esibita della sua. Lui e la sua mania di non voler eredi politici: adesso sarà costretto a proteggere solo la sua eredità patrimoniale, ahinoi.

Massimo Capacciola

 

Al direttore - Caro Ferrara. Il ’93, come il ’22, come il 25 luglio ’43, non sono stati colpi di freddo occasionali, improvvisi, repentini. E’ solo la conferma che tutto si tiene. Dal Risorgimento, fucina di ideali nobili, ma estranei, non compresi, da oltre il 90 per cento degli abitanti dello Stivale dello Stato pontificio e da quelli del Regno delle Due Sicilie, le eccezioni confermano la regola, al Regno d’Italia, mutilato territorialmente del nord-est e di Roma. I tasselli del puzzle Italia non combaciavano naturalmente, non s’incastravano per affinità di forma. Intendiamoci bene: non serve l’excursus storico per trovarvi i rimedi alle anomalie del presente, serve a individuarne la genesi. Che a sua volta serve poco, se manca il senso d’appartenenza a un soggetto unitario: il popolo, e la ricerca del potere di governo si concentra sull’accentuare le divisioni, anche culturali e di costumi, degli abitanti della penisola. Stiamo ancora praticando quel metodo. Non può produrre democrazia.

Moreno Lupi

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