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I vincitori del 4 marzo, la resistenza, la desistenza. E ora, che fare?

6 Marzo 2018 alle 06:04

Al direttore - Cauto ottimismo.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Mai come adesso è di attualità Winston Churchill: non ci arrenderemo mai!

Valerio Gironi

 


  

Al direttore - Il vero vincitore? Davide Casaleggio che grazie al voto degli italiani si ritrova un reddito di cittadinanza di 120.000 euro mensili come da contratto firmato prima di essere assunti come candidati dai suoi dipendenti in Parlamento.Cordialmente.

Giovanni De Merulis

  


 

Al direttore - La saluto. Passo in clandestinità.

Giuliano Cazzola

 


 

Al direttore - Ha vinto Cairo, l’Urbano e vero capo “dell’altra casta”. Chi avesse bisogno di vaccini, se li procuri adesso. Spariranno.

Franco Miracco

 


 

Al direttore - Berlusconi porterà per sempre la responsabilità della rottura del patto sulle riforme costituzionali e il rifiuto di votare a favore di Mattarella. Questo tragico errore, insieme all’alleanza con Salvini, ha prodotto la nascita di una nuova destra in Italia. In questo modo il fondatore di Mediaset ha dato l’ultima picconata all’esistenza di una destra liberale anche in Italia. Il bilancio della Sua opera politica, nonostante tutto, sarebbe potuto essere positivo invece sarà fallimentare sotto ogni punto di vista.

Sandro Bondi

 

Colpe reciproche, diciamo.

 

Al direttore - Il risultato elettorale è destinato a creare una situazione caotica. Del resto non è la prima volta in Europa: basta guardare la Spagna, dove tuttora c’è un governo di minoranza. Personalmente rimango del parere che a causare questa situazione siano state la legge elettorale e una campagna elettorale disastrosa di tanti partiti che non hanno saputo tenere il contatto con la gente. Del resto in Italia i partiti dovrebbero essere tutti rifondati, in modo che gli iscritti contino, vedere Spd in Germania, oltre Cdu e Csu.

Giovanni Attinà

 

Quello della Spagna è l’esempio giusto da guardare. Governo di centrodestra e non sfiducia del centrosinistra. In Italia accadde una volta. Era il 5 agosto 1976. Il governo Andreotti nacque con la non sfiducia del Pci. Nacque con 136 voti favorevoli, 17 contrari e 69 astenuti al Senato. Nacque con 258 voti favorevoli, 44 contrari e 303 astenuti alla Camera. Per tentare un governo, si potrebbe partire da qui.

 


 

Al direttore - Premetto che mi dispiace per la grande avanzata dei Cinque stelle, ma tanto tuonò che piovve. La loro demonizzazione, da parte di quasi tutti i media, ha contribuito fortemente al loro successo. E’ incredibile che perfino Berlusconi, immemore di quanto da lui subìto in tutti questi anni, si sia prestato a questo gioco. L’enfatizzazione dei mancati rimborsi ha contribuito a far conoscere a parecchi che intanto quasi tutti i 5s restituivano dei soldi, mentre gli altri no. Poi, in soldoni, la transumanza al sud degli elettori del Pd ai 5s ha contribuito a far mancare la maggioranza al centrodestra sia alla Camera sia al Senato; si ricorderà a questo proposito l’articolo pubblicato dal Foglio pochi giorni fa sull’ipotesi di attribuzione dei seggi uninominali al sud, dove il centrodestra, che veniva dato vincente quasi dappertutto, ha grosso modo mantenuto i suoi voti. E ripeto: se la sente il direttore di escludere un appoggio esterno del Pd a Di Maio? P.S. E’ la terza volta che lo mando, è così difficile pubblicarlo?

Lorenzo Tocco

 


  

Al direttore - E così, dopo la Brexit e Trump, ora tocca all'Italia. Mai esito delle urne poteva essere più forte e chiaro. Con due messaggi forti. Primo: il risultato elettorale, con una percentuale arrivata a meno della metà del famoso 40 per cento di quattro anni fa, mette la parola fine – dopo la batosta referendaria che evidentemente non è servita a nulla (brutto peccato l’orgoglio, tanto più per chi si professa cattolico) alla parabola del renzismo e del suo leader. Secondo: a prescindere da cosa accadrà nelle prossime settimane – con quattro scenari di governo possibili: a) governo di solo centrodestra con Salvini premier (difficile ma non impossibile); b) governo di coalizione centro-destra, Pd (e magari col supporto esterno di Grasso), con Salvini premier e previo cambio della guardia al Nazareno; c) governo M5s-Lega con Di Maio premier, nel caso in cui si rompesse l’alleanza del centrodestra (anche in questo caso difficile ma non impossibile); d) governo M5s-Pd, come nell’ipotesi b) previa uscita di Renzi – il dato saliente è che sommando i voti del M5s e della Lega l’Italia è l’unico paese in Europa che non solo ha ben due formazioni populiste (anche se nel caso del M5s il successo è in parte dovuto al crollo del Pd, soprattutto al sud) ma dove di fatto un elettore su due – ripeto: uno su due – ha votato contro una certa idea di Europa. Un fatto che, lo si giudichi come lo si vuole, ma che non può non far riflettere. E che dice chiaramente che soluzioni come quella alla francese, con leader creati a tavolino da quello stesso establishment zeppo di grembiulini a cui una buona fetta di italiani ha fatto una sonora pernacchia, lasciano il tempo che trovano. Prima ancora che l’Italia è l’Europa che necessita di essere ripensata, e di conseguenza di essere riformata tornando a quella che era l’idea originaria. Dove non a caso il cristianesimo con la sua visione di uomo, di famiglia e di società, era il collante di un comune disegno politico. Staremo a vedere.

Luca Del Pozzo

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