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Provocatori al Colle. Altre firme al manifesto fogliante (anche Bedin)

24 Febbraio 2018 alle 06:00

Al direttore - Con una lista di nomi al Quirinale, ok. Ma ormai quella degli agenti provocatori è un’arma spuntata.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Ho votato per Berlusconi fin dal 94 (stavolta no). Ho sempre visto cambi di casacca in corso di legislatura che quasi sempre lo hanno danneggiato, impedendogli di governare. Ora basta. Non me ne frega niente se lo dicono anche i 5 stelle: bisogna cambiare l’articolo 67 e istituire il vincolo di mandato. Voglio che il parlamentare che eleggo svolga le politiche per cui l’ho votato, e non che faccia come gli pare. Basta deleghe in bianco. Se ci pensate è un po’ come per i vaccini: è doveroso istituire l’obbligo se no ognuno fa come gli pare, con i risultati che si vedono. Per quanto riguarda il “peggio” della politica italiana, e cioè “protezionismo, sovranismo, giustizialismo, nazionalismo, anti europeismo”, mi chiedo quale sia il meglio: globalizzazione selvaggia, europeismo a prescindere, rinuncia al controllo sull’immigrazione clandestina, secessionismo? Sostenere che se uno è condannato deve scontare tutta la pena è giustizialismo? O è giusto?

Lorenzo Tocco

Sugli ultimi punti, non la seguo. Sul primo neanche ma provo a farle capire perché sta sbagliando citandole un estratto di un discorso molto bello, pubblicato mesi fa dal Foglio, fatto da Edmund Burke, agli elettori di Bristol, il 3 novembre 1774: “Il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il Parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”. Si è eletti per rappresentare la nazione, non per essere sudditi di un blog guidato da un comico eterodiretto dal capo di una srl privata.

 


 

Al direttore - Condivido e sottoscrivo il vostro manifesto.

Giulio Di Donato

 


 

Al direttore - Serve un appello alla responsabilità di tutti. Si devono abbassare i toni: questo clima carico di tensione non fa altro che alimentare la conflittualità sociale. Si deve protestare se in disaccordo, ma mai utilizzare parole che possono esasperare gli animi. E’ evidente che in una situazione di crisi come questa basta poco per accendere un fuoco. La tensione risente di un clima arroventato dall’odio. E’ ora di dire basta: è bene che ognuno smorzi i toni e rifletta che non si sta parlando mai di nemici di guerra. Usare la violenza verbalmente può armare persone fragili attratte al massimo dalla violenza.

Servono gesti forti del nuovo Governo che diano speranza e serenità perché sullo sfondo c’è disperazione. Si devono fare le cose necessarie per riavvicinare i cittadini alle Istituzioni.

Andrea Zirilli

  


   

Al direttore - Aderisco al vostro appello del buon senso, e aggiungo un tema fondamentale: la trasparenza. Rendere obbligatoria la pubblicazione di bilanci e rendiconti di fondazioni, cooperative, sindacati, amministrazioni pubbliche, università, ospedali, enti, grandi opere, ecc.

Nicola Bedin

Grazie! Si firma qui: nosfascisti@ilfoglio.it

 

Manifesto fogliante del buon senso trasversale per il dopo voto: le firme

Giavazzi, Sallusti, Panucci, Bini Smaghi, Tabellini, CDB, Costamagna, Fornero, Gallia, Serra, Da Empoli, Regina, Marini, Giansanti, Panebianco, Tonini. Idee sul manifesto fogliante: nosfascisti@ilfoglio.it

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    26 Febbraio 2018 - 00:12

    Avevo ben chiaro che non mi avrebbe seguito. Allora mettiamola così: l'assenza di vincolo di mandato, la rappresentanza della nazione ecc. sono concetti, come l'obbligatorietà dell'azione penale, belli ma irrealizzabili. Lei insiste sui 5 stelle, ma anche Berlusconi si è reso conto del danno fatto da questi qualunquisti della politica, pronti a cambiare casacca a seconda della convenienza (la loro, non quella della nazione). E penso sia oggettivamente difficile trovare qualcuno in questo parlamento (e neanche nel prossimo) che non sia espressione di un qualche interesse. Quello che per lei, nel suo articolo, è il "peggio" della politica (che ho citato fra virgolette), non lo è per me: il peggio è il suo contrario, che è stato perseguito in tutti questi anni dai governi di sinistra. Il riferimento al secessionismo è per la Lega: il suo giornale sembra preferire quando vi dominava quell'aspetto, oggi fortunatamente superato.

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