Dalla Mercedes al bonifico. Sui moralismi grillini aveva ragione De Luca

14 Febbraio 2018 alle 06:00

Al direttore - A far aprire gli occhi sui moralizzatori un tanto al chilo adesso sono stati i bonifici. Anni fa fu una Mercedes.

Frank Cimini

 


  

Al direttore - Movimento 5 stelle: ma al di là di tutto, voi affidereste il governo a chi dichiara di non essere capace di fare un bonifico?

Ernesto Nobile

Il moralista anti casta è per forza di cose un non competente. Per essere contro il sistema deve essere contro gli esperti. Per dimostrare di essere contro gli esperti deve rivendicare il suo essere un non competente. E un non competente moralista – in un paese la cui opinione pubblica ha scelto da anni di scommettere tutto più sul moralismo che sul riformismo – può avere un suo spazio. Ma quando a un moralista togli la morale non resta che il nulla. E il nulla oggi è dolcemente rappresentato da un candidato premier perfettamente inquadrato in anticipo sui tempi dal sommo Vincenzo De Luca: non una cattiva persona ma, come recita la tesi del governatore De Luca, semplicemente una mezza pippa. E senza moralismo, al moralismo non resta che il nulla.

 


  

Al direttore - Ha ragione Brambilla nel criticare i piani di taglio del debito pubblico di rapida e perciò poco credibile attuazione (il Foglio del 13 febbraio). La riduzione di pochi punti percentuali del rapporto debito-pil, che egli considera preferibile, va inquadrata, però, in una organica operazione per il debito che abbia quei caratteri che il governatore Ignazio Visco ha prospettato nel congresso Assiom Forex di Verona: innanzitutto, l’impegno al miglioramento del potenziale di crescita e ad assicurare la stabilità finanziaria, poi proseguimento lungo la linea delle riforme di struttura, quindi iniziative a livello di Eurozona per conseguire l’emissione di titoli di debito europei finalizzata a ritirare dal mercato, senza trasferimento di risorse tra paesi, una parte dei titoli emessi dagli stati membri. Possono aggiungersi altre misure, esistendo in Italia un’abbondante serie di studi sul taglio del debito. E’ importante pensare a cosa fare ogni giorno, ma, per non agire come si direbbe “alla giornata”, solo dopo avere predisposto un piano organico, realistico, affidabile, anche fatto di misure sequenziali nel quale la quotidianità può essere inquadrata. Potrebbe fare parte di un piano della specie anche una nuova “spending review”: ma se non si vogliono ripetere esperienze non esaltanti finora vissute, allora soltanto a seguito dell’approvazione puntuale da parte dell’insieme del governo e del Parlamento di un solido piano di intervento si potrebbe pensare all’istituzione di una figura ministeriale preposta a tale revisione; diversamente, partendo dalla carica, pur dotata di poteri, finiremmo, come l’esperienza insegna, con l’assistere a una sorta di bellum omnium contra omnes. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

 


Al direttore - Una fotografia in chiaroscuro: questa è forse la migliore descrizione dell’Italia di oggi. Aziende e settori che vivono un momento di crescita oltre ogni previsione, a partire dal comparto agroalimentare, le cui esportazioni superano quest’anno la cifra record di oltre 41 miliardi di euro, fino a quello manifatturiero, che fa registrare il suo record di produzione industriale, con investimenti superiori a qualsiasi altro paese Ue. Eppure, accanto al paese delle eccellenze ce n’è un altro che sembra non reggere il ritmo, che vive nell’ombra della ripresa, rappresentato da aziende oppresse da una burocrazia asfissiante, dalla sottocapitalizzazione, condannate a un destino di progressivo isolamento competitivo, debole di una forza lavoro esclusa dagli strumenti dell’aggiornamento e della qualifica. Nel frattempo assistiamo a un dibattito politico slegato dalla realtà, diviso tra i fautori del “nulla cambi” – nel minacciato timore di chissà quale rischioso salto nel buio – e di chi vorrebbe invece cancellare tutto, anche quanto di buono è stato fatto, solo perché fatto da altri. E’ evidente che nessuna di queste può essere la soluzione. E’ necessario che – finito il tempo dei proclama elettorali – chiunque sieda sullo scranno di Palazzo Chigi osi, tenendo quanto di buono è stato finora fatto, da chiunque sia stato fatto, avendo però al contempo il coraggio di agire sulle zavorre che inchiodano a terra un paese che, senza, potrebbe volare. A cominciare da una burocrazia opprimente, che da decenni sopravvive, con sfacciata impunità, a governi che si alternano senza intaccarla. Non è un sogno impossibile, se solo una maggioranza trasversale di illuminati, nella prossima legislatura, si risolvesse per una legge di vera riforma della Pubblica amministrazione che sostituisse l’esercito di inamovibili burocrati con una nuova generazione di manager della “cosa pubblica”, di giovani preparati, capaci e motivati dal merito piuttosto che dal mantenimento di privilegi acquisiti con la moneta dell’eterno compromesso. Questa l’unica strada possibile: rendere prioritari la competenza e il merito. Un principio universalmente elementare ma in Italia rivoluzionario. Principio questo difficile da accettare da chi, parti sociali comprese, ha sempre preferito misurare verso il basso l’ambizione della tutela democratica, concedendola in maniera indiscriminata quale prova di Eguaglianza, senza avere il coraggio di riconoscere che “uno non vale sempre uno”, e che bisogna tutelare anche chi corre meno, sì, senza però per questo rallentare chi fa correre davvero il paese.

Luigi Scordamaglia, Presidente Federalimentare

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