C'è un problema tra Roma e i suoi rifiuti

18 Gennaio 2018 alle 06:04

Al direttore - Cdb: “Scalfari? Ingrato, su di me deve stare zitto”. Che vi avanza un bavaglio?

Giuseppe De Filippi

 


  

Al direttore - La Sua replica alle considerazioni sul report di Citi riguardante le prossime elezioni, come sempre, è chiara, argomentata e non indulge a eclettismi, fino ad arrivare al “Viva l’ingerenza del mercato”. Chiedo però: c’è qualcuno che può pensare che gli intermediari, molto spesso internazionali o globali, e le stesse agenzie di rating che stilano rapporti del genere lo facciano esclusivamente “pro veritate”? Non risulta che di tanto in tanto compaiano valutazioni e rapporti di intermediari che hanno non pochi problemi nell’amministrare se stessi, ma pretendono di spifferare sentenze ex cathedra sull’economia e la finanza pubblica di singoli paesi? Come si distingue, innanzitutto, il grano dal loglio? E’ pensabile che si sia del tutto vergini di conflitti di interesse? Quanto meno, prima di dire benvenuta l’ingerenza, peraltro indistintamente attribuita al mercato, occorrerebbe poter disporre diffusamente degli strumenti per giudicare, a cominciare dalla conoscenza dello stesso soggetto che emette le valutazioni. E’ poi sperabile che, per ragioni di coerenza, chi apprezza l’ingerenza – che chi scrive trova difficile da accettare – quando riguardi una parte avversa l’apprezzi “a fortiori” allorché si manifesti sulla propria parte. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

 


 

Al direttore - Il ministero dell’Ambiente accusa la sindaca di Roma, Virginia Raggi, di non aver presentato il piano per la gestione dei rifiuti della Capitale. E’ francamente surreale. Il piano dei rifiuti, il “Patto per Roma”, esiste dall’agosto del 2012. Era stato sottoscritto dal ministro dell’Ambiente, dal presidente della regione Lazio, dal presidente della provincia e dal sindaco. Il “Patto per Roma” prevedeva: raccolta differenziata al 65 per cento entro la fine del 2014 e contestuale organizzazione della filiera del riciclo sulla base dell’accordo che avevo fatto sottoscrivere il 30 giugno 2012 da Ama e Conai; piena utilizzazione di tutti gli impianti di trattamento meccanico biologico e per una capacità aggiuntiva di trattamento di oltre 1,5 milioni di tonnellate/anno di rifiuti, con l’obiettivo prioritario della produzione di combustibile solido derivato dai rifiuti (CDR/CSS); velocizzazione delle procedure da parte della regione per gli impianti di compostaggio in corso di autorizzazione, per una capacità aggiuntiva di trattamento di 205.800 tonnellate annue della frazione umida dei rifiuti urbani, con l’obiettivo della produzione di compost di qualità; chiusura della discarica di Malagrotta, in piena infrazione rispetto alle direttive europee, e individuazione di una discarica di servizio per la messa a dimora dei soli residui marginali derivanti dai trattamenti. Con il decreto del 7 gennaio 2013, che ho firmato come ministro dell’Ambiente per dare attuazione al “Patto per Roma”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sono state indicate puntualmente in tre tabelle le capacità aggiuntive di trattamento per il completo smaltimento dei rifiuti di Roma nell’ambito della regione Lazio. L’attuazione del decreto da parte delle autorità competenti indicate nel decreto stesso avrebbe messo Roma nella condizione di gestire autonomamente il trattamento e il recupero dei rifiuti urbani. Perché il ministro dell’Ambiente non ha esercitato il suo ruolo istituzionale per dare attuazione al decreto del suo ministero? Perché ministro, presidente di regione e sindaca hanno “dimenticato” il “Patto per Roma”? I dati dimostrano che invece di far funzionare gli impianti e autorizzare i nuovi si è preferito trasferire i rifiuti ad aziende del nord Italia e all’estero, con grandi vantaggi per queste aziende e enormi costi per Roma (lo smaltimento dei rifiuti nella Capitale costa quattro volte di più rispetto a Milano o a Brescia).

Corrado Clini già ministro dell’Ambiente

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