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La retorica dell'allarmismo cederà il passo alla retorica del buon senso

7 Ottobre 2017 alle 06:12

La retorica dell'allarmismo cederà il passo alla retorica del buon senso

Al direttore - Mio figlio, che da alcuni anni lavora a Ginevra, mi ha chiesto di spiegargli come mai, nonostante le disastrose esperienze di governo locale, il movimento di Grillo continui a volare nei sondaggi; e come mai, nonostante i duri contrasti sulla leadership, il centrodestra stia navigando nuovamente col vento in poppa. Gli ho risposto che le ragioni sono diverse, ma che una le precede tutte: le “miserie politiche” della sinistra italiana (copyright di Emanuele Macaluso). Non mi riferisco soltanto alle risse da condominio tra Giuliano Pisapia e il leader Maximo. Quando il comunismo sentimentale di Staino trova rifugio nelle pagine dell’Avvenire, o quando il manifesto, nell’anno del centenario della Rivoluzione d’ottobre, allega al giornale i discorsi di Papa Francesco, significa che i conti non tornano. E’ come se la sinistra esistente e quella (si fa per dire) nascente fossero uscite di scena tra l’indifferenza generale, testimoniata dagli indici d’ascolto sempre più bassi dei talk show televisivi. La sua proposta, caro Cerasa, di piantare la bandiera europea nel logo del Pd è encomiabile ed è da me condivisa, perché coglie un punto vero del deficit ideale e programmatico del partito di Renzi. Ma anche le numerose adesioni dei suoi pesi massimi non bastano a scongiurare il rischio di una campagna elettorale condotta all’insegna di un populismo sfrenato e di un giustizialismo schizofrenico. Troppi segnali e troppi provvedimenti, già approvati o solo annunciati, vanno in questa direzione. Il Pd è forse l’ultima forza con radici storiche che può resistere allo tsunami che ha investito il socialismo continentale. Tiene solo il Labour di Jeremy Corbyn in Gran Bretagna, con vecchie ricette novecentesche e lo sguardo rivolto al passato, ma ancora non è chiaro quanto sia merito suo e quanto demerito di Theresa May. Tuttavia, fin qui non ho visto uno scatto di reni, un progetto politico che sappia parlare con un linguaggio più fresco al paese, e che sappia indicare ai cittadini una rotta promettente. Il presidente del Consiglio si limita – pur dignitosamente – a tirare a campare. Renzi si sta acconciando a un pasticcio sulla riforma elettorale, mentre attraversa in lungo e in largo le contrade domestiche come un ciclista in surplace. Non voglio poi parlare del suo principale oppositore interno, che si è macchiato in prima persona di una legge tanto insulsa quanto lesiva di un principio elementare dello stato di diritto. Per carità di patria, infine, stendo un velo di pietoso silenzio sulle ridicole logomachie con cui baruffa la sinistra-sinistra. Chissà, magari è soltanto un momento sfortunato della vita nazionale. Ma attenzione alla noia e al disincanto. Sono nemici invincibili.

Michele Magno

 

Le circostanze spezzano le ossa di un uomo ma non è mai stato dimostrato che esse spezzino l’ottimismo di un uomo, diceva Chesterton. Tradotto. C’è solo una cosa più stupida che sottovalutare i portatori poco sani del cialtronismo digitale (avete capito di chi stiamo parlando) e quella cosa è credere che siano qualcosa in più di una semplice e chiara fuffa. I sondaggi dicono che i truffatori della democrazia sono ancora forti ma i sondaggi non vedono e non fotografano bene che le fonti del populismo non pompano più acqua come un tempo e più si andrà avanti con i mesi e più la retorica dell’allarmismo populista cederà il passo alla retorica del buon senso. Per chi vuole ne parleremo a Firenze il 21 e il 22 ottobre. Declinismo no, grazie.

 


 

Al direttore - Condivido le osservazioni contenute in un articolo del Foglio del 6 ottobre sullo stress regolatorio indotto dalla Vigilanza unica, da ultimo con l’“addendum” sulla gestione dei prestiti bancari deteriorati posto in consultazione pubblica, che ha portato altresì a scrivere di una sorta di “eugenetica del credito”. Lo stress in questione, causato da una rigoristica disciplina di tale gestione, dai fondamenti teorici barcollanti, lontana comunque dalla realtà e dalle rilevanti diversità delle giurisdizioni alle quali si dovrebbe applicare, raggiunge l’apoteosi del dirigismo, meglio ancora della supergestione, addirittura superiore a quella possibile con la legge bancaria del 1936 in epoca fascista. Una reazione a queste impostazioni è quanto mai necessaria. Ma su di un punto dell’articolo sottolineo una differenza sperando che su questo aspetto si riesca a fare, una buona volta, definitiva chiarezza, stante la confusione indotta soprattutto da Francoforte: non è vero che la Bce sia separata dalla Vigilanza centralizzata o, meglio, funzionalmente ciò è fondato, ma il Consiglio direttivo della Banca centrale, presso la quale è costituita la Vigilanza perché diversamente sarebbe un organismo frontalmente contro il Trattato Ue, ha il potere di discutere gli indirizzi generali di Vigilanza e sulle singole questioni ha la prerogativa del “non dissenso”, con riferimento, cioè, alle misure che, di volta in volta, la Vigilanza deve comunicare al Direttivo prima della loro formale adozione. Per la composizione di eventuali dissensi è, poi, previsto l’intervento di un organismo arbitrale interno. Dunque, la Bce non è terza nei riguardi della funzione di Vigilanza. Ha le sue precise, ben definite, responsabilità. C’è, allora, da chiedersi se e quale posizione assumerà nei confronti dell’“addendum” in questione. Più in generale, sarebbe interessante conoscere come queste attribuzioni siano state sinora esercitate. Si tratta, ovviamente, di materie complesse e cariche di responsabilità. L’istinto spingerebbe a starne lontani, ma la “dura lex” impone, invece, la vicinanza. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

 


 

Al direttore - In riferimento all’articolo pubblicato su Il Foglio in data 30 settembre 2017 dal titolo “Microchip sottobanco” a pagina 1 il deputato del MoVimento 5 Stelle Paolo Bernini precisa quanto segue:

“La vicenda della conclusione del rapporto lavorativo fra me e il mio ex collaboratore è in mano all’autorità giudiziaria che finora si è espressa solamente con una sentenza di primo grado, dunque non definitiva, in sede civile. Aspetto fiducioso il secondo grado di giudizio che certamente chiarirà la realtà dei fatti. Oltre tutto sottolineo che parte dei soldi che dovevo ricevere dalla Camera sono stati congelati proprio in vista della sentenza. Ho invece già denunciato per diffamazione chi si è reso protagonista di una violenta campagna diffamatoria”.

Si prega di procedere a rettifica secondo la normativa vigente.

Ufficio comunicazione MoVimento 5 Stelle, Gruppo Parlamentare Camera dei Deputati

 

Risponde Luciano Capone: Doveva essere una rettifica e invece si tratta di una conferma. Siamo lieti che l’onorevole Bernini non abbia trovato imprecisioni da correggere e gli auguriamo che tutte le sue cause giudiziarie vadano per il meglio.

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