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Verso il Nobel per la pace. Sperando non trionfi la dittatura del politicamente corretto

3 Ottobre 2017 alle 06:11

Al direttore - Premio Nobel per la Medicina per la scoperta dell’orologio biologico. E dire che qui avevamo le dichiarazioni quotidiane di Brunetta e non ci abbiamo pensato.

Giuseppe De Filippi

Ho letto, invece, chi sono i candidati al premio Nobel per la Pace e sono svenuto. Mohammad Javad Zarif e Federica Mogherini. Unhcr e High Commissioner Filippo Grandi. Cumhuriyet e Can Dündar. L’Economic Community of West African States (Ecowas). Il White Helmets e Raed al Saleh. Far vincere Can Dündar, giornalista e dissidente turco, di cui il Foglio ha parlato a lungo, sarebbe un buon messaggio e un segno di sfida contro le vere derive democratiche. Far vincere il modello del deal iraniano – o, peggio mi sento, il modello dell’accoglienza indiscriminata e senza integrazione – sarebbe un segnale verso un’altra direzione: la dittatura del politicamente e dell’umanitariamente corretto. Anche no, grazie.

 


 

Al direttore - E’ fuor di dubbio che il possente discorso di Emmanuel Macron alla Sorbonne, del 26 settembre u.s., costituisca un evento di rilievo: il Foglio lo ha definito, a buon motivo, un discorso storico, pubblicandone il testo integrale. Premesso che la storia non è “magistra vitae” e che al più può spiegarci il perché e il come siamo giunti a essere quel che siamo oggi, non già svelarci e tanto meno prescriverci quel che dovremmo fare nel presente e nel futuro; premesso tutto questo, dicevo, qualche commentatore ha udito nel discorso alla Sorbonne echi lontani della tradizione giacobina, relativamente al punto in cui Macron parla della sovranità europea come superstatualità federale al di sopra delle singole statualità nazionali. Ma credo che tale rimando storico non sia propriamente giustificato dalla visione del discorso presidenziale, dove piuttosto il rimando, implicito e ammirevole nella rettorica macroniana, è semmai al secolo francese per eccellenza, il XVII, che vide dal 1687 svilupparsi la “Querelle des anciens et des modernes”: un ambiente storico dove l’affermazione del cartesianesimo, vale a dire di un pensiero razionalista che vedeva nella “ragione ragionante” un nuovo modo di intendere il divenire della storia – e della storia europea – si coniugava al riconoscimento della distinzione tra valori civili, religiosi e morali; e dove il concetto della molteplicità delle culture mai significò relativismo culturale o multiculturalismo. E’ un discorso di rifondazione dell’Europa, dunque, quello pronunciato da Macron alla Sorbonne: non solo pragmatismo e realismo lo animano, ma anche l’orgoglio delle proprie radici e l’idealismo nelle possibilità nostre di costruire il futuro dell’Europa. E’ un sollievo ascoltare un tale discorso, che riapre la speranza per un rinnovato ruolo di guida e d’azione da parte di un’élite europea lungimirante e illuminata.

Alberto Bianchi

 


 

Al direttore - Le scriviamo perché non vogliamo rassegnarci al fatto che un quotidiano libero e indipendente come il Foglio, che lei ha l’onere e onore di dirigere, per il solo fatto di sostenere apertamente la politica del governo israeliano e di non nutrire, evidentemente, alcuna fiducia nella soluzione dei due stati, debba necessariamente elargire ai suoi lettori un’informazione profondamente scorretta. Per questo, e perché conosciamo l’attenzione del suo giornale ai diritti umani così come la sua avversione nei confronti di qualsiasi forma di giustizia sommaria, ci permettiamo di segnalare che l’articolo firmato da Andrea Marcenaro, pubblicato su il Foglio lo scorso 27 settembre, trasuda razzismo fin dal titolo – “Terroristi all’Interpol” – se, come si legge, si riferisce alla Palestina in quanto tale, “ammessa come stato membro nell’organizzazione internazionale della polizia criminale”. Ma l’articolo non si limita a questo. Dopo aver discriminato un intero popolo – non è questa la sede per parlare del popolo palestinese oppresso e sotto occupazione da 50 anni in barba agli Accordi di Oslo, alle Risoluzioni dell’Onu e a qualsiasi norma del diritto internazionale – il dott. Marcenaro, sfoggiando un’ironia impercettibile ai più, si permette di attribuire a un Olp soddisfatto, “l’intenzione di festeggiare l’avvenimento con decine di camion lanciati in pittoresco zig zag sui marciapiedi di Tel Aviv”. Non le sembra un po’ troppo? Non ha l’impressione di aver esagerato? Non la sfiora il timore che una frase del genere potrebbe essere interpretata come incitamento all’odio? Confidando nella sua comprensione e in attesa di una rettifica, inviamo i migliori saluti.

L’Ambasciata di Palestina, Roma

 

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. Le potrei rispondere spiegando cos’è la satira, ma, confidando nella vostra comprensione, pensando al fatto che il giorno prima dell’ingresso all’Interpol tre soldati israeliani sono stati uccisi da un palestinese e l’Anp, che l’ambasciata rappresenta, non ha condannato ma accusato gli israeliani per l’“occupazione”, mi rendo conto che purtroppo c’è davvero poco da ridere. Con i migliori saluti.

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