La differenza tra ottimismo e realismo. Gentiloni e quelli della fase ariete

Le lettere al direttore Claudio Cerasa del 20 settembre 2017

20 Settembre 2017 alle 06:00

Al direttore - Il tribunale di Palermo annulla la candidatura di Cancelleri. Vedi il tempismo del Corriere ad aprire un giornale di buone notizie.

Giuseppe De Filippi

Ogni buona notizia in più, come si dice, è una buona notizia. Sarebbe bello però che le buone notizie, quando ci sono, fossero trattate non come delle notizie speciali, come se fossero dei panda, ma come delle notizie normali. Nonostante la buona volontà del Corriere il punto mi sembra essere sempre lo stesso. Oggi essere ottimisti è un tabù. E l’unico modo di superare questo tabù è evitare di commettere un errore importante che molti commettono: considerare ottimismo quello che invece dovrebbe essere considerato solo semplice realismo.

 


 

Al direttore - Ho letto la sua bella intervista al presidente del Consiglio. Il mio commento è molto semplice: Paolo Gentiloni è un politico serio, preparato e leale. Qualità che lo candidano a mediano ideale di una futura squadra di governo. E, come è noto, le partite si vincono a centrocampo.

Michele Magno

Vero. Ma il punto non è cosa farà Gentiloni. Il punto è capire chi proverà a utilizzare Gentiloni come una testa d’ariete per abbattere Renzi. La vera partita a sinistra, da qui ai prossimi mesi, mi sembra questa.

 


 

Al direttore - Certamente la ripresa economica potrebbe deragliare se si passasse dal regno dei tassi zero a una incisiva stretta monetaria, come giustamente teme la Bri e il Foglio riporta in un articolo del 19 settembre. Ora, però, siamo ancora lontani dal target “intorno, ma sotto il 2 per cento” stabilito dalla Bce perché al suo conseguimento potrà dirsi assolto il mandato per il mantenimento della stabilità dei prezzi. Un livello dell’inflazione pur sempre opinabile e che potrebbe essere anche modificato. In ogni caso, quando si raggiungerà il suddetto target, non scatterà automaticamente l’obbligo di una stretta, magari facendo rientrare tutte le misure non convenzionali che fossero eventualmente ancora vigenti (né, ovviamente, si potrà ritenere, per converso, che tale conseguimento sia ininfluente sui tassi zero). Vige, però, un vincolo che purtroppo nessuno ricorda e non viene mai citato dalla stessa Bce: per quest’ultima, una volta assolto il predetto mandato, scatta l’obbligo, altrettanto importante, fissato dal Trattato Ue, di contribuire alle politiche economiche dell’area (un obbligo subordinato, ma del pari cogente, mentre per la Fed i due obblighi anzidetti stanno sullo stesso piano). Naturalmente, ciò esige che siano promosse adeguate politiche della specie, a livello europeo e dei singoli partner, ma il governo della moneta dovrà avere un tale apporto come obiettivo prioritario. Si potrà dedicare a tale aspetto almeno un terzo dell’attenzione dedicata all’obiettivo della risalita dell’inflazione contro i rischi di deflazione? Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia

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