La repubblica dei mandarini si combatte a colpi di riforme. Il caso Calenda-Renzi

Al direttore - Mi sono domandato quale sia il modo più adeguato per commentare la figura che sta facendo il nostro paese dopo la nota sentenza sovranista del Tar del Lazio sui direttori stranieri (europei) dei musei. Alla fine mi sono convinto che l’espressione più adatta è quella, lapidaria, attribuita al generale Cambronne a Waterloo.

Giuliano Cazzola

 

Il potere della burocrazia può essere controbilanciato solo da un potere uguale e contrario della politica. In mancanza di una politica forte (il sistema istituzionale del nostro paese non la prevede) non resta che sperare che ci siano politici forti in futuro che sappiano come combattere, a colpi di riforme, la repubblica dei mandarini.

 

Al direttore - Fatta eccezione per i terremoti, i casi di morbillo e la tosse di mia figlia, per D’Alema Renzi è il responsabile di tutte le disgrazie che affliggono l’Italia: bassa crescita, produttività in picchiata, disoccupazione giovanile, povertà dilagante, sperpero di risorse pubbliche a favore dei ricchi, salvataggi bancari con i soldi dei contribuenti, collusione incestuosa con i poteri forti, ammucchiate immorali con Denis Verdini e Silvio Berlusconi, dilettantismo politico, ceto di governo scadente, rottura sentimentale con gli elettori di sinistra, isolamento sociale del Pd, e tante altre nequizie ancora (Corriere della Sera di ieri). Leggendo l’intervista che periodicamente Aldo Cazzullo concede al presidente del Feps (la Fondazione vicina al Pse, ma sul crollo del socialismo europeo non ha speso una parola), ho pensato alla definizione di jettatura formulata dall'eminente antropologo Alfonso M. Di Nola: “Per jettatura si deve intendere l’influenza nefasta esercitata da uomini su altri uomini, intenzionalmente o involontariamente. Il suo discredito è legato a un presunto potere speciale dell’occhio, capace di sprigionare un influsso distruttivo, ossia quel ‘gettare il male’ da cui deriva il termine” (in “L’identità degli italiani”, Laterza, 1998). Le radici storiche del fenomeno sono remote, almeno quanto la condanna dello sguardo geloso del bene altrui. Gli antichi lo chiamavano “invidia, che etimologicamente significa "guardare “contro”. Il neologismo non è splendido ma rende l’idea: oggi lo chiameremmo “rosicamento”, che etimologicamente nel dialetto romano significa consumarsi per il successo o la fortuna altrui.

Michele Magno

 

Al direttore - Nel discorso del Ministro Carlo Calenda a Confindustria ho letto più spirito riformista e tensione autenticamente politica che in tutte le Leopolde messe insieme. Mi dica, direttore, mi sbaglio?

Vincenzo Agostini

 

Un discorso bellissimo e sono convinto che uno come Renzi ha bisogno di uno come Calenda. Ieri, su questo giornale, il ministro Orlando ha detto giustamente che nel Pd c’è un problema di classe dirigente. La grande differenza tra il Renzi 1 e il Renzi 2 in fondo dovrebbe essere questa: imparare a riconoscere con velocità gli incompetenti e ricominciare a valorizzare chi una competenza ce l’ha. 

Di più su questi argomenti: