Che fa Grillo pur di non sposarsi con Curzio. Sindacati, sfida per il Pd

Al direttore - In un solo giorno la nuova Spectre, la P4 tendente verso P5 e la commissione d'inchiesta sulla banche. E quelli, proprio adesso, volevano entrare nell’establishment?

Giuseppe De Filippi

 

Cosa non si fa pur di non stare nello stesso gruppo parlamentare di Curzio Maltese e Barbara Spinelli.

 


 

Al direttore - Quando l’iconoclastia referendaria porta diritti al tafazzismo.  A che cosa aspirerebbe un sindacato che vuole tutelare i diritti dei lavoratori nella filiera degli appalti e dei subappalti? Semplice: poter esercitare liberamente il proprio potere contrattuale per verificarne la regolarità. Bene. Che cosa pensereste, allora, di un sindacato che, avendo per legge riconosciuto quel potere (e potendo avvalersene se lo ritiene conveniente e opportuno visto che nessuno lo obbliga a negoziare), chiede agli elettori di abrogarlo con un referendum?  Direste che i suoi dirigenti non sanno quello che fanno. Eppure è successo. Basta leggere la prima parte del quesito presentato dalla Cgil in materia di appalti, il quale propone di abrogare le seguenti parole del comma 2 dell’articolo 29 del dlgs n. 276/2003: “Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti’’. In pratica, la Cgil non si fida neppure di se stessa.

Giuliano Cazzola

 


 

Al direttore - A Sergio Staino che l’ha accusata di non avere un progetto, la Cgil ha replicato con sdegno, invitandolo a leggersi la sua Carta dei diritti universali del lavoro. Io l’ho letta: 97 articoli e alcune centinaia di commi e sottocommi (lo Statuto dei lavoratori ha 41 articoli). La Carta, è vero, norma non solo il lavoro dipendente, ma anche quello autonomo. E’ esattamente questo il punto. Chi rappresenta i salariati pretende di rappresentare anche il lavoro autonomo con una proposta su cui quest’ultimo non ha avuto alcuna voce in capitolo. Ma mettiamo pure da parte le ambizioni egemoniche della confederazione di Susanna Camusso, e veniamo alla sostanza del problema. In verità, i problemi sono due. Il primo è culturale, il secondo è politico. Quello culturale è il pangiuridicismo della Cgil, ossia la tendenza a giuridicizzare ogni aspetto e ogni forma del rapporto d’impiego. Quello politico è l’idea di un partito del lavoro (Carta e referendum contro il Jobs Act fungono da assi della sua piattaforma programmatica) come alternativa strategica alla presunta deriva neocentrista del Pd renziano. Fallita la coalizione sociale di Maurizio Landini, rientra in campo il vecchio sogno di Sergio Cofferati. Ma perché la Cgil non torna a fare il suo antico mestiere sindacale, che un tempo sapeva fare anche bene?

Michele Magno

 

Caro Magno, forse la questione è ancora più grave: un sindacato che rappresenta più i pensionati che i lavoratori e che tutela solo gli interessi dei lavoratori stabili e non di quelli atipici non può più essere nemmeno lontanamente considerato un sindacato che si preoccupa del futuro dei lavoratori italiani: si occupa degli interessi dei suoi iscritti, stop. Mai come in questo momento, la presenza di tre e più sindacati diversi è un’anomalia che andrebbe superata attraverso una semplificazione del sistema sindacale. Se Renzi vuole davvero rifondare la sinistra forse dovrebbe provare a partire da qui: un sindacato unico, se non ora quando?

 


 

Al direttore - Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, in un’intervista che RaiTre gli fa in ginocchio, ancora si lamenta di non essere diventato ministro della Giustizia. E’ solo l’ulteriore conferma che questi signori vincitori di concorso fanno le indagini per prendere il posto di quelli sotto inchiesta.

Frank Cimini

  

Dio benedica Giorgio Napolitano.

 


 

Al direttore - Con riferimento all’articolo pubblicato sul Foglio del 10 gennaio 2017 a firma di Salvatore Merlo, intitolato “Procura riluttante”, in cui si afferma “la sindaca di Roma, consigliata dai suoi avvocati, e informalmente anche dal famoso studio Sammarco, con una mossa difensiva (…) ha revocato la nomina probabilmente illegittima di Renato Marra”,  l’Avv. Prof. Pieremilio Sammarco e  i collaboratori dello Studio Sammarco, di cui il primo è titolare, precisano che tale circostanza non risponde al vero, in quanto gli stessi non hanno avuto il benché minimo ruolo o contatto, nemmeno indiretto o informale, nell’ambito delle vicende descritte nell’articolo.

Avv. Rosalba Bitetti

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