Floris e l'islam. Se vuoi la pace a volte devi fare la guerra

Redazione

    Al direttore - Intanto però al cambiamento climatico stiamo facendo un culo così.
    Giuseppe De Filippi

     

    Al direttore - La claque del “Di martedì” di Floris dedicato agli attacchi di Bruxelles ha applaudito (a comando) indiscriminatamente: Crozza che nel suo siparietto equipara i droni ai terroristi; Padre Haddad che difende il regime di Assad; Luttwak che attacca il regime di Assad; Mancuso che dice che islam significa pace; Luttwak che dice che islam significa sottomissione; la Meloni che dice “siamo in guerra, e io da mo’ che lo dico”; la Mosca che francamente non si capisce cosa dica… Un ottimo esempio della spettacolarizzazione e dell’incompetenza dell’“informazione” italiana. Non ci resta che piangere. E leggere il Foglio.
    Sharon Nizza, Tel Aviv

     

    Più show che talk.

     

    Al direttore - Qualche tempo fa il Foglio pubblicò una chiacchierata con un pezzo grosso dei servizi di sicurezza israeliani che, più o meno, disse che se si lasciava loro mano libera il problema dell’Isis lo risolvevano in poco tempo. Forse esagerava o forse no, ma è una soluzione sulla quale riflettere… meglio che veder piangere l’Alto rappresentante per gli affari esteri della Ue.
    Valerio Gironi

     

    Al direttore - Occorre chiarire, una volta per tutte, come stanno le cose, dopo l’ennesimo atto di guerra del terrorismo islamico in Belgio: siamo colpiti nella carne e nello spirito della nostra civiltà cristiana. Appena due giorni prima dell’attentato di Bruxelles, nella cristianità c’è stata la Domenica delle Palme, e tutti a sproloquiare sulla palma come simbolo di pace. No, no, e ancora no. La palma d’ulivo non è simbolo di pace, ma di pacificazione. La pace è astratto annullamento di ogni ostilità, mitica stasi, laddove la pacificazione è invece consapevolezza del conflitto in atto, della lotta tra il bene e il male nel divenire drammatico della storia. Il cerchio primo del conflitto è quello che sant’Agostino indica essere tra la “Civitas hominum” e la “Civitas Dei”; quello secondo, all’interno dell’età secolare degli uomini del tempo attuale, è tra la città cristiana e la città islamica. Occorre darsi una mossa, dunque, colpire politicamente e militarmente la carne e lo spirito di chi nella città islamica ci ha dichiarato guerra, affinché ci sia poi la pacificazione.
    Alberto Bianchi

     

    Se vuoi la pace a volte devi fare la guerra.

     

    Al direttore - In riferimento all’articolo pubblicato in data odierna dal titolo “La Bambina nel Cassonetto”, a firma di Maurizio Crippa, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese precisa che la foto pubblicata a corredo dell’articolo e descritta nello stesso, attribuita alla piccola Claudia Gioia, la neonata abbandonata e attualmente ricoverata presso la Tin - Terapia Intensiva Neonatale del nostro ospedale, non corrisponde a Claudia Gioia. Nessuna foto è stata scattata né diffusa dall’Aou Senese, a tutela della piccola paziente e, a riprova di ciò, precisiamo che: 1. Dopo la brevissima fase di trasporto interno dal Pronto Soccorso alla Terapia Intensiva Neonatale, la neonata è stata posta in un lettino termico aperto (privo cioè di oblò e della parte superiore dell’incubatrice, al contrario di quanto presente nella foto); 2. Non abbiamo utilizzato telini o copertine con strisce trasversali come quelle illustrate nella foto dell’articolo; 3. Sin dal momento dell’arrivo e durante il trasporto interno dal Pronto Soccorso alla Terapia Intensiva Neonatale e la successiva degenza in Tin la bimba non presentava cerotti in regione facciale o nella regione della coscia sinistra, né succhiotti verdi in bocca (tutti dettagli presenti nella foto pubblicata). La foto non può essere attribuita alla piccola Claudia Gioia e, pertanto, a tutela dell’immagine dell’Azienda e dei propri professionisti, riteniamo opportuna una rettifica da parte vostra. Restiamo a disposizione per qualsiasi necessità o approfondimento.
    Azienda Ospedaliera Universitaria Senese

     

    Per un disguido internettiano, si dice così, eravamo convinti che la foto fosse quella vera. La bellissima storia di Maurizio Crippa resta comunque. Come diceva quello? “Non rovinarmi questa bellissima storia con la verità”. Grazie.