Antica lezione di un cardinale e le verità del rabbino Laras

Redazione

Al direttore - Fidel scrive a Maradona: “Non sono morto”. Ma è molto dubbia l’autenticità del destinatario.
Maurizio Crippa

 

Al direttore - Il problema di fondo è uno, e lo aveva già ben chiaro un teologo francese del quale si parla poco, stimato da Paolo VI che non poté farlo cardinale per l’opposizione dell’episcopato transalpino al quale non le mandava certo a dire. E’ Louis Bouyer che già nel 1948 scriveva: “E’ un fatto che i cristiani di oggi non possono sopportare l’idea di avere nemici. Vorrebbero essere contro tutto ciò che è contro e a favore di tutto ciò che è a favore. Non c’è più modo, attualmente, di essere non credenti. Se pure vi ingegnaste a sgranare parole blasfeme sarebbe tempo sprecato. Foste pure Nietzsche, Proudhon o perfino il marchese De Sade, trovereste di certo un ecclesiastico illuminato per scrivere un libro nel quale sareste amabilmente sollecitato, generosamente interpretato, accortamente assimilato”.
Giovanna Riccobaldi

 

L’idea di avere nemici, e le parlo con la minima cognizione di causa che può immaginare, è effettivamente insopportabile. Ma bisogna acconciarvisi. Il rabbino Laras sulla Bibbia ieri come il card. Bouyer.

 

Al direttore - Essendo antropologicamente antigiacobino, mi riesce difficile scrivere un je suis qualcuno o qualcosa. Pertanto, oltre un banale ego sum non riuscirei ad andare: ma va bene tutto, ovvio, anche se fossero stati fornai o braccianti agricoli quelli di Charlie, la mattanza maomettana sarebbe stata comunque motivo sufficiente per esercitare una violenza incomparabilmente maggiore, e per me non da oggi. Due o dieci milioni di persone in corteo eccitano e non indeboliscono molti altri milioni di musulmani se lo porti stampato in volto che sei un cacadubbi (vero monzù Hollande?) a furia di precisare, separare, scusarti di esistere. Naturale, dunque, la sua perversa ammirazione per la schiena dritta di questi farabutti (con cui, sia chiaro, non si dialoga, li si annienta e basta) che non sanno cosa sia la civiltà del vino e delle biblioteche ma della quale conoscono il grado di effeminatezza raggiunto e la progressiva “geriatrizzazione”. Io la vedo dura, di attributi in giro manco l’odore mentre di irenismi scemi siamo sommersi. Non ci resta che Israele.
Peppe Rinaldi

 

Al direttore - Onore e requiem per i caduti in Francia e in Nigeria. Ma ora si può riprendere a parlare del vero Hollande? Dell’Hollande che si riempie la bocca della parola libertà, ma che vieta la libertà di pensiero nelle scuole francesi in nome della “religione” laicista; che, con gravissima superficialità culturale e politica, ha abbassato la guardia dei suoi “servizi” (che avrebbero potuto evitare che tre combattenti paralizzassero un intero paese); che reagisce alla tragedia con molta retorica e ipocrisia. Se si vuole che qualcosa cambi occorre guardare in faccia alla vera realtà: e la realtà ci dice che un califfato ha dichiarato una vera e propria guerra all’occidente cristiano e non, contro cui non basta alzare le matite, in assenza di cultura, politica e forza.
Giuseppe Zola

 

Al direttore - Complimenti agli scampati dell’orrenda strage che sprezzanti del pericolo continuano a sfanculare i seguaci di Allah. E bravi i nostri giornali che ripubblicano le vignette con tanto di traduzione. Il mondo libero sta dando una lezione a Vauro.
Jori Cherubini

 

Al direttore - Ben al di là delle guerre di religione l’Europa è destinata a diventare, nel tempo, un continente islamico soltanto per banali e prevedibili trend demografici. Siamo popolazioni che invecchiano; i giovani diminuiscono e scelgono volontariamente la sterilità come stile di vita. Sul piano dei rapporti interpersonali trasformiamo in diritti fondamentali le nostre attitudini sessuali. Saranno sempre più gli immigrati a far “girare le macchine” negli opifici e ad assicurare il nostro benessere. Confiniamo con paesi poveri, la cui popolazione è composta in larga maggioranza di giovani. Anche tra i continenti è operante una sorte di legge sui vasi comunicanti. Il pieno è portato a riempire i vuoti. Noi però possiamo consolarci con Keynes. Nel lungo periodo saremo tutti morti.
Giuliano Cazzola

 

Al direttore - Per evitare equivoci. L’Europa non cambia marcia. Si spera, ma la relazione finale del premier è arrivata in un’Aula di Strasburgo quasi vuota. Questa è l’Europa o, meglio, il Parlamento europeo che dovrebbe invece affrontare i problemi dei 28 stati.
Giovanni Attinà