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Disincanto

Il nuovo progetto per Netflix del papà dei Simpson potrebbe funzionare, pure se fantasy

2 Agosto 2017 alle 06:00

Disincanto

Matt Groening (foto LaPresse)

Netflix continua la campagna acquisti. Fregandosene dei veti imposti dai festival cinematografici. C’è sempre il modo di aggirarli – anche Cannes finirà per cedere, esiste pur sempre la possibilità di collocare le produzioni Netflix fuori concorso. Alla Mostra di Venezia è bastato far balenare i nomi di Jane Fonda e Robert Redford: complici un paio di Leoni da assegnare alla carriera, si è subito trovato un posto per “Le nostre anime di notte”, tratto dal romanzo postumo di Kent Haruf che vanta in Italia fan sfegatati.

 

Siamo pronti per la lapidazione: la storia dei vedovi ottantenni che dormono insieme, ma solo per chiacchierare, non è esattamente travolgente. Il regista indiano Ritesh Batra – debuttò con “Lunchbox”, un amore a distanza nato dallo scambio delle schiscette che le mogli di Bombay preparano, e un sistema collaudatissimo consegna ai mariti sul posto di lavoro – dovrà metterci del suo per distanziarsi dal solito film sulle pantere grigie.

 

Incuriosisce invece il progetto di Matt Groening. Animazione, va da sé. L’inventore dei Simpson (29 stagioni e 618 episodi, una magnifica lista di guest star disegnate e in voce, un po’ di stanchezza ci sta dopo tante invenzioni) e di “Futurama” (7 stagioni soltanto, ha chiuso nel 2013, lasciandoci una certa nostalgia per la ciclope Leela, per il robot ubriacone costruito a Tijuana e per l’alieno a forma di aragosta) sta lavorando a una serie intitolata “Disenchantment”.

 

Verrebbe da tradurre “Disincanto”, ma non rende completamente l’idea. L’incanto negato non ha a che fare con le illusioni – e le disillusioni – filosofiche o politiche ma con gli incantesimi, le bacchette magiche, gli orchi, i troll, gli spiritelli e tutta la gentaglia che siamo abituati a trovare nel Medioevo fantasy. Genere che per molto tempo abbiamo detestato, a cominciare dallo Hobbit e proseguendo con il Signore degli Anelli, prima romanzo e poi film (quanto a “Animali fantastici e dove trovarli”, spin off di Harry Potter con il bestiario favolistico trasportato a New York, c’è voluto qualche giorno per riprendersi).

 

Poi c’è stato “Game of Thrones” (intanto la Hbo ha appena subito un attacco informatico, certamente a scopo di ricatto, si trema per le ultime puntate della serie e l’assegno che servirà a risolvere la faccenda). Volendo c’era stato anche l’orco verde di “Shrek”, per dimostrare che mostri e principesse non fanno sempre morire di noia, anche se le elementari sono finite da un pezzo. C’era stato nel 1974 il film “Monty Python e il Sacro Graal”, di Terry Gilliam e Terry Jones, per dimostrare che i secoli bui non necessariamente avanzano con fracasso e senza trama come nel recente “King Arthur”. E c’erano le vignette di “Il Mago Wiz”, traduzione italiana per la striscia di John Hart e Brant Parker. Bastano per dare a Matt Groening una possibilità.

 

Dieci più dieci puntate, in streaming nel 2018, racconteranno le avventure di una principessa che abita nel castello e ama sbronzarsi, accompagnata dal suo demonio personale – Luci, si immagina da Lucifero – e dal suo servizievole elfo. “Morte, vita, sesso e amore” , promette Matt Groening con il tono di chi sta dietro la bancarella di frutta al mercato. E aggiunge: “Più tutte le difficoltà della vita quando sei circondato da idioti”. Una “medieval comedy” che guarda al presente, non è che gli idioti da allora si siano estinti, né danno segno di voler imitare i panda. Sul Medioevo – scozzese, con principessina dai riccioli rossi – si era schiantata pure la Pixar con “Ribelle - The Brave”. Auguriamo a Matt Groening miglior fortuna.

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