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I veli su Quantico

La serie che racconta le reclute dell’Fbi annovera tutto l’elenco di minoranze, e una bella lezione

 

24 Agosto 2016 alle 06:18

I veli su Quantico

Imparare dall’Fbi. L’esercitazione al centro di addestramento di Quantico, Virginia, si chiama “sink or swim”. Non un generico “o la va o la spacca”, proprio o nuoti o affoghi. Le reclute sono schiena contro schiena, ognuna ha i polsi legati dietro con fascette da elettricista – e le fascette della coppia sono intrecciate tra loro. L’esercizio consiste nel buttarsi in piscina, slegarsi entrambi (serve per la collaborazione tra i futuri agenti), riemergere prima possibile. Le ragazze sono in costume olimpionico. I maschi hanno le braghe al ginocchio. La recluta musulmana Nimah ha addosso il burkini.

 

Nessuno sembra farci caso, né tra i colleghi né tra i capi e gli istruttori. La ragazza si libera un attimo dopo, ma non è l’ultima. E comunque se ti vesti a quel modo – con l’hijab che si inzuppa d’acqua – non puoi invocare l’handicap. Infatti non succede. Però nessuno la costringe a scoprire cosce e braccia. Meno che mai in nome della libertà, o dei valori americani. Per garantirli, meglio il giuramento sulla Bibbia e la bandiera. Imparare dal Fbi. Che nella serie “Quantico” – da lì viene la scena in piscina – oltre alla musulmana arruola una ragazza di origine indiana, una bionda campionessa di tiro della Georgia, una latinoamericana, un wasp figlio d’arte (mamma era agente, pure il papà, come la coppia di infiltrati sovietici all’opera in quattro stagioni di “The Americans”: li hanno sposati e fatti figliare, per maggiore credibilità). E un mormome, sfottuto più della recluta con il burkini per i mutandoni lunghi e fuori moda: “Porti il pigiama sotto i pantaloni?” si stupisce il compagno di stanza.

 



 

L’unica ad avere una stanza per sé è la musulmana. Con bagno, mica può usare quello comune, e misto (le divise invece sono unisex, Nimah correda la sua con il velo anche quando fa più flessioni dei maschi). Non è un cedimento. Succede che la vicedirettrice di Quantico – donna e nera, nel caso vi siate chiesti dove siano finire le altre minoranze – ha deciso di tentare un esperimento. Nimah ha infatti una sorella gemella, dalla stanza escono a turni di dodici ore (all’inizio, annodando lo hijiab in maniera diversa, dettaglio che rischia di tradirle). Una donna agente dell’Fbi che sappia perfettamente l’arabo è utile, due gemelle lo sono ancora di più, ogni servizio investigativo o servizio segreto le ha sognate (siccome c’è una donna di potere, subito arriva la battutaccia su Hillary Clinton, ed era un anno fa).

 

I Nat – così si chiamano le reclute – non potrebbero amoreggiare tra loro. In teoria. In pratica della ragazza si incapriccia un giovanotto ebreo, e forse gay, che nota l’hijab ambidestro e gli sbalzi d’umore (una delle gemelle è più incline a dargli corda). Capita però che il giovanotto abbia i suoi segreti. Per esempio, è andato a Gaza nel 2011, quando il visto te lo davano solo i palestinesi. Se entravi senza, avevi bisogno di loro per uscire. Il primo giorno di Accademia aveva fatto combattere le reclute una contro l’altra. L’Fbi ha i dossier con i segreti, loro dovevano scoprire gli altarini dei compagni di corso. Verrà utile per la trama. “Quantico” (showrunner Joshua Safran, la seconda stagione il 25 settembre, da noi era su Fox) comincia con un attentato al Grand Central Terminal, il più grave dopo l’11 settembre. E la soffiata dice: “E’ uno del corso cominciato nove mesi prima”. Nimah la musulmana con il velo non è più sospettata dei suoi compagni di corso. Imparare dall’Fbi, non da Michele Serra che liricamente esalta “lo schiaffo benefico del mare sulla pelle”.

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